Grillo: “Querelarne alcuni per educarne molti”

Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso, parla di “intimidazioni a cinque stelle”. A ragion veduta, a quanto pare.

Prima che parta il coro: “vi occupate sempre e solo dei cinque stelle” e bla bla bla, prego lor signori di andare a rileggersi la percentuale di articoli sul M5S firmati dal sottoscritto (e dagli altri) e vedranno che sono in una percentuale infinitesimale rispetto agli altri argomenti. Tradotto: se avete obiezioni da fare, fatele nel merito.

Premessa a parte, l’ultimo articolo di Grillo pare al sottoscritto, che pure era un estimatore di Grillo dalla prima ora (per dire, l’anno scorso qua a Milano ho votato i 5 stelle come lista e Pisapia Sindaco), un clamoroso autogol.

Perché? Cari amici del Movimento Cinque Stelle (mi riferisco a quelli che conosco, Mattia Calise in primis): vi sembrano normali frasi del genere?

Il numero dei praticanti di regime è così smisurato che è impossibile rettificare su tutti i siti e blog, denunciare ogni travista, querelare qualunque mentitore professionale che si fa chiamare “politico” o “giornalista“. Per non farsi travolgere è obbligatorio darsi delle priorità e portarne in tribunale solo alcuni per educarne molti. Ed è quello che faranno i miei avvocati. Prima il processo penale, poi quello civile. Conviene. Gli togli un quinto dello stipendio, le proprietà se ne hanno, e doni tutto in beneficenza.

Aiutatemi a ricordare: chi era che diceva che bisognava querelarne alcuni per educarne molti? Che addirittura portò in tribunale non un giornalista e il suo articolo, ma addirittura interi numeri de l’Unità e di altri giornali? Amnesia? Vi aiuto a ricordare: era Silvio Berlusconi.

E’ la strategia intimidatoria che ha sempre portato i politici di professione che Grillo vorrebbe spazzare via a farsi scudo con i propri soldi (Grillo ne ha parecchi) e i propri principi del foro dalla critica dei cittadini. Tu mi critichi? Io ti porto in tribunale, a prescindere dal fatto che esiste l’art.21. Del resto, lo diceva Berlusconi: “La libertà di calunniare non è contemplata in Costituzione.” Poi, anche se di calunnia e diffamazione non si tratta, il giornalista o il cittadino sono avvertiti: 30 anni di processo tra penale e civile che ti costerà fiumi di denaro e così la prossima volta te ne stai zitto. In silenzio. Impara a fare l’indifferente e i caxxi tuoi, insomma.

Ma ancora più grave è la rettifica dei blog: forse Beppe se lo è dimenticato, ma chi la pretendeva era proprio il centrodestra berlusconiano per imbrigliare la rete libera. Insomma, la rete è libera solo se ti dà ragione, altrimenti va imbavagliata?

Come ha commentato Gilioli:

Se Beppe Grillo pensa di essere il primo politico a usare la querela penale e/o la causa civile come strumento di intimidazione verso l’informazione, sbaglia di grosso.

Lo hanno preceduto quasi tutti i leader e i sottoleader di tutte le altre forze politiche – tutte – e qui lo si è più volte notato.

 Insomma, tra Parma che assomiglia sempre più ad una Caporetto dell’efficienza tanto sbandierata dei 5 Stelle e queste sparate di Grillo (che fanno solo male al movimento), la mia domanda è una sola ed è: quand’è che i Favia, i Calise e tutti gli altri giovani capaci e appassionati daranno il foglio di via a Grillo? Perché se si continua così, poi mi potrò sbagliare, gli unici che ci rimettono sono proprio loro.

Un commento su “Grillo: “Querelarne alcuni per educarne molti””

  1. Io ho paragonato Grillo al Bossi e i suoi padani di 20 anni fa, con le loro invettive e gesti volgari, anche un poco a Berl.ni che tutto va bene purche sia quello che dico io!,condivido la tua analisi Pierpaolo.

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