Sì, Pertini si sarebbe comportato meglio

Ad una decina di giorni dal 22° anniversario della scomparsa di Sandro Pertini, la grandezza e l’esempio del Presidente della Repubblica più amato dagli italiani vengono nuovamente tirati in ballo, a torto o a ragione, per commentare la decisione di Giorgio Napolitano di non incontrare i sindaci NO TAV della Val di Susa.

Una decisione inspiegabile, visto che il Presidente della Repubblica dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e, in Val di Susa, la maggioranza di quei cittadini è contro il TAV. Motivata, per altro, in modo ridicolo, tirando in ballo le competenze del Capo dello Stato (interpretate in maniera restrittiva questa volta). Il TAV non sarà di competenza del Capo dello Stato, eppure parteggiare per essa e rifiutarsi di incontrare i rappresentanti istituzionali della Valle è decisamente peggio.

Benché chi prenda a citare il compagno Pertini (Grillo) non abbia i titoli per farlo (facendolo, smentisce se stesso quando dice che sono tutti uguali), dice una sacrosanta verità a proposito della differenza di comportamento di Pertini.

Qualcuno dirà: non possiamo sapere come l’avrebbe pensata Pertini sul TAV. Non è troppo vero. Pochi giorni fa Giambattista Scirè su questo blog spiegava come la battaglia NO TAV non sia poi così diversa dalla battaglia pacifista contro gli euromissili a Comiso negli anni ’80. Ebbene, in quell’occasione, Sandro Pertini, da Presidente della Repubblica, provocò non pochi guai al pentapartito con le sue esternazioni al riguardo.

In particolare, venerdì 26 aprile 1982 l’allora Capo dello Stato inviava un telegramma agli organizzatori delle manifestazioni pacifiste annunciando l’altro patrocinato della Presidenza della Repubblica per le stesse. Un impegno talmente grande a fianco dei pacifisti, che oltre alle critiche, l’allora Capo dello Stato entrò in lizza per il Nobel per la Pace, appoggiato ovviamente dai comunisti di Berlinguer.

Tralasciando questo episodio, se Pertini avesse saputo che nei cantieri TAV in Val di Susa lavorano aziende legate ai clan calabresi, sarebbe sceso in prima linea contro l’opera. Senza contare che sarebbe andato a trovare Luca Abbà, perché lui era il Presidente di tutti.

Napolitano invece no. Del resto, ancora ci ricordiamo le firme in calce al Lodo Alfano, allo Scudo Fiscale, al decreto salva-liste, senza contare la moral suasion che nell’ottobre 2010 concesse a Berlusconi più di un mese per fare campagna acquisti e rimanere in sella un altro anno a far danni. Senza dimenticarci le figure barbine sui rimborsi spese quando era deputato europeo (video qui sotto), la battaglia interna contro Berlinguer sulla questione morale e via discorrendo.

Questo è uno dei tanti motivi per cui Napolitano non sarà mai come Pertini. Ma è stata una sua scelta, non nostra. Noi giovani, purtroppo, ci limitiamo a constatare dei fatti. E sarà la storia a darci ragione, aldilà dei trinariciutismi di partito che ancora difendono il Capo dello Stato da qualsiasi critica.

Libero fischio in libero Stato, diceva il compagno Pertini. E fischiare Giorgio Napolitano, con il massimo rispetto per la carica di Presidente della Repubblica, non è ancora reato, Eugenio Scalfari permettendo.

About Pierpaolo Farina

Sono nato nel 1989 a Milano, dove vivo. A vent'anni ho fondato enricoberlinguer.it e a 21 Qualcosa di Sinistra. A 23, dopo la laurea triennale, WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie. Oltre a scrivere e fotografare con Sophie, la mia fedele Canon 6D, mi occupo di comunicazione politica e digitale. Nel 2014 ho pubblicato "Casa per Casa, Strada per Strada", il libro più venduto su Enrico Berlinguer. Sono dottorando in Studi sulla Criminalità Organizzata presso l'Università Statale di Milano.

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3 comments

  1. Anche Pertini nonostante fosse un uomo libero conosceva bene i suoi limiti costituzionali ,avrebbe sicuramente fatto notare al governo questo fatto ma non avrebbe potuto schierarsi contro la tav.Magari avrebbe chiesto di controllare le aziende che partecipavano.

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