Giovanni Falcone è stato attaccato per 10 anni dallo Stato, dalla società civile, dai giornali, dalla mafia. "In Sicilia la Mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.", conclude nel suo libro "Cose di Cosa Nostra". Ebbene, Giovanni Falcone è morto perché lo Stato non lo ha voluto proteggere.

Giovanni Falcone è morto perché lo Stato non lo ha voluto proteggere

Ecco perché, forse, ripensandoci, quando Caponnetto dice cominciò a morire nel gennaio del 1988 aveva proprio ragione anche con riferimento all’esito di questa lotta che egli fece soprattutto per potere continuare a lavorare. Poi possono essere avanzate tutte le critiche, se avanzate in buona fede e se avanzate riconoscendo questo intento di Giovanni Falcone, si può anche dire che si prestò alla creazione di uno strumento che poteva mettere in pericolo l’indipendenza della magistratura, si può anche dire che per creare questo strumento egli si avvicinò troppo al potere politico, ma quello che non si può contestare è che Giovanni Falcone in questa sua breve, brevissima esperienza ministeriale lavorò soprattutto per potere al più presto tornare a fare il magistrato. Ed è questo che gli è stato impedito, perché è questo che faceva paura.

(Paolo Borsellino)

Sono passati 19 anni dalla Strage di Capaci. Io avevo appena 3 anni quel 23 maggio 1992, quando Giovanni Falcone veniva ammazzato da Cosa Nostra (e oggi sappiamo anche grazie ad una parte dello Stato). Mi ricordo che quel giorno doveva essere un giorno di festa, perché era la Prima Comunione di mia sorella. Eravamo tutti in Chiesa quando arrivò la notizia, io mi ricordo poco di quel giorno, ma una cosa mi è rimasta impressa: lo sgomento delle persone che erano lì “a far festa”, ma anche l’indifferenza. Come a dire: è successo a Palermo, qui a Milano siamo al sicuro. Non era vero allora, non è vero oggi.

C’è una frase di Giovanni Falcone che mi è rimasta impressa: “Prima arrivano i capitali mafiosi, poi arrivano i metodi e gli uomini della mafia.” Ed è esattamente quello che è successo. Oggi la chiamano “la colonizzazione“, ovvero la conquista del territorio lombardo da parte della ‘ndrangheta che comincia proprio in quel periodo, quando Cosa Nostra è costretta a cedere terreno sotto i colpi inferti dallo Stato. I Milanesi, però, non sono vigili, non sono attenti: c’è grande sdegno per quello che è successo a Palermo, ma non c’è attenzione a quello che succede intorno a loro. Milano, ieri come oggi, è una colonia perfetta: alto tasso di corruttibilità di politici e funzionari pubblici, invisibilità concettuale (“qui la Mafia non esiste”)… un binomio perfetto. Milano come Palermo, trent’anni dopo, con i preti che se la prendono dal pulpito non con i mafiosi, ma con gli anti-mafiosi che protestano in piazza.

Oggi volutamente mi sono astenuto dal guardare i telegiornali. Ogni volta che c’è la commemorazione di Falcone, Borsellino o qualsiasi altro caduto, cambio canale, preferisco guardare altro. Non ce la faccio a vedere le loro facce, così piene di ipocrisia, così sfacciate, così insopportabilmente ebbre di impunità. Non posso vedere quelli che considerano eroi quelli che hanno ammazzato Falcone e Borsellino, commemorare Falcone e Borsellino. O leggerne sui giornali i ricordi e gli elogi, da parte di quegli stessi che vent’anni fa attaccavano Falcone e Borsellino così come oggi attaccano Antonino Ingroia.

Quando leggi “Cose di Cosa Nostra” e finisci di leggerlo, capisci perché Giovanni Falcone è stato ammazzato: perché era troppo intelligente, aveva capito troppo, dava troppo fastidio. A tutti: magistratura, politica, mafia, antimafia. Aveva tutti contro. Perché un sistema che ha sempre vissuto la legalità come un fastidio e la Questione Morale una sciocchezza (leggi: Prima Repubblica, ma vale anche per la Seconda), quelli come Falcone erano una variabile impazzita che la giustizia e la legalità rischiavano di farla applicare per davvero. Come è successo.

