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La lezione di stile di Laura Boldrini a Beppe Grillo

di Pierpaolo Farina

Beppe Grillo è tornato nuovamente ad attaccare Laura Boldrini, presidente della Camera, e Piero Grasso, presidente del Senato. Non avendo altro argomento da spendere per ricompattare i suoi, il comico continua ad insistere che siano delle foglie di fico, per altro nominati da Bersani e Vendola, quindi non democraticamente eletti.

Verrebbe da dire, da che pulpito: le espulsioni di Tavolazzi, di Favia e della Salsi sono state decise “democraticamente” da qualcuno? No. I commenti negativi (circa 2500) al suo post in cui minacciava le espulsioni dei senatori dissidenti, sono stati cancellati dopo votazione “democratica”? No. Il regolamento delle parlamentarie a 5 stelle è stato redatto “democraticamente”? No. Idem per il codice di comportamento, il non-statuto e via discorrendo.

Senza contare che Claudio Messora e Daniele Martinelli, responsabili della comunicazione (stesso stipendio dei parlamentari), sono stati “democraticamente eletti”? No, anzi, Martinelli, dopo essere stato trombato già due volte alle elezioni con l’IDV, è stato trombato pure alle parlamentarie (ipse dixit a Gad Lerner).

Ma veniamo ora alla sfida che Beppe Grillo aveva lanciato alla Boldrini e a Grasso, a proposito del dimezzamento del proprio stipendio. Laura Boldrini ha pubblicato sulla sua pagina facebook il documento ufficiale con cui informa il segretario generale della camera che:

  1. intende rinunciare all’uso dell’alloggio di servizio e al rimborso delle spese accessorie di viaggio e telefoniche;
  2. chiede il dimezzamento dell’indennità di funzione e del rimborso spese per l’esercizio del mandato (e ai rimborsi forfettari);

Notare che, ad oggi, non pare essere pervenuta alcuna richiesta in tal senso al Segretario Generale, per quanto riguarda i deputati grillini, che finiranno per percepire, nonostante il dimezzamento annunciato della diaria, comunque più di 11mila euro (contro i 13mila di tutti gli altri deputati).

Ma il bello deve ancora venire. Mentre la presidente della Camera va al Quirinale a piedi (mentre Grillo & co. si sono presentati in furgone nero, vetri oscurati), scorta ridotta all’osso e va alla mensa dei dipendenti di Montecitorio, pagandosi il pranzo per intero, cosa fanno i parlamentari a cinque stelle? Ma certo, vanno al ristorante della Camera, pagando 15 euro, a fronte di oltre 120 euro di pranzo (90 euro a carico dei contribuenti).

Sgamati da Chi e immortalati in un eloquente foto, uno di loro, Adriano Zaccagnini, “confessa” su Facebook e chiede ammenda “Ammetto il mio errore e sono pronto a restituire la parte eccedente del conto, che non ho pagato“. E la scusa è che non sapeva “che in quel ristorante di lusso la quota a carico del deputato è di 15 euro ed il resto del conto, probabilmente 80-90 euro, è a carico dei contribuenti. In totale sono stato a mangiare lì tre volte, a 15 euro a pasto, quello che manca lo pagherò con il mio stipendio, pensavo che in quel ristorante si risparmiasse in confronto a un locale del centro di Roma“.

Ma come? Era uno dei pezzi forti del libro di Stella e Rizzo del 2007! Sbandierato nelle piazze anche dal capo Beppe! Loro non sapevano, poverini…

Di questo fatto, però, sul blog di Grillo non c’è traccia. Nessuna scusa in pubblico, niente di niente. Però continua, imperterrito, ad attaccare Laura Boldrini e Piero Grasso. E del referendum online sulla decisione se fare o meno un governo col PD per cambiare legge elettorale e fare quella sul conflitto di interessi non se ne parla: lo vieta il non-statuto, o meglio, vieta alleanze con altri partiti. Cambiarlo? Per carità: è il Vangelo secondo Casaleggio.

Amen.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

106 commenti

  1. Medica Simone Personalmente sono d’accordo a grandi linee con te, ho solo precisato (come scrivi anche tu se ho ben capito) che il problema non è il partito in quanto tale, ma la sua degenerazione.
    LB

  2. Sì, ma come si suol dire “il lupo cambia il pelo, ma non il vizio”: non sò come si possa credere ancora a chi parla di rinnovamento dopo che è l’ennesima volta che è stato riletto (indipendentemente da quello che ha fatto): la questione è di ristabilire le “regole”; le idee sono un’altra cosa: le idee migliori non appartengono a nessuno e non possono essere personificate…

