Nessuno tocchi MACAO

18:40: dopo le proteste, Pisapia ha deciso di andare all’assemblea di MACAO. Ha dichiarato: “Voi siete una ricchezza, per voi e per noi. In piazza Duomo un anno fa, vi avevo chiesto: “Tiratemi per la giacchetta” se le cose non vanno come devono. E me l’avete tirata.

Visto che serve sempre criticare? Aiuta a crescere e a migliorare. le critiche sono il sale della democrazia. Questo tappa la bocca ai tanti tifosi che ci hanno insultato (giusto quello sanno fare) per aver criticato la giunta per come si è comportata su MACAO. Per fortuna il Sindaco è meglio della tifoseria da stadio che lo segue.

7.12: inizia lo sgombero di MACAO. Tra la cultura e l’arte la giunta arancione ha deciso: palazzinari e cemento. Tremila persone ogni giorno a discutere e a lavorare (altro che i comitati Pisapia con quattro gatti). Adesso si sta svolgendo un’assemblea, con anche Dario Fo (e la polizia ha provato pure a scatenare qualche incidente, provocando… tutto ripreso dalle telecamere del Corriere).

Pisapia si difende dicendo che non avevano strumenti giuridici. Se si fosse affidato alla realpolitik, Pisapia oggi non sarebbe Sindaco di Milano. La Torre Galfa è di proprietà di Ligresti, che è amico del Prefetto, che rappresenta il Governo in città.

Cinque anni fa i lavoratori dell’arte erano stati sgombrati dalla Teca degli Artigiani, demolita per farci due palazzi di lusso.

Oggi, alle 7.12, il vento arancione ha smesso di soffiare. Sempre che abbia iniziato mai a farlo.

Milano torna a far parlare di sé. Per una volta tanto in positivo. Sullo sfondo il marcio delle tangenti, del malaffare, della criminalità organizzata che si espande in maniera capillare, anche grazie agli interessati silenzi di chi l’ha governata fino all’anno scorso e per 17 anni. La casa di Batman sembra un ricordo lontano, eppure fino ad un anno fa questa era Milano.

A Milano da un anno è Sindaco Giuliano Pisapia. Qualcosa è cambiato, ma molto resta da fare (le sacche residue di Berlusconismo, annidate soprattutto a Sinistra, non si estirpano in un anno e, soprattutto, non si estirpano a colpi di ordinanze). A un anno di distanza, però, finalmente su Milano si riaccendono i riflettori di tutto il mondo (sì, persino a New York ne parlano).

MACAO. Così si chiama il nuovo centro per la libera sperimentazione delle arti. I lavoratori dell’arte, alla fame in una città dove la cultura è sempre e solo stata Moda e Design per 30 anni (ovvero, dai tempi del Craxismo), hanno occupato un grattacielo di 31 piani, la Torre Galfa, disabitata da 15 anni.

L’immobile, di proprietà del gruppo Ligresti, è l’emblema della cementificazione selvaggia che a Milano ha imperato per anni per rimpinguare le casse di palazzinari falliti e dei loro amici politici corrotti (e spesso collusi con la ‘ndrangheta): un intero palazzo disabitato, eppure tutto intorno stanno spuntando mega palazzoni, che nella migliore delle ipotesi diventeranno sedi di alberghi di lusso e multinazionali (nella peggiore, vuoti come la Torre Galfa, visto che nessuno ha liquidità tale per permettersi appartamenti da 12mila euro al metro quadrato).

MACAO invece ha fatto rifiorire una zona morta dal punto di vista culturale, organizzando ogni sera eventi di ogni tipo (per conoscerli, basta andare sulla loro pagina facebook). Giovani, parecchi. Creatività al massimo. Divertimento assicurato. A dimostrazione che ci si può divertire anche senza andare a far finta di ballare in discoteca e al contempo imparare qualcosa dalla comunanza di interessi con altre persone.

Il Comune, in evidente imbarazzo, ha invitato gli occupanti a sgomberare. In risposta sono piovute migliaia di firme a sostegno dell’occupazione, a partire da quella di Dario Fo, che quattro giorni fa è andato a trovarli in un’assemblea pubblica, dichiarando:

Ci sono voluti 45 anni per vedere un’altra Palazzina Liberty, ma finalmente qualcosa di straordinario è accaduto. Vorrei avere duecento mani per applaudirvi! Anche a noi dicevano che dovevamo andarcene per evitare incidenti, è la solita scusa… ce lo sentivamo dire anche dalla sinistra perché davamo fastidio, portavamo via degli spazi a qualcuno. Non mollate, il Comune deve aiutarvi, deve capire che è possibile fare qualcosa di diverso in questo palazzo, un catorcio morto, inabitabile e inutile. Stare insieme e lavorare per fare qualcosa che serva a tutti, è già un momento altissimo; significa uscire dalla mediocrità, dallo svuotamento che vedo tutti i giorni per le strade, negli occhi delle persone che non sanno più cosa vuol dire scegliere la propria vita.

Ecco, su MACAO si misurerà, ad un anno di distanza, quanto sia veramente cambiato il vento a Milano. Intanto il collettivo ha diffidato Comune, Questura e Prefettura dall’intervenire in forze (e manganelli) per sgombrarli. Qualcuno dirà che Pisapia non potrebbe fare altrimenti: ricordo che ancora esiste la facoltà di esproprio da parte dei Comuni (che nessuno contesta quando si tratta di espropriare parchi, terreni e pezzi di case dei poveri cristi per riempire il portafoglio dei palazzinari di cui sopra).

Lo dice anche la nostra Costituzione, all’art. 42:

La proprietà è pubblica o privata. […] La proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale.

Se poi il privato è Ligresti, con tutti i diritti di privati poveri cristi che ha calpestato in 50 anni, direi che il dovere di un Sindaco sia solo quello di prenderlo a calci dove non batte il sole… ma il nostro è un signore, e sicuramente saprà trovare modi migliori per difendere una delle cose migliori che siano capitate a Milano negli ultimi 20 anni… dopo la vittoria di Pisapia, of course.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro “Casa per Casa, Strada per Strada”. Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

2 commenti

  1. Gabriele Dicopertino attraverso Facebook

    il palazzo era abbandonato da 15 anni, con il conseguente degrado interno, e nessuna istituzione si è mai interessata fin quando sono stati riqualificati i primi 2 piani ed è diventato un eccellente centro di proposte e di scambi culturali ed artistici, frequentato quotidianamente da 2-3000 persone.
    Mi chiedo se siano i movimenti culturali ad essere diventati pericolosi agli occhi dei governanti!

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