I due big dell'economia internazionale non hanno dubbi: meno mercati, più politica. O se si va avanti di questo passo, crolla tutto. Per uscire dalla crisi sarebbe necessario un ripensamento radicale dell'economia e un maggiore ruolo della politica, per diminuire la crescente disuguaglianza tra le classi sociali.

Stiglitz e Roubini: “2012, prepariamoci al peggio.”

Forse i Maya quando avevano datato la fine nel mondo al 22 dicembre 2012 (fra 366 giorni), forse erano ancora troppo indietro per prevedere la fine del mondo, ma corredato di un aggettivo particolare: capitalista. Se sono tutti contenti di lasciarsi alle spalle il 2011, l’annus horribilis per l’economia mondiale, il premio nobel Stiglitz e l’economista Roubini (che aveva previsto la portata della crisi) mettono tutti in guardia: l’anno prossimo ci attende una pesante recessione economica, caratterizzata da sempre maggiori disuguaglianze, da guerre valutarie e commerciali e, di questo passo, dalla fine dell’Euro.

La cosa positiva del 2011 è che, molto probabilmente, è stato migliore del 2012″, ha dichiarato Stiglitz al quotidiano economico tedesco Handelsblatt. “Ma ci sono altri aspetti positivi: gli Stati Uniti sembrano aver finalmente preso coscienza del divario crescente tra la percentuale più ricca della popolazione e la massa degli americani. Mentre i movimenti di protesta dei giovani, dalla primavera araba agli “indignados” spagnoli, fino agli occupanti di Wall Street, hanno reso evidente che c’è qualcosa che non funziona assolutamente nel sistema capitalistico”.

I capi di stato europei non si stancheranno di ripetere che l’euro deve essere salvato”, continua Stiglitz, “ma chi ha veramente il potere di intervenire con efficacia continuerà a sfuggire alle sue responsabilità, evitando di fare ciò che sarebbe necessario”. E cosa sarebbe necessario? Ovviamente misure per la crescita, senza la quale non si possono alleggerire debiti pubblici sempre più pesanti, “ma nessuno fa niente per promuovere la crescita” e i governi europei si trovano ormai in una “spirale della morte”.

Stiglitz attacca anche gli USA, dove “nessun politico sembra voler vedere che le misure per il salvataggio del sistema bancario non sono state sufficienti per rilanciare l’economia”. Le conseguenze della crisi immobiliari sono ancora visibili e i bilanci familiari continuano a soffrirne, ma “nessuno schieramento politico presenterà un vero programma per un ripensamento totale dell’economia”, in modo da “diminuire le disuguaglianze” e ridurre il peso della finanza. Anche perché “la politica non ha più munizioni”: le politiche monetarie perdono progressivamente di efficacia, mentre le politiche fiscali hanno un campo d’azione sempre più limitato, a causa di deficit e debiti crescenti e di nuove regole fiscali, sempre più stringenti.

Per Nouriel Roubini la recessione è certa, almeno nella zona euro. Accompagnata da una crescita “anemica” negli Stati Uniti e da una flessione nell’economia della Cina e degli altri paesi emergenti. Ad affossare l’Europa saranno la stretta creditizia che metterà in ginocchio le imprese, il peso del debito pubblico, la mancanza di competitività e i continui piani di austerity, che deprimeranno sempre di più i consumi e gli investimenti. “L’unica cosa che sta salvando, almeno temporaneamente, l’euro sono gli acquisti di titoli di stato da parte della Banca Centrale Europea”, spiega Stiglitz. “Che si sia d’accordo o meno, attualmente i singoli stati europei sono finanziati dalla BCE. I politici tedeschi hanno fortemente condannato questi interventi, ma non hanno offerto nulla in alternativa: le risposte della politica sono state incerte, senza entusiasmo, e, soprattutto, tardive”. Di questo passo lo scenario più probabile sembra essere caratterizzato da tagli ancora maggiori, economie deboli, disoccupazione crescente, deficit fuori controllo, mentre i politici europei “faranno il minimo possibile per raffreddare temporaneamente la crisi e, alla fine, ci sarà sempre più caos”.

Se l’andazzo dovesse continuare, prevedono i due economisti, quello che abbiamo visto fino ad oggi sarebbe nulla in confronto a quello che verrà… e dunque, non è che i Maya non ci avevano visto troppo male sulla fine del mondo? Capitalista, of course.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

14 commenti

  1. sono d accordo con mario e cosi come dice rispecchia l andazzo

  2. le crisi sono immanenti al capitalismo.finchè ci sarà capitalismo ci saranno crisi.(e sempre più gravi).Rassegnatevi.

  3. le crisi sono immanenti al capitalismo.finchè ci sarà capitalismo ci saranno crisi.(e sempre più gravi).Rassegnatevi.

  4. le crisi sono immanenti al capitalismo.finchè ci sarà capitalismo ci saranno crisi.(e sempre più gravi).Rassegnatevi.

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