Caro compagno ti scrivo… I cento anni di Pietro #Ingrao

Se parliamo di fare il possibile, sono capaci tutti. Il compito della politica è pensare l’impossibile. Solo se pensi l’impossibile hai la misura di quello che puoi cambiare.

(Pietro Ingrao)

Caro compagno Ingrao…

mi prendo la licenza di chiamarti come si faceva ai tempi del PCI, nonostante io non abbia fatto parte di quella storia, sono nato dopo la sua fine. Quando si sente dei cent’anni di un individuo, il primo pensiero va sempre all’anno di nascita. 1915, 30 Marzo 1915. La completa unità d’Italia si era conclusa da meno di mezzo secolo e in Europa infuriava la Grande Guerra. E tu Pietro, eri lì. Sono anni che  quelli della mia generazione hanno studiato sui testi di  storia in quinta liceo. Talmente lontani da noi che i loro protagonisti ci sembrano più i personaggi di un libro, che persone reali. Ce li descrivono, possiamo immaginarli, magari provare a capirli, ma mai conoscerli. Nella nostra mente, Lenin che entra nel Palazzo d’Inverno è forse diverso da Agamennone che entra a Troia?

Così immaginiamo la tua vita Pietro, come un bellissimo libro. Tu eri lì quando Gramsci scriveva i Quaderni Dal Carcere, quando Matteotti veniva assassinato. Hai conosciuto Pilo Albertelli, nel cui mito, noi studenti del liceo a lui dedicato a Roma, siamo cresciuti. Intere giovani generazioni della sinistra hanno vissuto nel mito della vostra resistenza. E quel 25 aprile che noi ancora festeggiamo, tu eri lì, come gli altri, a scrivere quella storia che  adesso ci troviamo a studiare. E talvolta proviamo ad immergerci con la fantasia in questa realtà così lontana, come da piccoli facevamo con i libri di fiabe. Solo per avere la possibilità, per un secondo, un solo secondo, di scorgere Togliatti che esce dallo studio del segretario a Botteghe Oscure, o  Berlinguer che si affaccia al balcone con quelle famose parole in bocca: “Un italiano su tre vota comunista“.

Ma leggendo il nostro libro con gli occhi della realtà, non possiamo che trasalire. Quando fu  difficile, doloroso e talvolta frustrante,  essere stato Pietro Ingrao? Ma anche quanto appassionante. Cosa può desiderare un uomo più che vivere e costruire il proprio sogno di un’esistenza diversa? E quale dolore più spietato che perdere quel sogno con la caduta di un muro. Ma nonostante ciò, tutto questo è stato importante. Al punto che, oggi, giovani come noi guardano a quel sogno con nostalgia, senza mai averlo vissuto. Qualora un giovane pensatore, spaventato e demoralizzato dall’immanenza della realtà attuale, voglia cedere al conformismo della quotidiana sopravvivenza, su di lui soggiunge l’ombra del grande Pietro Ingrao. E il sussurro dell’uomo che voleva la luna può farsi nuovamente monito. –Non mi avete convinto-.

Sono uomini come te, caro Pietro, che rendono i nostri libri interessanti. Quei personaggi carichi di una fascinosa energia che sembra poter provenire solo dalla mano dello scrittore. E loro, come spettri grigi, combattono strenuamente per tutta la storia, senza mai perdersi, senza mai dimenticarsi chi sono, da dove vengono, e dove stanno andando. Magari  alla fine non vincono, è vero. Ma è solo grazie a loro che quel finale,  letto  con il fiato sospeso, non è stato scontato.

Ti auguro, sinceramente, un buon centesimo compleanno.

Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.

Bertolt Brecht

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