L’OCSE promuove la scuola italiana (ma del 2000)

Se anche voi avete avuto un sussulto leggendo il titolone di Repubblica che affermava: «La scuola italiana migliore d’Europa: riduce il gap tra i ricchi e i poveri», potete stare tranquilli: non è quella della Buona Scuola, bensì quella del 2000, precedente cioè ai vari massacri a cui governi di centrodestra e centrosinistra hanno sottoposto l’istruzione italiana.

Lo spiega bene in un articolo sul blog della Rivista Il Mulino Alberto Baccini, che dopo aver sintetizzato il metodo scelto dall’OCSE, precisa:

I risultati dell’indagine Ocse dicono che nel 2000 in Italia le disparità di competenze tra il gruppo dei più avvantaggiati e quello dei meno era da considerarsi come di «medium size» (per questa nomenclatura si veda il rapporto Ocse completo a p. 40). Avete letto bene. Il rapporto Ocse pubblicato ieri si riferisce ai dati del 2000, quando era ministro dell’Istruzione Tullio De Mauro, quando le scuole secondarie inferiori si chiamavano ancora scuole medie e c’era ancora la scuola elementare.

Ma anche mettendo in conto che ci sia stato l’ennesimo errore di valutazione da parte del Ministero dell’Istruzione, che festante con la neo-ministra esultava insieme a un gongolante Matteo Renzi, i dati del 2000 sostengono sì che la scuola italiana registrava un tasso di disparità socio-economico inferiore a Turchia e USA, ma veniva battuta da Austria, Francia, Irlanda, Finlandia, Grecia, Svezia e Norvegia. Quindi anche male interpretando i dati relativi all’anno di riferimento, è pure falsa l’affermazione che la scuola italiana fosse “la migliore d’Europa” in questo campo.

Diciassette anni dopo le varie riforme peggiorative, tutte caratterizzate da paroloni quali “efficienza”, “merito”, “competitività”, “aziendalismo” e tante altre che nascondevano solo le varie tappe di quella rivincita di classe del blocco sociale reazionario che usciva vincente dagli anni ’80 del secolo scorso (e la cui ideologia ha provocato la crisi 2007-2008), francamente sostenere che la scuola italiana riduca il gap tra ricchi e poveri, oltreché falso, è un insulto a tutti quei giovani sfruttati e mal pagati che spesso interrompono gli studi perché non possono permetterseli. E purtroppo sono sempre di più.

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