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La sottile differenza tra assolto e innocente

Dopo la caduta in prescrizione del processo Mills, si è tornati a discutere della differenza tra prescrizione e assoluzione. Differenza, del resto, netta e sostanziale: con la prescrizione il reato viene estinto per il decorso di un certo lasso di tempo, stabilito per legge; con l’assoluzione invece si ha una sentenza definitiva con cui l’imputato viene giudicato non colpevole dei reati a lui attribuiti. 
Ma soprattutto in questi giorni, si tende a parlare dell’ assoluzione come di un’aureola, un marchio di santità. Sicuri che sia proprio così?

Insito nella Costituzione e ribadito in maniera esplicita da una sentenza di Cassazione è il principio per cui viene pronunciata una sentenza di condanna solo se “l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Bisogna subito mettere in chiaro una cosa: queste parole non sono affatto decorative, non sono una forma di giustificazione morale di ogni sentenza, ma al contrario sono cariche di significato e vanno ben interpretate per capirne l’importanza, anche pratica.

Particolarmente interessanti le riflessioni a proposito dell’avvocato Giuseppe Dacquì:

“Si può essere convinti della responsabilità dell’imputato e non esserne certi e ciò perché la prova non è sufficiente o contraddittoria. […] Convinzione e certezza etimologicamente sono parole diverse. Viaggiano su binari separati che spesso possono portare allo stesso traguardo.
Ma nel processo accusatorio non bisogna comunque e sempre arrivare al traguardo.
La corsa può arrestarsi anzi deve arrestarsi quando la convinzione non è ammantata dalla certezza.”

Ecco: la giustizia deve fermarsi lì dove finiscono le certezze.

Ma l’assoluzione dal reato penale non basta a cancellare le ombre, per non dire le voragini, morali che molti dei nostri politici si portano dietro.

Non basta certo prendersi un caffè con le persone “sbagliate” (o giuste, a seconda dei punti di vista) per cadere nel reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Questo però fa sorgere il legittimo dubbio che questo politico sia, come si dice in gergo, avvicinabile. Tante coincidenze – coincidenze fatte di appalti, assunzioni, favori – possono rimanere coincidenze dal punto di vista penale, ma pesano come macigni dal punto di vista dell’integrità morale del politico.

Il vero problema è che spesso i grandi giornali e le televisioni confondono l’assoluzione giudiziaria con l’assoluzione cattolica, che “assolve da tutti i peccati”, e non riportano dalle sentenze i gravi sospetti di contiguità con ambienti mafiosi, di interessi illeciti che, per quanto fondati e provati, non sono stati sufficienti a portare a una condanna. In questo modo di fatto si presentano all’opinione pubblica come innocenti persone che, per dirla alla Faber, per quanto assolte, rimangono comunque coinvolte.

Davanti a tante, sempre piuttosto vaghe, proposte di allontanare dal partito tutti coloro che abbiano la fedina penale sporca, secondo me è necessario fare un passo oltre e guardare, per così dire, la fedina morale.

Non nascondo il mio sconforto nel sentire l’ex guardasigilli Angelino Alfano affermare, dopo l’annunciata caduta in prescrizione del processo Mills, che: ”E‘ finita la folle corsa del PM ed il tentativo di taroccare anche il calcolo dei tempi di prescrizione pur di ottenere una condanna, solo morale, di Berlusconi.

Solo? Possibile che un ex Ministro della Giustizia sia rimasto ancora all’infantile logica per cui, se la mamma non dà una punizione, non si è fatto niente di male?

Perché le zone d’ombra, i sospetti, i cosiddetti “misteri all’italiana” non credo possano essere risolti attraverso i canali di giustizia ordinaria. E’ necessario un moto collettivo della società che deve prendere una posizione netta: quasi tutti negherebbero di essere a favore della mafia, ma quanti sarebbero pronti a chiudere un occhio, a voltarsi per un attimo, per la paura di fare qualcosa contro? Quanti sarebbero pronti a voltare le spalle al mafioso di turno che si presenta per aggiudicarsi un appalto?

Sembra solo un’utopia, ma tutto si chiude intorno all’immenso tema della Questione Morale: una classe politica “ambigua” nei suoi atteggiamenti verso la mafia getta in un cono d’ombra l’intera società e genera sfiducia verso le istituzioni.

In altre parole, espone l’intero Paese alla contaminazione mafiosa.

“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati.”

(Paolo Borsellino, dalla lezione del 26 gennaio 1989 all’Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa)

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Qualcosa di Sinistra

58 commenti

  1. La differenza più grande è che in Italia dopo 20 anni un cittadino processato non sa se è innocente o colpevele.In America Medov (ha truffato migliaia di cittadini americani) dopo un anno è stato condannato a 150 anni di carcere e sta in galera mentre in Italia …starebbe in vacanza in attesa di giudizio, o no!

  2. La differenza più grande è che in Italia dopo 20 anni un cittadino processato non sa se è innocente o colpevele.In America Medov (ha truffato migliaia di cittadini americani) dopo un anno è stato condannato a 150 anni di carcere e sta in galera mentre in Italia …starebbe in vacanza in attesa di giudizio, o no!

  3. In un paese civile un cittadini inquisito non attende 20 anni per sapere se è innocente o colpevole, ma in un paese civile non in Italia.

  4. non è mica tanto sottile….la assoluzione è il risultato di un giudizio di merito….

  5. bell’articolo, Federico. Cmq, tecnicamente non c’è nemmeno assoluzione, parliamo di proscioglimento.
    E sui concetti ci siamo, tua madre può essere fiera ;)
    Il problema sociale, di educazione alla legalità, oltre all’ignoranza diffusa sono decisamente i più gravi

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