Vergogne leghiste: in Lombardia si festeggia il Carroccio

 

Do ut des. Volete festeggiare il 17 marzo l’Unità d’Italia? E allora noi della Lega dobbiamo avere la nostra festa, il 29 maggio. Quindi uffici chiusi e festa regionale. Parliamo infatti della Lombardia. E tutto questo accade con il benestare della giunta regionale, ricattata in maniera indecente, ma ben felice di mercanteggiare risorse pubbliche finché si può e finché c’è il Celeste (e illegittimo per le firme) Roberto Formigoni. Ultimo esempio, la Villa Reale di Monza, che i ciellini si preparano a svendere a se stessi (o a loro prestanome), privando il popolo italiano di uno degli edifici più antichi e prestigiosi della Lombardia (cose da far rimpiangere i Savoia).

Festeggiare ogni 50 anni la festa d’Italia è un fardello troppo grande per i secessionisti anti-italiani leghisti, a corto di studi classici e delle basilari conoscenze della grammatica italiana (e verrebbe da dire anche della fonetica e dell’educazione, ma lasciamo perdere), così d’ora in avanti, in Lombardia, il 29 maggio si festeggerà la famosa Battaglia di Legnano, dove nell’anno domini 1176 la Lega Lombarda, presieduta da Papa Alessandro III, sconfisse le armate imperiali di Federico Barbarossa.  Che per la Lega significa festeggiare i Comuni contro lo Stato, dimenticandosi però di un particolare: che poi i Comuni riuniti non vinceranno mai più e l’Italia verrà stuprata fino al 1861 da francesi, tedeschi, austriaci, spagnoli e barbari invasori di ogni sorta.

Ma lasciamo perdere la storia, è scritta sui libri, chi vuole (e ne ha le capacità) vada a leggersela. Qui c’è un fatto politico che grida vendetta: l’istituzione di una festa che nulla a che vedere con la storia dello Stato italiano e per pure ragioni propagandistiche-elettorali. A ciò noi Lombardi possiamo rispondere in un unico modo: andando ugualmente a lavorare. E magari, nelle urne, evitando di pensare al proprio interesse, ma a quello generale, cambiare voto e non dare più la fiducia ad una cricca di persone che tutto fanno, tranne che gli interessi del popolo italiano.

 

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