Ha vinto il NO, ora torniamo ai veri problemi degli Italiani?

Ogni dieci anni ci riprovano. Ogni dieci anni prendono una sonora scoppola, che ci ricorda come i miti classici e il concetto di ùbris (ὕβρις), cioè dell’arroganza di sentirsi invincibili come gli Dei dell’Olimpo, dovrebbero essere ben studiati da chi vuol far politica.

Ha vinto il NO, che significa in sostanza che ha vinto la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista. Ora speriamo abbiano capito la lezione e a nessuno di loro venga più in mente di provare a cambiare la carta fondamentale della Repubblica a colpi di maggioranza.

Dove loro, badate bene, non ha nulla a che vedere con le divisioni partitiche che ben conosciamo, dato che parte di quelli che negli ultimi mesi hanno fatto campagna per il NO, dieci anni fa ci magnificava le virtù di quell’obbrobrio di riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi e soci, ahinoi ancora in politica nonostante le promesse di sparire.

Per “Loro” intendo precisamente quel pezzo di classe dominante, con servi al seguito, che non ha mai sopportato la nostra Carta costituzionale e che negli ultimi 80 anni ha fatto di tutto per impedire che venisse realmente attuata. Sono quelli che si sono inventati la strategia della tensione, che sono dietro a tutti i misteri d’Italia e che ogni volta che spira un timido vento di progresso in questo Paese, fanno di tutto per lasciarlo nella palude dove ci hanno condotto prima 50 anni di Democrazia Cristiana, poi 20 anni di berlusconismo e ora 10 anni di tecnocrazia liberista.

Non si riforma la Costituzione a colpi di maggioranza

Purtroppo, due volte il colpo di mano è riuscito: prima con la riforma del Titolo V nel 2001, ultimo frutto avvelenato della Bicamerale D’Alema, approvato con un’affluenza del 34%, e poi col taglio del numero dei parlamentari nel 2020, in nome di una ipotetica riduzione dei costi della politica che non c’è stata (ma ha contribuito a far funzionare peggio il Parlamento, oltre a realizzare un pezzo del programma di Gelli).

Prima ancora, senza passare da un referendum perché erano d’accordo tutti, l’abolizione delle Province voluta dalla legge Delrio, che ha solo cancellato l’elettività delle stesse, facendo funzionare i nuovi consorzi o pseudo-province peggio di prima, con moltiplicazione di costi e sprechi. Per non parlare del pareggio di bilancio in Costituzione, nel 2012, altra norma su cui votarono tutti compatti, per impedire ai cittadini di esprimersi.

Come vedete, di danni il c.d. “centrosinistra” ne ha prodotti, tanti quanti ne avrebbero prodotte le riforme del centrodestra. A riprova che non è un problema di schieramenti, ma di cultura politica. Ed è contro quella cultura politica che adotta come dogma inviolabile un sistema economico che sta distruggendo il pianeta che una Sinistra degna di questo nome deve combattere, se veramente si vuole cambiare qualcosa.

Ha vinto il NO, andiamo avanti

Al netto della gioia di aver fermato l’ennesimo colpo di mano nell’interesse dei “Loro”, c’è poco tempo per i festeggiamenti. Non credo sia utile invocare dimissioni del Governo, né fare analogie con quanto detto o fatto da Renzi dieci anni fa (fu lui a vincolare la sua permanenza in politica alla vittoria): c’è ancora un anno e mezzo di legislatura, e politicamente parlando ora sta all’opposizione sfruttare il momento favorevole per proporre tutta una serie di proposte che, se anche bocciate dalla maggioranza, andranno poi a comporre il programma del 2027.

A partire da una proposta di legge per rendere permanente il voto dei fuorisede, nonché una per riformare il voto all’estero, limitandolo solo per i residenti nei paesi membri dell’Unione Europea, ad esempio. Oltre ad abolire tutte le leggi liberticide approvate in nome della sicurezza, nonché quelle che favoriscono oggettivamente mafie e corruzione in nome della “sburocratizzazione” (sacrosanta, ma mai che venga fatta in maniera da facilitare la vita ai cittadini e alle imprese). Per non parlare poi di sanità pubblica, trasporti, scuola, università, costo dell’energia.

Sono altri i problemi degli Italiani, non certo se giudice e pm possono accedere in magistratura passando dallo stesso concorso. Cosa che per altro possono sempre fare con legge ordinaria, senza dover bloccare un paese in una campagna referendaria estenuante, fatta a colpi di bugie e fake news.

Poi sta anche a noi riprenderci i nostri spazi per tornare ad immaginare una società diversa: perché il voto di ieri, soprattutto il voto giovanile, ci dice che i Millennials e la Gen Z, e quelle successive, non si accontentano più di proposte di aggiustamento dell’esistente

I vari Picierno, Delrio, Renzi e compagnia cantante, sempre dalla parte sbagliata della Storia, ne prendano atto e cambino coalizione, visto che sistematicamente portano avanti idee e interessi di quei “Loro” che con gli ideali della Sinistra non hanno niente a che fare.

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