"Una volta ero bambino, proprio come la sinistra. E insieme ci raccontavamo favole stupende. Poi siamo cresciuti e da adulti ci siamo persi, nel rancore e nel malinteso reciproco.", così ci scrive Antonio Giannantonio in una lettera a Qualcosa di Sinistra

Vorrei dire Qualcosa di Sinistra, ma la Sinistra non c’é più

di  Antonio Giannantonio, inviato tramite “Qualcosa di Sinistra dilla tu!”

Vorrei dire qualcosa di sinistra, ma non c’è più senso. La “sinistra” è ormai solo un’indicazione stradale, mentre il “partito” è (purtroppo) un participio passato. Sono di sinistra così come potrei essere un arbusto, o un sasso, o un moscerino: una parte, cioè, del paesaggio naturale, preda e vittima dei controversi e incontrastati stravolgimenti ambientali.

Una volta, invece, essere di sinistra significava immaginarli e produrli i cambiamenti ambientali.

Una volta la sinistra era una fonderia di progetti e di ideali, in cui si forgiavano soprattutto dirigenti onesti e leali.

Una volta la sinistra era come il vento: s’infiltrava dappertutto e quando passava portava aria nuova, rimescolava le carte, egemonizzava le passioni e le speranze.

Una volta la sinistra faceva sognare i giovani, organizzava gli adulti, ridava dignità e valore agli anziani.

Una volta la sinistra diffondeva cultura, univa analfabeti e intellettuali, innalzava il livello collettivo della coscienza democratica. Una volta la sinistra non si vergognava di difendere e rafforzare la laicità dello Stato, difendendo e garantendo anche il diritto e la libertà di professare ognuno la propria fede.

Una volta la sinistra aveva le sue utopie, che gli fornivano anche gli strumenti per leggere la realtà, per sentire i sommovimenti sociali, per captare i più impercettibili malumori. Una volta la sinistra pensava globalmente e agiva localmente, formando una classe di amministratori e di dirigenti coraggiosi, onesti, preparati e innovatori: l’etica pubblica era il loro distintivo di fabbrica.

Una volta la sinistra difendeva e diffondeva la legalità come strumento rivoluzionario di uguaglianza e di democrazia: solo la legalità, infatti, poteva scardinare il rapporto tra potere e corruzione, tra mafia e politica, , tra fascismo e affarismo. Una volta la sinistra non aveva palazzi da difendere perchè viveva per strada, nelle campagne, nei borghi, nelle città come nelle periferie.

Una volta la sinistra era un’idea organizzata che camminava sulle gambe dei militanti. E si poteva permettere il lusso di sgridare i padroni per conto dei “lavoratori”, di cui aveva la rappresentanza esclusiva.

Una volta la sinistra era un marchio di qualità e in un certo senso siamo stati tutti un pò di sinistra, per quell’orgogliosa diversità che la separava da un sistema fondato sul cinismo e sulla furbizia, sul conformismo e sull’opportunismo, sul clericalismo e sul familismo.

Una volta la sinistra si spostava in autostop e la riconoscevi dai vestiti: al lusso e alle mondanità evidentemente non c’era abituata. Aveva scarpe grosse e cervello fine.

Una volta la sinistra la trovavi sempre a sinistra, non potevi sbagliare: era una certezza rassicurante, come rassicurante era veder sorgere il sole sempre a est.

Una volta la sinistra era un maestoso mosaico di individualità che insieme si completavano, si valorizzavano, assumevano un senso compiuto.

Una volta la sinistra era anche piena di difetti, gli stessi che alimentavano un dibattito interno aspro e intenso, a volte pure autolesionista. Il suo intrinseco e cupo dirigismo burocratico sfociava nell’autoreferenzialità degli apparati, che rendeva farraginoso e alchimistico ogni ricambio generazionale.

Una volta la sinistra soffriva in modo grave proprio di centralismo democratico, ma alla fine non è morta per questo, quanto per una forma di successiva bulimia modernista, associata ad una infezione correntizia, e ad un grave collasso etico, contratti nei palazzi e nei salotti dei poteri politico-finanziari.

Una volta ero bambino, proprio come la sinistra. E insieme ci raccontavamo favole stupende. Poi siamo cresciuti e da adulti ci siamo persi, nel rancore e nel malinteso reciproco.

Una volta la sinistra mi ritornava anche in sogno e mi sembrava ringiovanita, sotto simboli e bandiere tutte rinnovate. Ma al risveglio ho sempre sbattuto la testa contro un ipotetico partito di una ancor più ipotetica sinistra, sempre più divisa, sempre più virtuale. E nel frattempo un’orda di barbari ha conquistato l’Italia, distruggendo e saccheggiando quel poco che resta di una Repubblica Parlamentare fondata sulla Costituzione.

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Qualcosa di Sinistra

28 commenti

  1. Avanti popolooooo … alla riscossaaaa … Bandiera Rosaaaa … Bandiera Rossaaaa … Bandiera Rossa la trionferàààà … e W il Comunismo e la Libertàààà !!!

  2. Solo la sinistra diffendeva i + deboli.. E nn solo ma anche i diritti e la parità delle donne ..Nn dimentichiamo !

  3. Rafaella Spinazze via Facebook

    che vuol dire sinistra oggi però? anti-berlusconismo (il che non è male per niente!)? o tristemente stalinismo, come soprattutto – credo di apprendere – pensano i giovani? spero, confido in un risveglio che riporti al significato di “sinistra” che enrico ha voluto/voleva dare..

  4. Sveglia compagni, ho avuto la fortuna di militare nel PCI di Berlinguer,i suoi cosiddetti seguaci, i Garavini i Cossutta, Diliberto,Ferrero, mi fanno pena.

  5. purtroppo di sinistra e rimasto ben poco bisogna rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo,avendo presente che ci sono molti anti comunisti che si fingono di sinistra provocando solo scissioni e divisioni

  6. Gianni Commisso via Facebook

    ….hasta la victoria siempre!!!

  7. hai ragione… purtroppo

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