#GuerraSociale!

Siamo in guerra. In piena guerra. Una guerra sociale. E tutti hanno imbracciato le armi, ma contro il nemico sbagliato.

Non starò qui ad utilizzare la solita retorica, seppur vera, della guerra fra gli ultimi, del fatto che ci stanno mettendo gli uni contro gli altri mentre il portafogli di certa gente continua ad ingrassare. No, non lo farò, per il semplice motivo che tutto questo lo sappiamo, e lo sappiamo fin troppo bene. Lo sappiamo noi, lo sa chi, pieno di odio, farebbe morire annegati migliaia di immigrati, chi li lincerebbe in piazza, e chi rimpiange un’epoca, come quella del fascismo, che non ha mai vissuto.

Ma allora perché? Perché continuare con questa disumanità?

La risposta è semplice: perché è più comodo. È più semplice urlare il proprio odio verso chi è debole piuttosto che urlarlo verso chi sfrutta la propria potenza economia per aumentare le disuguaglianze tra il popolo. È più semplice sentirsi forti con i deboli e deboli con i forti.

È più comodo prendersela con chi occupa edifici, invece di prendersela con quel sistema che permette che uomini e donne dormano in mezzo alla strada mentre interi palazzi sono abbandonati.

Perché è più comodo trovare un capro espiatorio piuttosto che una soluzione. Perché trovare una soluzione significa pensare, informarsi, capire in che società viviamo e verso quale società stiamo andando. E questo, invece, semplice non lo è affatto. È più comodo voltare la testa dall’altra parte. È scomodo, invece, provare a pensare che viviamo in una società in cui i capitali sono liberi di muoversi a loro piacimento, alla ricerca del sistema fiscale a loro più conveniente, senza barriere, mentre questa libertà viene negata a degli esseri umani, alla ricerca di un futuro.

È scomodo pensare che tentino di separarci (e in larga parte ci sono già riusciti), di distruggere anche il più pallido ricordo del concetto di classe. Perché se ti tolgono l’identità, il senso di appartenenza ad un gruppo, tolgono forza al tuo peso democratico, perché non esiste più un fronte comune che faccia valere le proprie ragioni e i propri interessi. Ed è in questo senso di smarrimento sociale che l’unica cosa a cui molti si aggrappano e che da senso di appartenenza è l’identità nazionale, che si manifesta però con l’acutizzarsi del razzismo, della xenofobia e l’apologia del fascismo. Identità nazionale e razzismo, cose che fanno comodo ai padroni, alle aziende, alle lobby e ai governi , perché non ha pretese economiche, non richiede diritti e distoglie l’attenzione rivolgendola verso un nemico che scelgono per noi di volta in volta.

Questa, alla luce di tutto ciò, non è una vera guerra sociale nel senso proprio del termine. È sociale nel senso che è una guerra che la società attuale ha deciso per noi. Ma noi non ci stiamo. Noi, le armi, non le prenderemo contro gli ultimi della terra.

Le storie sono asce di guerra da disseppellire”, leggevo in un libro del collettivo ‘Wu Ming’.  È ora di disseppellire la nostra, di storia. Fatta di diritti, di umanità, di solidarietà e di giustizia sociale.

Recuperiamo la nostra identità. Vi prometto che noi continueremo a resistere.

 

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Antonino Roseto

1 Commento

  1. Uccidiamo i cattivi maestri! (Non fisicamente) eliminiamoli dal potere, dalle scelte fatte sulla pelle degli uomini, non facciamoci più sfruttare e non sfruttiamo, uccidiamo il pensiero del “ho quindi sono” e non ci saranno più palazzi vuoti ed anime a dormire per strada.

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