Il manganello della libertà d’espressione

Non bastavano attentati in tutto il Medio Oriente a seguito dell’uscita del film “L”innocenza dei mussulmani“: il focolaio del fondamentalismo islamico viene ravvivato dalla pubblicazione da parte del giornale francese Charlie Hedbo di questa vignetta satirica su Maometto.

E ora tutta la Francia è in allerta, si prevede un weekend molto caldo, iniziando proprio da oggi, con la preghiera del Venerdì.
Qualche parente di Feltri potrebbe pensare che proprio qui in Francia, dove il multiculturalismo è ormai un traguardo ben raggiunto e consolidato, dove per di più c’è un socialista come Hollande, si lasci tanto spazio alla minoranza (si fa per dire!) mussulmana. Si potrebbe ad esempio pensare che nel weekend piazze, strade e boulevards saranno chiusi al traffico, per permettere ai vari cortei di protesta di attraversare la città.
Niente di più falso!

E’ stata categoricamente vietata ogni manifestazione.
E il motivo è tanto semplice quanto efficace: si tratterebbe di manifestazioni contro la libertà d’espressione.
E a partire dal Primo Ministro Jean-Marc Ayrault fino al Ministro dell’Educazione Vincent Peillon, la linea è chiara è netta: la libertà d’espressione è uno dei valori portanti della democrazia e dev’essere difeso sempre, a maggior ragione quando c’è una minaccia reale.
Quindi è stata vietata ogni forma di manifestazione di protesta, senza deroghe.
Ma in una nazione dove c’è una fortissima presenza mussulmana, questa è una scelta forte, che ha già scatenato tanta irritazione e protesta.

Ma l’intransigenza passa dalle parole ai fatti.
Nei pressi dell’Istituto del Mondo Arabo e della Grande Moschea di Parigi ho potuto vedere con i miei occhi interi isolati occupati da furgoni dalla polizia francese straripanti di agenti antisommossa. Alle fermate della metro, sui bus, nei parchi pubblici (rigorosamente chiusi) uniformi, scudi di plastica, manganelli, pistole.

Mi hanno sempre messo in soggezione tali dispiegamenti di forze armate, soprattutto quando “accompagnano” eventi pubblici. Eppure questa volta ho la sensazione che le forze dell’ordine, difendendo il principio di libertà di espressione, stiano veramente svolgendo il loro ruolo, visto che in quel momento rappresentano l’intera nazione che si batte per un valore.
E non venitemi a parlare di intolleranza e razzismo.
Nessuno ha farneticato a proposito di “invasioni mussulmane in Europa” o “Europa bianca e cristiana”. Le manifestazioni sono viste come un attacco alla libertà d’espressione e per questo sono state vietate.

Al momento è impossibile prevedere cosa succederà, ma gli scontri sembrano inevitabili.

Ma a questo punto mi chiedo: sin dove deve arrivare la difesa dei principi e dei valori?
Sia pure per cause nobili, siamo disposti come società civile ad accettare l’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine?
Sono da pochi giorni in Francia, ma le scene di oggi mi hanno segnato: c’è chi manifesta contro la libertà d’espressione e c’è chi la difende col manganello in pugno.
Al di là delle parole, dove schierarsi?

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Qualcosa di Sinistra

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