Donna sciolta nell’acido, azzerato il processo per mafia

In un pomeriggio di mezzo autunno, succede che il governo Berlusconi finalmente cade e che in fretta e furia viene nominato un nuovo governo. Succede anche che il giudice che tiene un processo, venga promosso Capo Gabinetto al ministero della Giustizia e, per quell’appello, venga sostituito da una collega. E succede che il processo deve ripartire da zero.

Questa è la storia del processo di Lea Garofalo, moglie di un affiliato alla ‘ndrangheta, Carlo Cosco, (condannato per la Strage di Rozzano), che aveva deciso di testimoniare riguardo le faide fra la sua famiglia e un clan rivale. Per questa testimonianza, nel 2009, dopo aver rinunciato al programma di protezione, viene rapita e sciolta nell’acido. Processo che aveva visto anche la costituzione in parte civile del Comune di Milano, come nuova e inedita sensibilità verso il problema delle infiltrazioni mafiose nella cosa pubblica.

Ora questo processo riparte a zero: i giudici della prima Corte d’assise di Milano, presieduta da Anna Introini che ha sostituito Filippo Grisolia, diventato capo di gabinetto al ministero della Giustizia, hanno deciso di accogliere le istanze della difesa, così da dover ricominciare tutto daccapo. Questo costringerà così anche Denise, la figlia di Lea e Carlo Cosco, costituitasi anche lei parte civile, a ripetere a sua testimonianza contro il padre.

Ma la complicazione principale riguarda, come al solito, i tempi: bisogna arrivare con la sentenza in primo grado entro il prossimo luglio, altrimenti scadranno i termini di custodia cautelare per gli imputati che potranno così essere rilasciati. Nei giorni scorsi si era mobilitata anche Livia Pomodoro, Presidente del tribunale di Milano,affinché non si azzerasse tutto il processo, ma è stato vano: per i legali della difesa, il giudice in camera di consiglio deve essere lo stesso che ha seguito le fasi del dibattimento e ha assunto le prove.  Si ricomincia da zero quindi, con il rammarico e le preoccupazioni del caso se non si dovesse giungere a una sentenza entro luglio.

Commenta con il tuo account Facebook

Giorgio Pittella

Sono nato a Milano un anno e mezzo prima della caduta del Muro di Berlino, da genitori lucani portandomi nell sangue le diverse percezioni della penisola. Da sempre appassionato di politica, vengo insignito del titolo di "sindacalista" sin dalla quinta elementare e "comunista" sin dalle materne, quando le maestre scrutano preoccupate un mio disegno sui funerali di Berlinguer, con falce e martello ben in vista. Ho coniugato la mia passione con i miei studi, iscrivendomi alla Facoltà di Scienze Politiche di Milano, e scrivendo per Qds. Da sempre appassionato di giornalismo, specialmente quello d'inchiesta. Vedo calare drasticamente la mia media voti alle scuole medie dopo un articolo nel giornalino di classe in cui accusavo la prof. di religione di valutare secondo simpatie e antipatie, venendo così meno ai buoni principi cristiani. Tra le mie altre collaborazioni, ho scritto di politica per il sito web di una web-radio e ho scritto per un web-giornale universitario. Sono anche molto appassionato di storia, di filosofia, di arte e di musica e sfegatato tifoso juventino

8 commenti

  1. ma perchè?? possibile che non si possano fare leggi più sensate nel nostro paese??

  2. Rosaria Colica attraverso Facebook

    Fanno di tutto per scoraggiare i pochi che vogliono allontanarsi dalla mafia, i pochi che hanno il coraggio di denunciare e lottare nella voglia di una Vita migliore… Sono complici di un sistema che schiaccia e isola chi vuole cambiare, perché non vogliono cambiamenti solo continuare a delinquere come da tradizione…

  3. Non ho capito: se in giudice muore, o si ammala, o rimane chiuso nell’autolavaggio, si ricomincia tutto da zero?!

  4. Ma come si fa’ ad aver fiducia nella giustizia quando poi leggi ste’ cose……Ma’ :((((((

  5. siamo in Italia, ragazzi!!!!!!!!!!!!!!!! che schifooooooooooooo

  6. questo è il governo degli onesti e degli asettici tecnici. Vergogna

Lascia un Commento