Bersa’, ritenta, sarai più fortunato

Pierluigi Bersani e il PD avanzano una nuova proposta. E perdono l’ennesima occasione di dare un segnale forte. O, quantomeno, di rimanersene zitti.

E’ successo il 24 aprile, in occasione del comunicato-pastone emesso dalla segreteria dei democratici: si comincia con un breve accenno all’importanza del 25 aprile e della Liberazione (e questo è legittimo, anzi, direi doveroso!) definendosi come “il partito della liberazione, della Costituzione e della ricostruzione civile e democratica dell’Italia”, passando poi ad elencare i frutti del loro impegno contro il populismo berlusconiano, quali ad esempio i risultati delle amministrative 2011, i referendum del giugno passato e la caduta del governo Berlusconi (suvvia, non fate quella faccia, loro ne sono convinti sul serio, poveretti!).
Il comunicato entra poi nel vivo, concentrandosi sul tema del momento, ovvero i rimborsi elettorali ai partiti, alias il finanziamento pubblico.

La proposta di riforma del PD si basa su quattro punti: 

  1. Bilanci dei partiti certificati da società esterne, controllati dalla Corte dei Conti e pubblicati su internet.
  2. Tetti più stringenti per le spese elettorali, non riferibili solamente al periodo immediatamente precedente al voto.
  3. Dimezzamento complessivo da subito dell’ammontare del finanziamento pubblico, costruendo un sistema basato su due pilastri, secondo il modello tedesco:
    1. Un contributo fisso, relativo al numero dei voti.
    2. Un’agevolazione o una compartecipazione pubblica commisurata in base all’entità del finanziamento privato raccolto da ciascun partito.
  4. Finanziamento privato consentito solo per somme contenute e reso trasparente.

(http://www.pdmilano.net/new/images/stories/Documenti/Bersani_25_aprile.pdf)

Pur ammettendo che si tratterebbe di un passo avanti rispetto alla legge attuale che regala, letteralmente regala milioni di euro ai partiti, pare abbastanza ovvio che non è sufficiente. E non è sufficiente, in primo luogo, per un fatto semplicissimo: “rimborso” non significa “donazione”, “premio”, “regalo”, “vincita alla lotteria”, significa “rimborso”!

Come tutti sappiamo, a seguito del referendum del 1993, il finanziamento ai partiti è stato abolito, anche sull’onda emotiva di Mani Pulite e di tutto ciò che ne è seguito, ma questo non ha impedito ai partiti di ottenere pesanti introiti per sostenere (teoricamente) le spese elettorali, istituendo e poi accrescendo a dismisura il rimborso.

Ora, se un qualsiasi lavoratore ha diritto ad un rimborso, significa che gli verranno ridati pari pari i soldi versati nello svolgimento del suo lavoro: spendo 400€ perché devo trascorrere un weekend fuori? La mia azienda mi rimborserà 400€. Non di più, non di meno. Perché, dunque, ad un partito che spende 1 milione di euro, dovrebbero esserne rimborsati 2,5, 10 o 100?

Sul lato opposto, c’è chi ora, molto populisticamente, propone di eliminare completamente i finanziamenti pubblici e lasciare che la politica sia fatta esclusivamente con i soldi dei privati: soluzione altrettanto catastrofica. Un partito che si sostiene con denaro privato non sarà obbligato a rispondere ai suoi elettori, bensì ai suoi finanziatori, il che comporterebbe un’ulteriore degenerazione di questa già marcia politica italiana, con il rischio di tornare ai partiti di notabili del XIX secolo, con ricchi imprenditori che si alleano e si scontrano solo e soltanto sulla base dei loro interessi del momento, senza nemmeno fingere di curarsi dei veri problemi in cui il Paese annaspa.

E tutto questo parlare del finanziamento pubblico, tutti questi scandali che giorno dopo giorno azzoppano la nostra politica non fanno altro che rafforzare il governo Monti, distogliendo l’attenzione dalla drammatica situazione economica in cui ci troviamo, tanto da far dire al premier che lui può contare sul consenso popolare, a differenza dei partiti.

Questa proposta di Bersani, in conclusione, non è altro che uno specchietto per le allodole. Un palliativo, una mossa per tranquillizzare un elettorato scontento, ma allo stesso tempo non rinunciare alla “paccata” di soldi ottenuti tramite i finanziamenti.
Il PD sta perdendo occasione dopo occasione di proporsi quale alternativa credibile, “bazzica”, ma non agisce, e questa proposta di riforma del sistema dei rimborsi non fa eccezione.

Bersa’, ritenta, sarai più fortunato.