  3. Stai facendo due discorsi diversi Simone nel senso che vuoi che la teoria sia uguale alla pratica. Una democrazia rappresentativa non può non esistere in una società complessa (quando vuole essere democratica) e questo non dipende dal PD o da Obama o da Lenin, ma dalla natura della società umana. La democrazia diretta esiste parzialmente (ma sempre a voler tirare per il colletto il concetto) in Svizzera, dove però ci sono anche un governo, costruito secondo la cosiddetta “formula magica” e un parlamento. Quindi la pratica è che esistono degli strumenti diretti, che si possono rinnovare e modificare quanto ci piace, ma che devono avere dei limiti: pensa se si decidesse a referendum cosa fare di un assassino o di un ladro, oppure pensa se io oggi decidessi per una legge e domani fossi impegnata e non potessi decidere per un’altra e pensa che ironia se la prima non mi riguardasse direttamente e la seconda invece sì.
    Infine, le “idee migliori” esistono perché tu (o io, non sto parlando di te personalmente) hai deciso che sono “migliori” di altre, ma non perché siano “migliori” in senso assoluto: se mi fai un esempio di “idea universalmente perfetta” ti posso dimostrare che non lo è. Esistono idee simili, esiste una convergenza di idee, esiste il compromesso, ma le idee definiscono sempre l’appartenenza politica e questo indipendentemente da quello che dicono o fanno la Bindi, Cicchitto o Grillo (non a caso molte persone vengono qui a dirci che il programma di Grillo è di sinistra, quindi o sono tonte o destra e sinistra esistono eccome).
    LB

  4. Non mi sono spiegato bene… come dici tu, i limiti ci saranno sempre, ma bisogna distinguere tra ciò che è dispensabile e ciò che non lo è: io non credo a una fanta-democrazia dove tutti voteranno da casa, ma credo in una democrazia più democratica di quella in cui viviamo ora (perché quella in cui viviamo ora non è una democrazia): dal mio punto di vista la mediazione dei partiti, come strutture burocratiche, è dispensabile: è invece indispensabile la figura del rappresentante, ma come “portavoce” (simile alla rappresentanza di tipo medievale). Il rappresentante non è un tuttologo: alla base del progresso umano vi è la specializzazione: perciò le questioni devono essere discusse nel merito: ognuno si può fare un’idea ma non è la stessa cosa di avere sotto occhio la materia di interesse: perciò deve esserci un sistema meritocratico, e non clienterale, che promuova lo sviluppo scientifico, artistico, culturale e contribuisca in attivo al processo “politico” (ma non che aiuta i primi ad arrivare primi: ma che aiuta ad arrivare tutti). Per idee migliori intendo, ad esempio: mettere i pannelli solari sui tetti (non è un’idea di sinistra o di destra); fermare l’austerità perché deprime ancora di più l’economia, un’effetto che si auto-amplifica (c’è lo ha dimostrato il 1929, e lo stiamo vivendo); non costruire grandi opere, perché non sono quelle che rilanciano i consumi, ma forse qualche soldo in più nelle tasche dei cittadini (visto che quei soldi sono pubblici); ecc. Sono constatazioni fatte da esperiti (di sinistra o di destra gli si voglia etichettare). Con idee migliori intendo che ci sono idee che sono trasversali, come la nostra Costituzione, che è stata approvata dalle più disparate forze politiche (tranne quelle reazionarie). Poi che ci siano più idee, BEN VENGA! :) le si giudicherà secondo i criteri per il bene comune. A me preoccupano solo chi le idee non ce le ha proprio, o quelle che ha non le dice in chiaro e tondo, o meglio dice tutto il contrario di tutto. Il processo giudiziario è un’altra cosa, non mi riferivo a quello.

  5. Medica Simone Purtroppo non siamo sulla stessa linea su tutto ma va bene così, è normale (e ti dimostra che non esiste un “bene comune” universalmente riconoscibile, ma tante idee di bene comune). Le grandi opere sono anche le ferrovie – e non solo la TAV, quella è un’opera in particolare – non le butterei via.
    Per esempio siamo tutti (più o meno) d’accordo che l’omofobia è sbagliata, ma io sono per il matrimonio e l’adozione, qualcun altro esclude l’adozione, qualcun altro vuole mantenere il matrimonio per gli etero e dare agli omosessuali i pacs. Qual è l’idea migliore? Tutte e nessuna, ciascuno ha le sue ragioni.
    Anche i pannelli fotovoltaici su tutti i tetti d’Italia hanno pro e contro, ad esempio di chi devono essere a carico? Il bilancio energetico è favorevole? Perché 10 pannelli e non una pala eolica? Se i pannelli di una scuola pubblica producono un surplus energetico l’energia va reimmessa in rete facendo guadagnare la scuola? è etico che un istituto pubblico produca e abbia dei ricavi? E come si usa questo denaro? Voglio dire, non è così semplice, ogni cosa che sembra giusta nasconde sotto altre questioni importanti, molto più labili.
    Sui portavoce temo siamo su due linee diverse e questo perché noi crediamo che destra e sinistra esistano eccome e che esistano idee comuniste, progressiste, socialdemocratiche, liberali, stataliste e via dicendo.
    Sulla meritocrazia a me è difficile immaginarla come la perfetta espressione della società che persegue il bene comune, se ti interessa in proposito c’è un libro di Young (l’ormai anziano parlamentare labourista di corrente progressista che ha coniato il termine) che si intitola “The rise of meritocracy”, ne ho parlato anche qui http://www.qualcosadisinistra.it/2013/03/23/meritocrazia-belle-parole-pochi-fatti-tanta-incostituzionalita/
    Comunque grazie per la pacata dscussione, non se ne vedevano su questa pagina da secoli.
    LB

  6. Son cose su cui bisogna incominciare a discutere, ed è un bene che se ne parli… Comunque di niente! grazie per il suggerimento, a presto! :)

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