I batteri politici che dobbiamo combattere

 Guido Dorso, a proposito di responsabilità politica[1], trasferiva in ambito politico una scoperta scientifica fatta in campo medico negli anni ’20 da un ricercatore americano, il quale scoprì che molte delle infezioni derivavano da malattie dentarie ed alveolari. I batteri, infatti, dopo essere penetrati nella circolazione sanguigna, finivano per contagiare altre parti del corpo, provocando malattie spesso mortali.

Allo stesso modo, spiegava Dorso, vi sono dei batteri politici che inquinano le istituzioni e ne mettono a repentaglio l’esistenza.

Il principale focolaio di batteri politici sarebbe il Mezzogiorno, a causa della sua immaturità politica, della sua struttura fortemente arretrata e per l’incapacità di reagire ad ogni stimolo della modernità. A proposito dell’homo politicus che negli anni ’40 stava emergendo dalle ceneri del fascismo, Dorso sostiene che è sempre «lo stesso tipo di politicante caratterizzato dal suo profondo disprezzo per la massa, sostanzialmente privo di vera cultura politica e gonfio di imparaticci, un tempo di filosofia positivistica ora di filosofia crociana […] specializzato nel far carriera politica, nel camuffarsi e trasformarsi continuamente, e soprattutto perché eccelle nell’assaltare le diligenze governative.»

Da profeta inascoltato, Dorso attaccava nello stesso articolo anche i partiti italiani che avevano trasformato il Mezzogiorno in una colonia elettorale buona per fare il pieno di voti, salvo poi abbandonarlo una volta occupato il potere a Roma. E si rammaricava del fatto che il “momento storico favorevole” non era stato sfruttato per affrontare le grandi questioni strutturali politiche che possono essere affrontate e risolte solo «in quelle occasioni storiche che hanno il torto di verificarsi ogni mezzo secolo.»

La sensazione è che anche oggi siamo di fronte ad un’occasione storica che stiamo sprecando. L’ultima, molto probabilmente. A furia di rincorrere facili demagogie e populismi (buoni solo per far pubblicità a questo o a quell’altro politicante da due soldi), di insistere con vecchie ricette che hanno dimostrato di non funzionare (il famoso allargamento al centro che poi porta al governo coalizioni rissose che non combinano una beneamata mazza), si è perso il vero obiettivo che la Sinistra dovrebbe avere: migliorare le condizioni di vita degli ultimi, dei diseredati, degli svantaggiati, dei poveri.

Qui invece siamo di fronte a partiti oramai alla canna del gas che non sanno come risollevarsi (e dire che è semplice: basterebbe rifondare la politica affrontando la Questione Morale), facce apparentemente nuove che poi nelle segrete stanze si comportano esattamente come quelle vecchie, comici che gestiscono partiti come il proprio giocattolino, sfruttando la buona fede e l’indignazione di migliaia di persone… e in tutto ciò c’è l’Italia, che affonda governata da tecnici che più politici non si può.

E’ così difficile affermare l’eterna attualità della Questione Morale e affrontarla facendo piazza pulita di corrotti, collusi, impresentabili e voltagabbana? Forse Bersani non ha capito che le elezioni non si vincono con i bilancini elettorali, ma con la credibilità che danno la coerenza tra parole e fatti e la sincerità dei propri intenti.

Enrico Berlinguer era convinto che dietro ad ogni scelta politica dovesse esserci una scelta morale coerente con i propri ideali. Qui stanno smantellando lo Stato sociale e ci dite che dobbiamo star tranquilli? Forse è giunto il momento di prendere dosi massicce di antibiotici e di sviluppare robusti anticorpi contro questi batteri che infettano la vita pubblica italiana.

E il miglior anticorpo possibile è l’onestà personale applicata in ogni ambito della propria vita. Non possiamo aspettarcelo da chi è oggi in carica e ha una concezione “privatistica” della politica (o, peggio, tecnicistica), dobbiamo essere noi giovani ad esercitarla, facendo tornare ad essere senso comune gli ideali di pace, democrazia, solidarietà e lotta ai privilegi in cui crediamo.

L’occasione, di fronte al Palazzo che brucia, è storica: non lasciamo che il Cavaliere nero di turno ce la scippi, assieme al nostro futuro.



[1] Guido Dorso, L’occasione storica, Roma, Laterza, 1986, p.158 – Responsabilità storica, dal quotidiano l’Azione di Napoli, 1° dicembre 1945.