Da Stanford un nuovo pannello fotovoltaico

Buone notizie nel campo dello sviluppo del fotovoltaico arrivano direttamente dagli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dalla rivista Science Daily, una professoressa di chimica della facoltà di ingegneria della Stanford University,  Stacey Bent, e il suo team di giovani studenti avrebbe scoperto come rendere tre volte più efficiente i pannelli fotovoltaici. Da due anni la Bent lavora sullo sviluppo di un nuovo pannello fotovoltaico, per cercare di renderlo più efficiente. Secondo quanto sostenuto dalla stessa, la scoperta sarebbe stata raggiunta quasi per caso aggiungendo uno strato molto sottile, nell’ordine dei nanometri, di materiale organico sopra il nuovo tipo di pannello fotovoltaico detto a punti quantici (quantic dots). È ora allo studio quali materiali organici potrebbero favorire meglio di altri lo sviluppo di pannelli solari più efficienti.

Se questa ricerca porterà i risultati annunciati ci potrebbe essere sicuramente un ulteriore incentivo al passaggio al fotovoltaico, a scapito dei vecchi combustibili fossili. Quello che infatti fino ad ora ha frenato lo sfruttamento dell’energia solare per la produzione di energia elettrica è stato soprattutto l’alto costo della tecnologia rapportato all’energia prodotta. Ora, oltre ad una riduzione nel costo della tecnologia, quella a punti quantici sembrerebbe infatti di per sé a minor costo di produzione rispetto a quella attuale, si potrebbe ottenere risultati stupefacenti per quanto riguarda l’efficienza, aumentando la percentuale sfruttabile di energia che ogni giorno il sole manda verso la Terra.

La scienza e la tecnologia fanno passi da gigante. Ma se le nuove invenzioni continueranno a rimanere più costose delle vecchie a parità di benefici (mentre solo ultimamente vengono considerati nel bilancio anche i danni prodotti) l’utilizzo di queste sarà sempre rinviato alle logiche di mercato, qualora non sia lo Stato ad incentivarne l’utilizzo, in un’ottica diversa da quella del puro beneficio economico, intervenendo sui costi. Ed è anche per questo che questa nuova invenzione fa ben sperare per il futuro.

 

19 commenti su “Da Stanford un nuovo pannello fotovoltaico”

  1. Troppi interessi hanno i signori che in italia stanno con Berlusca, che vogliono mantenere petrolio gas e nucleare, ecco perché in un paese come l’Italia dove abbiamo quasi tutto l’anno il sole, non si vuole l’eolico e il solare, per l’inquinamento chi se ne frega, e meno male che muoiono anche gli accaparratori, e già così c’è povertà, figuriamoci se non crepavano, ci ammazzavano tutti.

  2. In Italia, swtrano a dirsi, per motivi che tutti sanno e che il solo governo fa finta di ignorare, si penalizzano le installazioni rimandando le decisioni sugli incentivi da corrispondere, a giugno anche per quelle già effettuate. Come ultima ratio bisognerà scendere in piazza e contribuire a defenestrare il rais bunga-bunga. Avanti popolo……..

  3. all’Università di Lecce furono creati dei pannelli che anzichè essere fatti in silicio erano costruiti con materie plastiche…questo significava poterli smaltire nella normale differenziata, ma soprattutto sormonatare l’enorme str0nz@t@ secondo la quale il fotovoltaico sarebbe “antiecologico” nel momento dello smaltimento (e tutta l’immondizia sepolta nelle cave per decenni?) comunque le risorse ci sono, ma la volontà dei governi a fare a meno dei petroldollari no

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