In Parlamento si lavora 3 ore al giorno; 564 ddl sulla giustizia, 14 sul precariato. Che senso ha tenere in vita un governo che non ha i numeri? Una pensione val bene la morte dell'Italia unita?

In Parlamento 3 ore al giorno: ma che senso ha tenere in vita questo governo?

 

La recente inchiesta sul Fatto Quotidiano dell’effettiva giornata lavorativa dei parlamentari è impietosa. A causa di un governo che non ha i numeri nemmeno per l’ordinaria gestione delle battaglie parlamentari, Camera e Senato dal 1° gennaio al 28 febbraio di quest’anno si sono riunite per 123 ore e 40 minuti la prima e per 69 ore e 57 minuti la seconda.

Ovvero, i deputati hanno lavorato per una media giornaliera di 3 ore scarse e i senatori per una di 1,7 ore. Attenzione, non è calcolato il lavoro delle Commissioni che, si difendono i diretti interessati, lavorano a pieno ritmo: peccato che nessun testp delle Commissioni (salvo quelle sensibili agli affaracci del premier, ovvero telecomunicazioni e giustizia) si riversi nell’aula parlamentare.

Per approvare un disegno di legge, del resto, sono necessari 259 giorni (ma se si tratta di una legge ad personam, come nel caso del Lodo Alfano, in meno di 24 ore è approvato). I giorni necessari per approvare una legge di iniziativa governativa sono in media 76.

I decreti legge sono stati fino ad adesso 62 e il Governo ha fatto ricorso a 18 voti di fiducia (19 con quello sul federalismo). E quello che emerge, è che la Camera in questi 3 anni si è occupata quasi esclusivamente di giustizia (ad personam).

Sono, infatti, 323 i ddl alla Camera e 238 al Senato sull’argomento che più sta a cuore al Cavaliere. Basti pensare che quelli sui lavoratori precari sono 7 sia alla Camera che al Senato e giacciono seppelliti dalle scartoffie parlamentari.

E si pensi che, con tutto che il Governo aveva una maggioranza di 100 deputati alla Camera e di 30 senatori al Senato, la maggioranza è stata battuta 73 volte in 3 anni.

Ora la domanda è: ha senso mantenere in vita un parlamento del genere? Se il problema sta tutto nel vitalizio per i nuovi parlamentari (sono infatti ora necessari 5 anni di intera legislatura e non più metà come prima per avere la famosa pensione cumulabile con altre pensioni del Parlamento italiano), si voti una legge per assegnargliela e si stacchi la spina una volta per tutte a questo governo di compravendite parlamentari, di scandali a luci rosse e di impunità di casta.

L’Italia merita di meglio. Gli Italiani vogliono di meglio (lo dimostrano tutti i recenti sondaggi). Si vada alle urne e si liberi l’Italia dal Berlusconismo, almeno politicamente. Sul fronte culturale, temo, sarà molto più difficile, ma con lui al governo forse qualcosa riusciremo a cambiare (in meglio e non in peggio). Napolitano, per il bene dell’Italia, sciolga le Camere. E al più presto.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

25 commenti

  1. Gli italiano lo hanno fortemente voluto e ora se lo devono ciucciare !!!!!!

  2. Gianfranca Mozzone via Facebook

    e poi siamo noi statali i “fannulloni”!

  3. sono d’accordo con te, ma non credi che l’opposizione non ci abbia provato e che non ci provi? se vuoi una strada democratica, come spero, ha i suoi tempi, avendo la maggioranza nelle 2 camere, e se non ce l’ha compera grazie a questa legge elettorale che è, come appena fatta ha detto calderoli, UNA PORCATA.
    teniamo i nervi saldi che ci salteremo fuori.

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