Il solito dilemma italiano
Ci risiamo. Ecco che si presenta finalmente l’ennesima occasione per scalzare Mr B da quella poltrona alla quale si è eccessivamente affezionato in questi ultimi 15 anni. L’unico problema che … Leggi tutto
Ci risiamo. Ecco che si presenta finalmente l’ennesima occasione per scalzare Mr B da quella poltrona alla quale si è eccessivamente affezionato in questi ultimi 15 anni. L’unico problema che … Leggi tutto
Come diceva Enrico Berlinguer: “La Sinistra non vive e non vince senza valori ideali.” E difatti la Sinistra è morta e non vince proprio perché questi ideali vengono continuamente tirati in ballo ad ogni elezione per raccattare voti, ma poi nella pratica quotidiana vengono immolati sul sacro altare della real-politik.
Gente come Calearo, Razzi, Scilipoti, Cesario, Villari, non sarebbero mai stati eletti, così come l’infinita schiera di trombati e servi zelanti (nella migliore delle ipotesi) che passano da destra a sinistra senza mantenere un minimo di coerenza tra ideali e comportamenti e tra parole e fatti. E poi dicono che c’è l’anti-politica.
“No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere.” (Giacomo Ulivi, partigiano, assassinato a 19 anni dai fascisti a Modena)
Il sindaco di Firenze giustifica il suo incontro segreto con Berlusconi dicendo che lui è oltre le ideologie. Ma confondere il nuovismo con il nuovo e dimenticare il passato significa scavarsi la fossa da soli.
“Il ritorno di Prodi”, vissuto dalle parti di Roma come una sorta di miracolo politico, non è solo il ritorno sulla scena politica e istituzionale italiana del fondatore dell’Ulivo e quindi del PD, ma è anche la definitiva certezza dell’abbandono di ogni velleità legata all’autosufficienza e alla vocazione maggioritaria, nonchè di ogni tentazione neo-centrista. E con lui in pista per il Quirinale, c’è speranza di evitare all’Italia un Presidente della Repubblica come Silvio Berlusconi.