Ora basta stuprare #Berlinguer

Mi ero ripromesso di passare questo trentennale nel silenzio. Sarà che sono immerso a scrivere la tesi e la cosa mi risultava assai facile, ma è più forte di me, non posso stare zitto di fronte a quello che ho visto e a quello che ci faranno vedere, ne va del rispetto per quello che ho fatto negli ultimi sette anni a difesa della memoria di Enrico Berlinguer.

Anzitutto, comincio ad essere stanco dei berlingueriani spuntati come funghi negli ultimi mesi: e non mi riferisco agli oltre 100mila under-30 iscritti a www.enricoberlinguer.it, ma di quello sparuto gruppo che ha superato i cinquant’anni che improvvisamente si riempie la bocca con il nome di Berlinguer, prendendone quel che gli serve per sostenere la propria inconsistenza politica e intellettuale. Uno completamente a digiuno dell’argomento, a giudicare dalla valanga di estimatori e di esperti che infestano giornali e televisioni, potrebbe addirittura pensare che Berlinguer fosse uno che prendeva il 70% in Italia.

E invece Berlinguer è stato tirato in mezzo alla mischia elettorale per le Europee in maniera volgare e irrispettosa: tutti parlavano di Berlinguer, ma a ben vedere nessuno lo ha messo in pratica. Non lo ha fatto Grillo, che ora andrà a braccetto col neonazista Farage, e non lo ha fatto Renzi, che a braccetto con gente con cui Berlinguer non prendeva manco un caffè ci va da una vita.

Ma al di là delle frequentazioni politiche (ognuno vada con chi vuole) sono i comportamenti che hanno assunto tutti questi ritrovati eredi di Berlinguer a destare scalpore: Renzi fa espellere i senatori dissidenti dalla commissione affari costituzionali, in nome di 11 milioni di voti che ha preso per l’Europa (non per l’Italia) e che sono comunque 1 milione di voti in meno di quelli di Veltroni, un milione e seicentomila in meno di quelli di Berlinguer e 5 milioni in meno di quelli presi dal Pdl di Berlusconi nel 2008.

Quando quest’ultimo ha provato a modificare la Costituzione a colpi di maggioranza il centrosinistra fece le barricate, eppure Berlusconi godeva di un consenso maggiore di quello di Renzi di oggi. Senza contare che questo Parlamento è delegittimato da una sentenza della Corte Costituzionale e che dovrebbe fare solo una cosa: una legge elettorale decente, che riassegni la possibilità agli elettori di scegliere, e poi andare a nuove elezioni (per l’Italia, questa volta). E per modificare la Costituzione, quanto meno ci vorrebbe un’assemblea costituente ad hoc, votata dai cittadini in base alla riforma che la coalizione propone, chiaramente eletta con metodo proporzionale.

Ma passiamo ora a quelli che vaneggiano sui “rubli” presi da Berlinguer da Mosca: a parte che la questione dell’interruzione degli aiuti (erogati con gli appalti dati alle cooperative in Russia e con l’Italturist, quindi, nessuna tangente) fu posta nel maggio 1973 da Berlinguer stesso, che aveva già in mente di rompere con Mosca, ma non poteva farlo subito, per ovvi motivi (non era pronto il partito, non era abbastanza forte lui per vincere l’apparato), va ricordato che Berlinguer proprio per questo subì un attentato a Sofia, nel novembre dello stesso anno e che gli aiuti finirono nel 1976. Lo stesso anno della famosa intervista sul cappello della Nato e un anno prima della “democrazia come valore universale”: Berlinguer, insomma, voleva avere tutte le carte in regola per sfidare l’egemonia sovietica sul comunismo internazionale.

Detto questo, basta con quelli del PD che dicono di essere gli eredi naturali del Compromesso Storico: anzitutto, perché la strategia del compromesso storico fu figlia del golpe cileno e dello stragismo in Italia, in secondo luogo perché fu archiviata dallo stesso Berlinguer nel 1979, che voleva semplicemente legittimare il PCI come attore governativo esattamente come aveva fatto la SPD tra il 1966 e il 1969 con la Gross Koalition. Non voleva fondere PCI e DC, voleva favorire l’alternanza di governo, anche per scardinare il sistema di potere che ha portato all’implosione della Prima Repubblica.

Ed ecco, ancora, il tema della Questione Morale: dall’Expo al Mose, chi ha il coraggio di negarne ancora la centralità? A ben vedere tutti, soprattutto quelli che sostengono come la battaglia più alta di Berlinguer sia stata un semplice ripiegamento settario. E invece no: quando Berlinguer poneva la Questione Morale, lo faceva perché voleva salvare le istituzioni, i partiti di massa e la democrazia. Non stava lavorando settariamente per sé e il suo partito, ma per tutta la Repubblica. Cosa che sia quelli che pongono oggi in maniera strumentale la Questione Morale sia quelli che la sposano, salvo tenersi in casa e al governo impresentabili, non fanno, perché pensano solo a quanto consenso questo porterà.

Ma l’apoteosi dell’indecenza l’abbiamo raggiunta ieri alla Camera, quando a commemorarlo è stato chiamato Enrico Letta, che nel 2007 dichiarò a Sette del Corriere della Sera che tra Craxi e Berlinguer non sapeva chi scegliere, perché non aveva conosciuto di persona nessuno dei due. Lo stesso che dopo aver dichiarato la sua venerazione per Andreotti sin dalla tenera età, dopo la sentenza che lo ha prescritto per concorso esterno in associazione mafiosa lo ha indicato come un modello da seguire ancora più di prima. Non si può commemorare Berlinguer se si commemora Andreotti e non solo per la famosa canzone di Gaber.

Il disegno implicito poi nella mitizzazione che tentano di fare i più, e che noi di enricoberlinguer.it non abbiamo mai fatto, sta proprio nel voler rendere Berlinguer irraggiungibile, facendoci credere che quelli come lui non nasceranno più e quindi noi ci dovremmo accontentare dell’esistente, quindi basta rompere le palle con questo moralismo spicciolo e le menate sull’eguaglianza e la solidarietà sociale: Berlinguer era un mito e, anche qualora non lo fosse, non aveva colto la modernità, quindi è da dimenticare.

E no. Io non ci sto. Berlinguer era un uomo, aveva i suoi pregi e i suoi difetti. Noi non siamo qui a ricordare l’uomo, siamo qui a ricordare l’idea e l’ideale, che ancora oggi sono attuali, a partire dal modo in cui quell’idea e quell’ideale venivano vissuti con l’onestà, la sobrietà e la bellezza dell’impegno che Enrico Berlinguer dimostrò fino a quell’ultimo comizio a Padova.

Lor Signori festeggino il loro risultato elettorale, caccino dalle commissioni chi gli pare, si comportino come i peggiori esempi della nostra Repubblica, ma ci facciano un favore: la smettano di intestarsi la memoria di Enrico Berlinguer, perché ogni volta che lo fanno quella memoria la stuprano e la gettano nel fango. E noi, questo, non siamo più disposti ad accettarlo.

About Pierpaolo Farina

Sono nato nel 1989 a Milano, dove vivo. A vent'anni ho fondato enricoberlinguer.it e a 21 Qualcosa di Sinistra. A 23, dopo la laurea triennale, WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie. Oltre a scrivere e fotografare con Sophie, la mia fedele Canon 6D, mi occupo di comunicazione politica e digitale. Nel 2014 ho pubblicato "Casa per Casa, Strada per Strada", il libro più venduto su Enrico Berlinguer. Sono dottorando in Studi sulla Criminalità Organizzata presso l'Università Statale di Milano.

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