#Renzi fa flop, il vecchio centrosinistra no

Ho iniziato a scrivere questo articolo che ancora non c’era un dato definitivo (erano le 3 del mattino), si andava avanti a proiezioni, che però bene o male sono state confermate dai risultati (non ancora definitivi in molti casi) di stamattina. E anche questo è un dato politico rilevante: la velocità di spoglio in questo Paese è degna di una Repubblica delle Banane. Possibile che, nell’anno del signore 2016, ancora non ci si sia dotati di strumenti un po’ più tecnologici per velocizzare lo spoglio? Su questo dovrebbero ragionare, quando parlano di riforme, di come informatizzare il voto, con un sistema a prova di brogli, si intende, legato alle nuove carte di identità elettroniche (si parla tanto di identità digitale unica, vogliamo metterci qualcuno a lavorarci seriamente sopra?).

Si dovrebbe poi ragionare anche sul dotarsi o meno di un sistema come quello anglosassone per i ballottaggi, dove il Sindaco viene eletto direttamente sommando prime e seconde preferenze degli elettori (si guardi al Sindaco di Londra), con un conseguente risparmio di tempo e soldi per tutti: cittadini, candidati e Stato.

Ma andiamo con ordine: l’affluenza è in calo ovunque. 62,14% contro 67,42% di cinque anni fa. A Milano, dove Sala supera di un soffio Parisi col 41,7%, il dato politico rilevante è che ha votato il 54,6% contro il 67,5% di cinque anni fa (tra le grandi città è quella con l’affluenza più bassa): Pisapia allora era al 48%, Sala e Basilio Rizzo insieme non arrivano a quel risultato. E qualcuno una riflessione seria dovrà pur farla, premettendo che al ballottaggio può succedere di tutto in una situazione di sostanziale parità.

A Torino Fassino, che aveva vinto col 58% al primo turno cinque anni fa, va al ballottaggio col M5S, mentre a Napoli il PD non arriva proprio e a Roma ha rischiato di non arrivarci (e se il centrodestra non si fosse diviso, non ci sarebbe arrivato). Tragicomici Guerini e la Serracchiani che si nascondono dietro i grandi numeri, come era solito fare Bersani e compagni andante di fronte ai veri e propri ceffoni dell’elettorato (cfr Parma nel 2012): come se vincere a Canicattì valesse quanto rischiare di non andare al ballottaggio a Roma. Oltre ad essere fuori dalla realtà, ci si chiede se costoro abbiano lo spessore politico necessario per essere vicesegretari di un “grande partito”, come si definiscono loro: per dettare la linea ai trinariciuti vanno benissimo, ma il vicesegretario dovrebbe essere altra cosa.

L’unico che vince al primo turno col 51,7% è Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, che è anche l’unico sindaco sopravvissuto col centrosinistra vero, quello del 2011, quello che non trattava a pesci in faccia la “sinistra” a suon di #ciaone e puntava a unire e ad allargare la coalizione, senza snaturarne lo spirito. Ovunque il modello del Partito della Nazione, a cui si contrappone la Sinistra dura e pura pronta a conquistare il Palazzo di Inverno, non convince l’elettorato, che o sta a casa o addirittura si riversa sul centrodestra (come a Milano) o sul M5S (come a Roma e a Torino). Per fare un esempio, se si fosse ricandidato Pisapia, i sondaggi lo davano vincente al primo turno con un margine di 20 punti su Parisi: a riprova che innestare corpi estranei nel centrosinistra non paga, anche per via della volatilità dell’elettorato che contraddistingue gli ultimi 15 anni.

Vedremo al ballottaggio, ma quel che è certo è che gli ideologi del partito della Nazione, così come quelli della Sinistra in solitaria, vengono sconfitti: sarebbe ora quindi che il Centrosinistra tornasse a fare il centrosinistra, smettendo di intrallazzare con quel che resta del berlusconismo (Verdini e Alfano, per intenderci) in nome di una realpolitik che non paga, ritrovando la sua vera natura e abbandonando un modo di fare Politica che è estraneo a se stesso, alla sua storia e al suo elettorato. Se si continua con questo andazzo, il risultato sarà uno e uno solo: la migrazione in massa verso altri lidi, il Movimento 5 Stelle anzitutto, che dopo la morte di Casaleggio e il passo a lato di Grillo sta diventando maturo e addirittura credibile per andare al governo non solo di grandi città come Roma e Torino, ma anche del Paese.

Se ne facciano una ragione Lor Signori e i trinariciuti al seguito: il naso, gli elettori, non se lo vogliono turare più. Ne tengano conto al ballottaggio (e alle prossime tornate elettorali).

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

52 commenti

  1. ma non vi viene il dubbio che questo sta complicando il procedere del partito. I risultati che ha raggiunto non sono quelli che va dicendo. La verità è che la percentuale nei comuni che hanno votato il risultato per il PD è inferiore a quello raggiunto da Bersani e dai precdenti segretari. E allora tragga le conseguenze. .

  2. Concordo in tutto con la vostra analisi. Il PD renziano ha una politica di destra. Io, come elettore di sinistra, mai lo voterò e mai voterò personaggi palesemente di destra proposti dal PD. E nemmeno incapaci spocchiosi del PD anche se non renziani, come il sindaco uscente Merola nella mia cittá.

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