Spiagge pubbliche addio. Con il nuovo decreto allo Sviluppo del governo, le spiagge vengono concesse ai privati per 90 anni a costo zero. Assobalneari ringrazia, il governo si garantisce i voti, tutti contenti? No, ovviamente a rimetterci siamo sempre noi cittadini.

Le spiagge italiane privatizzate per i prossimi 90 anni

Le spiagge italiane, saranno nostre”. Renato Papagni, potente presidente dell’Assobalneari (l’associazione dei gestori dei bagni legata a Confindustria) l’aveva giurato oltre un anno fa in un’intervista contenuta in uno speciale di Report: “Diventeremo proprietari delle spiagge per un secolo grazie al diritto di superficie”.

Detto fatto, è esattamente quello che succederà grazie all’articolo 5 del decreto sullo Sviluppo approvato oggi in Consiglio dei ministri. “Per incrementare l’efficienza del sistema turistico italiano… è introdotto un diritto di superficie avente durata di novanta anni… sulle aree già occupate lungo le coste da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d’uso”.

Con queste righe le nostre spiagge vengono di fatto “vendute” ai titolari degli stabilimenti balneari per quasi un secolo. Poi se ne riparlerà. Uno stratagemma ai limiti dell’incostituzionalità: il diritto di superficie è infatti un diritto molto simile alla proprietà privata oramai in disuso, mentre le spiagge fanno parte del demanio necessario, ossia quella parte del territorio nazionale che non può essere venduta perché patrimonio di tutti.

Con questo stratagemma previsto da Tremonti, però, i potenti sindacati dei balneari italiani, terrorizzati dall’applicazione della direttiva europea sulla libera concorrenza, diventeranno i padroni delle nostre spiagge per i prossimi novant’anni, senza pagare nulla.

Eppure questa norma ci costerà caro: l’Italia è infatti sotto procedura di infrazione comunitaria perché non applica la direttiva Bolkestein, ossia l’obbligo di fare aste pubbliche per assegnare le concessioni demaniali, così come succede in tutta Europa. Secondo la direttiva che l’Italia non ha recepito, tutti possono partecipare e chi offre di più si prende la concessione che, alla scadenza, viene rimessa all’asta, permettendo allo stato di realizzare guadagni proporzionati agli incassi delle attività oltre ad un salutare rinnovo tra i gestori.

Realtà completamente sconosciuta in Italia dove per decenni le concessioni sono state rinnovate automaticamente sempre agli stessi titolari in cambio di canoni ridicoli che accomunano l’Italia dal Nord al Sud: una sorta di Unità balneare a prezzi modici (per i gestori), che fanno incassi record, senza versare nulla allo Stato che è il padrone delle spiagge.

Facendo qualche esempio, a Mondello, la bellissima spiaggia di Palermo, una sola società, l’Immobiliare Italo Belga, controlla quasi tutto l’arenile dal 1911, un secolo esatto: 36mila metri quadri di golfo, sette milioni di euro di incassi e un canone che, nel 2010 era di 45mila euro, senza aver mai partecipato ad un’asta. E di esempi del genere ce ne sono troppi, al limite della legalità (sono molti gli stabilimenti gestiti direttamente dalle mafie).

Qualche esempio europeo? In Spagna, a Formentera, le concessioni vengono rinnovate ogni quattro anni. In Francia, invece, le concessioni per gli stabilimenti balneari vengono concesse per un massimo del 20% della superficie del litorale. Non come in Italia, dove oramai di spiagge pubbliche ce ne sono sempre meno.

Il nuovo provvedimento del Consiglio dei Ministri, che prevede una drastica semplificazione nelle autorizzazioni per realizzare nuovi porti e la creazione di distretti turistico-alberghieri con zone “a burocrazia zero”, piace alle mafie che nell’edilizia hanno i loro principali interessi, piace ai palazzinari perché possono lucrarci a costo zero, piace agli stabilimenti balneari esistenti perché gli permette di ladrare sulle vacanze degli italiani. E a pagare, come al solito, siamo sempre noi cittadini.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

25 commenti

  1. Adesso si prendono le spiagge poi l’acqua poi laria e poi anche le mogli sti bastardi.

  2. Non mettono, dicono, le mani in tasca. Ma se ci derubano di tutto, pure del paesaggio e del suolo, come dobbiamo considerarli se non ladri e rapinatori?

  3. Fatene quante ne volete, ma se “qualcuno”, un giorno, vi romperà anche le orecchie, dopo non lamentatevi…

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