RECENSIONE - Le Idi di Marzo

Le Idi di Marzo

Il 2008 fu l’ anno della speranza statunitense. Il texano pistolero Bush era stato salutato con giubilo, fischi e lancio di scarpe. La crisi economica picchiava ancora al collo della gente, ma almeno era nata la speranza di poter migliorare la situazione.

Un nero alla Casa Bianca come Presidente. Una notizia che ha fatto rabbrividire i leghisti italiani (i quali diminuirono gli insulti razzisti) e sussultare intere nazioni. Barack Obama aveva battuto McCaine non perché era nero, bello e simpatico. Aveva vinto perché incarnava il sogno di emancipazione di tutta la classe operaia, dopo aver condotto una campagna elettorale telematica e travolgente, scaldando i cuori e le menti del popolo che aveva pianto per la guerra, il terrorismo e le tasse.

La sinistra italiana cominciò a guardare l’afro-americano e tentò malamente di imitarne lo stile (in venti anni hanno cercato di copiare quasi tutti: Tony Blair, Bill Clinton e Silvio Berlusconi, quest’ ultimo sono riusciti a portarselo a letto più volte).

George Clooney, da buon radical chic della sinistra, non gli ha mai nascosto ammirazione. E’ schierato da un lato, bel viso e buona presenza, militante che non si sporca le mani, ha più mordente di Fabio Fazio ( gli piace vincere facile ) e con il suo “Le Idi di Marzo” affronta la questione morale (lo fa meno bene di Enrico Berlinguer, ma perché il cinema italiano resta impassibile?).

Nel film interpreta un promettente politico democratico in procinto di diventare Presidente. Ha un suo comitato direttivo, guidato da Ryan Gosling ( attore vicino all’ Eldorado della settima arte ) e Philip Seymour Hoffman ( cinematograficamente affidabile così come Paul Giamatti, altro attore che nel film fa la parte di un consulente democratico ).

Quando la sua vita privata rischia di compromettere la sua rispettabilità politica si trasforma in berlusconiano. Promette e scende a compromessi, è ricattabile ed indifeso, parlando sempre meno di programmi, giustizia, scuola e famiglia.

Lo sguardo di Clooney è sincero, autocritico ed incompleto. Propone un problema e indietreggia quando arriva il momento di costruire un’ alternativa culturale credibile. Il film ha il suo apice quando radiografa la malattia di un sistema di sinistra sul punto di scomparire, perché uguale alla destra peggiore, affarista, egoista ed avida.

Norberto Bobbio si illudeva. Scriveva che la destra è spinta da interessi e la sinistra da ideali. Avrebbe un mancamento guardando e sentendo i leader del partito democratico. I sinistrati che speravano di trovare ne “Le idi di Marzo” spunti per poter ripensare ad una sinistra vincente rimarranno delusi. Forse si consoleranno con Hollande e Ed Milliband ?

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Cerminara Francesco

Sono uno studente iscritto al corso di laurea in Lingue e Culture Moderne dell' Università della Calabria ( Arcavacata di Rende)... guardo film e ne scrivo spesso sul mio blog, detesto quando si commercializza l' arte e quando il potere manipola e distrugge la civiltà.... la parola è uno strumento di resistenza. " Emancipate yourselves from mental slavery" cantava Bob Marley

2 commenti

  1. Seguo sempre molto volentieri le tue recensioni.
    Mi piace il tuo modo di scrivere, i miei complimenti.
    Andrea

  2. Bella recensione! Mi hai convinto ad andare a vedere questo film!

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