Sei un disabile? Cavoli tuoi. L'agghiacciante vicenda tutta italiana dei disabili, serbatoio elettorale buono per far promesse e dimenticate dalla politica e dallo Stato nei cinque anni successivi.

Disabile? Cavoli tuoi.

Signora, allora le mandiamo la nuova sedia a rotelle.” – “Ma scusi, se non l’ho nemmeno scelta.” – “Noi dobbiamo smaltire queste, quindi o se la prende o se la compra come le piace a lei con i suoi soldi.”

“Come le piace a lei.” Come se essere condannati tutta una vita su una sedia a rotelle fosse un piacere. Non è tanto la violenza e l’arroganza che stupiscono, quanto la pura crudeltà. E non stiamo parlando di una sperduta Asl del meridione.

Accade a Milano. E il sadico impiegato della Asl parla pure con accento meneghino. A dimostrazione che l’indifferenza e la deficienza sono un patrimonio nazionale equamente distribuito su tutta la penisola.

Accade che un disabile in Italia sulla carta viene tutelato, nei fatti è abbandonato a se stesso, perché deve lottare tutti i giorni non solo con la propria disabilità, ma anche con l’ipocrisia altrui: quella dei perbenisti. Al cui confronto il Dottor Mengele, ideatore dei campi di sterminio, era un benefattore: almeno i nazisti lo dicevano nella pubblica piazza che i disabili li consideravano un rifiuto della società. E come tale lo smaltivano senza troppi complimenti.

Nell’Italia ad un passo dal baratro (ma anche prima), i disabili sono diventati una ricca risorsa economica per tanti, a cominciare da chi le sedie a rotelle le produce. E se non si vendono? Vengono smaltite dalle Asl. E se non sono adatte al disabile per cui lo Stato paga quella carrozzina? Cavoli del disabile, se la faccia andare bene. Loro del resto devono “smaltire”.

Così a nulla valgono le visite nei centri medici specializzati, dove viene compilata una scheda tecnica dove sono contenute tutte le esigenze del disabile; o meglio, se ti mandano una carrozzina inidonea, “per smaltirla”, lo stesso centro convenzionato con lo Stato è costretto a comunicare all’Asl che la sedia a rotelle in esame non è adatta. Quindi viene rimandata indietro. E lo Stato paga due volte il trasporto. E il disabile viene umiliato, anche se poi la sedia a rotelle adatta la ottiene. Loro intanto però ci provano.

Non bastano le vie di Milano disastrate, impossibili da percorrere a piedi per un milanese con due gambe, figuriamoci da un disabile con quattro ruote; non bastano nemmeno le metropolitane da terzo mondo accessibili solo in pochi punti o l’indifferenza delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute a Milano. Uno deve anche sentirsi dire che gli piace stare su una sedia a rotelle.

E del resto, quale violenza viene esercitata dalle Asl ogni anno, quando ti chiedono di dimostrare per l’ennesima volta che sei disabile al 100% o quando ti chiedono “Alzati e cammina”, ben sapendo (perché è da quasi 30 anni che sei su una sedia a rotelle) che non puoi farlo. Si difendono queste commissioni mediche dicendo che è la procedura per smascherare i falsi invalidi.

I quali però continuano ad esserci, perché se uno corrompe il presidente di quella commissione, il falso invalido continuerà a guidare anche se è dichiarato non vedente.

Ogni anno devi combattere con l’ipocrisia di gente che ti considera non una persona, ma una macchina per fare soldi; fa niente che tu, disabile, di soldi ne spendi a manetta, a cominciare dalla macchina modificata che diventa la tua unica forma di sopravvivenza in una città come Milano dove ad ogni incrocio un disabile rischia di ribaltarsi a terra per colpa dell’asfalto dissestato.

Qualche tempo fa, prima della “rivoluzione arancione”, quando i disabili erano un buon serbatoio elettorale per destra e sinistra, avevo proposto le “piste per disabili”. Nulla di rivoluzionario: semplicemente percorsi fatti a misura di persona sulla sedia a rotelle per permettergli di arrivare da sola, ad esempio, in Piazza Duomo. Per percorsi intendevo: scivoli, marciapiedi in piano, strisce pedonali, fermate della metro accessibili, come anche quelle dei tram e degli autobus.

Un tale, che oggi sbandiera elettoralmente il suo aiuto ai disabili, mi disse: “Non ci sarebbero i soldi e le priorità sono altre.” I nazisti, a ben vedere, erano cento volte più umani di questa gente.

About Pierpaolo Farina

Sono nato nel 1989 a Milano, dove vivo. A vent'anni ho fondato enricoberlinguer.it e a 21 Qualcosa di Sinistra. A 23, dopo la laurea triennale, WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie. Oltre a scrivere e fotografare con Sophie, la mia fedele Canon 6D, mi occupo di comunicazione politica e digitale. Nel 2014 ho pubblicato "Casa per Casa, Strada per Strada", il libro più venduto su Enrico Berlinguer. Sono dottorando in Studi sulla Criminalità Organizzata presso l'Università Statale di Milano.

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30 comments

  1. Marcello Podda attraverso Facebook

    Mi discosto dal coro…Il decreto non parla di abolizione del sostegno ai disabili. Parla di un giro di vite e della lotta ai falsi ed ai facili disabili…. Leggere, poi parlare.

  2. schifosi!!! vorrei che provassero la disperazione di chi ha un disabile in famiglia!!!

  3. Vorrei spiegare (senza fare il professore) visto che sappiamo leggere e capire, quanto tagli per 6 mld di euro agli enti locali automaticamente vengono ridotti i servizi sociali!Secondo voi chi si rivolge ai servizi sociali del proprio comune?

  4. Marcello Podda attraverso Facebook

    P.S. Il governo Prodi è stato il primo ad introdurre il “tetto massimo per gli insegnanti di sostegno”. Tale provvedimento era inserito in due commi dell’ultima finanziaria, quella del 2008 (legge 24 dicembre 2007, numero 244), del governo di centro-sinistra. Ma molti hanno attribuito alla Gelmini la paternita’ del provvedimento. Per onor di cronaca. Non sono di destra. Leggo.

  5. Ary Elmini attraverso Facebook

    Ke mondo di merda!!!!!!!!! Ke governo di merda!!!!!!!

  6. Visto che il loro voto vale,pensassero bene a chi darlo !

  7. Pero’ non e’ che ce’ molta scelta !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  8. Quando nelle manovre si parla di riduzione del sostegno ai disabili, senza contare che come dice FGCI, tagliando sui conti pubblici le politiche per i più sfortunati sono le prime a cadere, non raccontiamoci panzane, l’aumento del punteggio d’invalidità per accedere al sostegno, non è una lotta ai falsi invalidi!!!!

  9. Marcello Podda attraverso Facebook

    @Grazia Canale: La Robin Hood Tax AL CONTRARIO, come la definisci tu, toccherà alle sole società del settore energetico con ricavi superiori a 10 milioni di euro e un reddito imponibile oltre il milione. I soggetti colpiti dalla Robin Hood tax non potranno in alcun modo traslare l’onere del balzello pagato sui prezzi al consumo. Non mi sembra una tassa che toglie ai poveri per dare ai ricchi….O no?

  10. Isabella Deiana attraverso Facebook

    terribile

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