In 24 ore il videogioco "Call of Duty - Modern Warfare 3" ha incassato 400 milioni di dollari nei soli Stati Uniti e Regno Unito. Avatar, il kolossal di James Cameron, ne incassò in un week-end "appena" 77. La nave affonda, ma non è solo colpa di chi sta in alto.

Stiamo ascoltando l’orchestra del Titanic. Mentre affonda.

Mi sono sempre chiesto che senso avesse comprare un videogioco per PS3, Xbox etc. e pagarlo al prezzo stratosferico di quasi 70 euro (69,90 per l’esattezza, fanno sempre leva su questi trucchetti psicologici), quando dopo 6 mesi lo puoi trovare a 30-40 euro in meno, a seconda del titolo. Mi sono anche chiesto perché certe case di produzione insistessero a mettere prezzi così alti, visto che ai gloriosi tempi dei giochi della PlayStation in lire un gioco non lo pagavi più di 50mila (ed era già ai tempi un’enormità). Poi un giorno, mentre gironzolavo per il Mondadori di Piazza Duomo per dare un’occhiata ai nuovi titoli in uscita, assistetti ad una scena che mi lasciò di sasso: un ragazzino di una decina d’anni chiedeva al papà 3 giochi (non uno, tre) per PlayStation (a quei tempi era la 2), per un totale di quasi 150 euro.

E non me ne capacitavo, perché alla sua età qualsivoglia regalo desiderassi, non mi arrivava prima di Natale, del compleanno o dell’onomastico (che coincideva con la pagella di fine anno, quindi avevo tutto l’interesse affinché i voti fossero alti… più erano alti i voti, più possibilità c’erano di avere un bel regalo). E mio padre, finché era vivo, mi ha insegnato a cercare di rinunciare a certe cose “futili” e di mettere via i soldi, magari per poi comprarmi qualcosa di utile o comunque che mi piacesse veramente, senza buttare via i miei soldi. Sarà forse per questo che non fumo e sono praticamente astemio.

In ogni caso, la notizia che il nuovo Call of Duty abbia incassato in 24 ore tra gli USA e il Regno Unito la bellezza di 400 milioni di dollari, devo dire che mi sorprende parecchio. Se non altro perché capolavori cinematografici come Avatar ne ha incassati 77. Idem Star Wars o il Signore degli Anelli. Fosse poi un gioco che stimola le menti e il pensiero, potrei anche capire: ma è un gioco di strategia militare in cui si ammazzano persone. Senza un apparente scopo, se non quello di “servire il proprio Paese”. Il punto è che ammazzi virtualmente anche altri utenti.

Sì, perché oramai i giochi multi-giocatore non esistono più e se mio padre fosse ancora in vita probabilmente impazzirebbe a trovare un gioco per far giocare contemporaneamente sia me che mia sorella, come faceva una ventina d’anni fa: i bei tempi in cui invitavi a casa gli amici per giocare a turni sono finiti. Tutto si svolge al buio della tua camera, sei solo, tu e lo schermo del tuo computer, affinché tu non abbia contatti con gli altri, se non attraverso il gioco stesso. L’elogio dell’individualismo passa anche per questo: la frammentazione dei legami sociali, fino all’esclusione persino della tua famiglia, dei tuoi fratelli e sorelle. Un vuoto affettivo che coltiva solo la tua bravura nell’ammazzare più gente di un altro tuo clone da qualche altra parte del mondo.

Direi che chi pensa di agire solo sul fronte economico, pensa davvero male. Il fronte culturale, così rozzamente ignorato anche a Sinistra, non può essere lasciato alle spinte anarchiche del mercato e, soprattutto, dei produttori di videogiochi.

Di questi tempi, mi viene in mente la scena del Titanic in cui l’orchestra continua a suonare, anche se la nave sta affondando. Ecco, noi stiamo ascoltando l’orchestra del Titanic, compiaciuti di quanti giocatori virtuali stiamo ammazzando con il nostro joystick. Non abbiamo ancora capito che con quel joystick non stiamo ammazzando gli altri, ma stiamo ammazzando noi stessi. Quando lo capiremo (e lo capirà chi può mettere un freno a tutto questo) sarà troppo tardi. E col senno di poi diremo “caspita, quanto siamo stati ciechi.

Del senno di poi, però, come è noto, sono piene le fosse.

P.S. in risposta alle critiche dei fan di Call of Duty

Comprendo che leggere la propria immagine riflessa in un articolo dia fastidio. Darebbe fastidio anche a me. Detto ciò, evidentemente  il vostro cervello è abituato al grilletto facile del vostro videogioco preferito, quindi ad una certa spara a zero non appena legge una seppur velata critica non al videogioco in sé, ma al sistema che lo produce.