Una cosa ti colpisce di Giovanni Falcone: la scientificità del metodo di indagine, così rara allora, ma che oggi ci sembra la normalità, eppure così a lungo avversata da tutti, a cominciare dal Corriere della Sera e dal Giornale di Indro Montanelli, che non hanno mai perso occasione di attaccarlo. Falcone non si limitava agli strumenti tradizionali (intercettazioni telefoniche, ambientali, confessioni), ma inseguiva ogni volta riscontri documentali, introducendo per la prima volta la ricostruzione dei movimenti bancari per produrre la prova di un delitto o di un reato.

Non solo: utilizza il 416 bis (associazione di stampo mafioso), contestando il reato associativo a tutti gli appartenenti (e portando in giudizio 475 mafiosi), oltre a contestargli specifici delitti o reati ad ognuno di essi. Una cosa che, da parte di Democristiani e Socialisti e borghesia benpensante, gli fece guadagnare il titolo di “giustizialista”. E ottenne anche che venisse istituito “il concorso esterno in associazione mafiosa“: perché i professionisti che lavoravano per Cosa Nostra, pur non facendone parte perché nemmeno gli uomini d’onore si fidavano (cfr Roberto Calvi), vanno messi in galera come i mafiosi, non c’è santo che tenga.

E sempre a lui dobbiamo la nascita della Procura Nazionale Antimafia, tanto avversata dai suoi colleghi, ma per lui fondamentale per ricollegare tutti i fili della trama mafiosa. Un’idea che lo fece passare per colluso con la politica, uno dalla psicologia mafiosa, uno che attentava all’indipendenza della magistratura. Tutte balle.

Ed è sempre a Falcone che dobbiamo la scoperta che esiste Cosa Nostra: se non fosse stato l’uomo che era, Buscetta non avrebbe mai rivelato come funzionava e mai si sarebbe potuto portare a termine il maxi-processo (conclusosi senza assoluzioni perché, dopo essere stato umiliato e aver accettato di lavorare al Ministero della Giustizia, propose che le sentenze della Cassazione fossero discusse dalle sezioni riunite e non dalla prima sezione, presieduta da quel Corrado Carnevale amico dei mafiosi che distruggeva ogni sentenza).

Giovanni Falcone è stato attaccato per 10 anni dallo Stato, dalla società civile, dai giornali, dalla mafia. Nando Dalla Chiesa ha raccontato che un giorno, era verso la fine del ’91, gli chiese “Giovanni, come stai? – Mi stanno seviziando: i mafiosi, i giornali, la politica, i magistrati.” Ancora oggi, mentre ripeteva queste parole, Nando Dalla Chiesa piangeva. Dal dolore, dalla rabbia. La rabbia di “non averlo difeso abbastanza“, pur avendo subito due processi per reato d’opinione per difenderlo, e il dolore di aver perso un amico caro.

Palermo scoprì di voler bene a Giovanni Falcone solo il giorno dei suoi funerali. L’Italia intera si è sentita, scusatemi il termine, una “montagna di merda” (per citare Peppino Impastato, anche se lui lo riferiva alla mafia). Ed è forse per questo che, nel video che ho riportato, Paolo Borsellino riceverà 12 minuti di applausi. Almeno uno volevano mandarlo al cimitero dopo avergli fatto un applauso. Un applauso che, Giovanni Falcone, dopo aver dato la vita per gli altri, non ha mai ricevuto. Se non da morto.

Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la Mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.Giovanni Falcone è morto perché lo Stato non lo ha voluto proteggere.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

70 commenti

  1. La mafia, come le BR , ammazza sempre gli uomini soli….oppure rompicoglioni, come disse di Biagi l’allora ministro degli interni Scajola, l’omicidio fu immediato. Poi potremmo dire Livatino, Dalla Chiesa e tanti altri, abbandonati e additati al plotone di esecuzione

  2. giovanni falcone è morto perchè stava toccando andreotti

  3. un uomo muore quando e solo …………. e con lui sono morti in tanti troppi ma come al solito si dimentica e li ricordiamo quando fa comodo

  4. un uomo muore quando e solo …………. e con lui sono morti in tanti troppi ma come al solito si dimentica e li ricordiamo quando fa comodo

  5. Dovremmo vergognarci del nostro Stato colluso con la mafia

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