Nessuno di voi ha mai sentito parlare della socializzazione di valori come la guerra, la mafia e altro attraverso i videogiochi? Paperino contro Hitler negli anni ’30 non vi ricorda nulla?

E dire che il titolo mi sembrava chiaro: stiamo ascoltando l’orchestra del Titanic (ovvero giochiamo a videogiochi che propugnano certi valori, indirettamente condividendoli), nonostante il sistema stia crollando.

Nessuno ha criticato la grafica del gioco, la sua trama (esiste una trama negli sparatutto americani?), né in particolare ha condannato chi gioca ai videogiochi (li ho sempre considerati parte integrante del mio tempo libero): ho detto che spendere 70 euro per un videogioco appena uscito in tempi di crisi e poi lamentarsi delle tasse che aumentano, dei sacrifici da fare e delle rate dell’ennesimo elettrodomestico preso a rate, lo trovo ipocrita come da idioti. Semplice.

Allo stesso videogioco si può giocare quando costa 30 euro in meno, e non bisogna aspettare molto, appena sei mesi. E ci si può stare tutte le ore che si vuole, quando ho tempo e ho voglia di divertirmi, accendo anche io la mia PS3 e mi faccio una partita.

Il fatto che però Soloni che quando si va in Libia o in Afghanistan scendono in piazza contro l’imperialismo americano e poi passino le ore a sparatutto (tutt’altro che stimolanti dal punto di vista culturale) in cui gli americani sono i buoni e gli altri sono i cattivi, pagando anche 70 euro per impersonare l’americano buono, sinceramente la dice lunga sulla qualità dei miei detrattori.

Non è Call of Duty il problema, era semplicemente un esempio portato alla collettività: c’è chi ha capito, c’è chi non vuole capire. Chi non vuole capire, però, perché si sente preso in causa, semplicemente si astenga da dare giudizi sulle qualità del sottoscritto.

Quanto al bere e al fumare, stavo descrivendo le mie preferenze personali e la mia opinione sulle stesse: nessun intervento “catto-comunista” (superlativi gli aggettivi che i trinariciuti dei videogames mi hanno appioppato… e io che mi lamentavo dei democrats italiani che difendono ancora D’Alema).

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

46 commenti

  1. Giocate , giocate , a spararvi nei coglioni pero’ …..

  2. Giocate , giocate , a spararvi nei coglioni pero’ …..

  3. i videogame sono un hobby che per certi versi ha degli effetti positivi… sviluppo dei riflessi e dell’intelletto… ma c’e un pero’ grosso quanto una casa… purtroppo e’ una di quelle attivita’ ludiche a grosso rischio di generare dipendenze ossessive e gli adolescenti non sono assolutamente in condizione di potersene rendere conto , personalmente quindi non demonizzerei i videogame se usati con moderazione e a patto che non rubino lo spazio alle attivita’ piu serie, ad altri hobby e alla socializzazione

  4. a parte la questione economica che condivido pienamente (soprattutto per questo gioco uguale ai predecessori ma in vendita allo stesso prezzo), la seconda parte secondo me è del tutto soggettiva e sbagliata. un videogioco è un videogioco, un hobby come lo può essere qualsiasi altra cosa, una passione il fatto che sia individuale non c’entra nulla. ci sono persone che organizzano serate in casa propria con gli amici per condividere questa passione, quindi la storia della cameretta buia e sola non regge per lo meno non per tutti. non tutti sono i videogiocatori che rinunciano ad avere una vita anche fuori ed annullano se stessi nel videogiocare.

  5. Da futuro programmatore di videogiochi nn posso essere d’accordo cn l’articolo XP… Cmq parlando seriamente… Sono un assiduo giocare di Call of Duty e solo cn il MW2 ho collezionato qualcosa come 150-200 ore di gioco in 10 mesi… Nicola quando gioco, e lo stesso vale per tutte le persone cn cui ho avuto il piacere di parlare di sparattutto, nn penso “Che figo sono l’eroe americano”, penso “Che figo questo gioco”… Potrei essere anche un soldato della Nuova Guinea che nn mi potrebbe interessare, gioco perchè mi piace la storia, gioco perchè mi piace… La questione economica poi è una sciocchezza… Anche se abbasserei il prezzo di almeno 20 euro dovete capire che dietro ci sono migliaia di persone. Infine vorrei dire che la storia della morte della società civile perchè ci ammazziamo a vicenda in multiplayer è una baggianata… Gioco multiplayer, gioco a softair ma nn mi è mai venuto in mente di picchiare qualcuno…

  6. mi sto ammazzando dalle risate. quando leggo queste cialtronerie e questa boria mi viene voglia di votare PDL. ho detto tutto. P.S. gli sparatutto sono games come altri e finitela di fare tutto questo sugo finto.

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