Caro Berlusconi, la scuola pubblica educa, eccome.

 

Che fossimo in campagna elettorale, lo si era già capito da tempo. Ma il tuor de force di questa mattina del Presidente del Consiglio, con tre interventi (due di persona e uno scritto), ha ufficialmente aperto le danze. E tra crisi nordafricana e i soliti comunisti che vorrebbero imporre la dittatura in Italia, il Cavaliere ha tirato fuori un nuovo argomento destinato a diventare un classico del suo repertorio: la scuola pubblica non educa, mentre quella privata sì.

E dire che è ben strano: nella mia lunga carriera scolastica (tutta nella scuola pubblica) ne ho incontrati parecchi di amici che provenivano dalle scuole private (soprattutto cattoliche), ma non erano minimamente capaci di tenere il passo di quello che si faceva nella scuola pubblica. Mentre ho conosciuto tanti altri rampolli dell’alta borghesia milanese che, pensando che bastasse il cognome per la promozione, sono dovuti ricorrere ai famosi 2 anni in uno, 3 anni in 2 e via così discorrendo nelle scuole private (soprattutto cattoliche). Con una differenza: mentre io nella pubblica non avevo diritto ad alcun rimborso sulle tasse, questi somari matricolati, che di certo non navigano in cattive acque economiche, venivano pure rimborsati generosamente dallo Stato.

E dire che la Costituzione Italiana, all’art.33 comma III, è ben chiara su questo punto:

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

E invece gli oneri ci sono, eccome. Perchè i finanziamenti pubblici alle scuole private cattoliche, negati per mezzo secolo dalla tanto vituperata Democrazia Cristiana, sono stati inaugurati con la legge 62 del 10 marzo 2000, quando a Palazzo Chigi sedeva Massimo D’Alema e il Ministero dell’Istruzione era guidato da Luigi Berlinguer, cugino del più famoso Enrico: con il trucco dei bonus agli studenti per aggirare la Costituzione i finanziamenti alle scuole private sono arrivati in dieci anni alla cifra record di oltre il mezzo milione di euro.

Addirittura, quando nell’autunno 2008 si era parlato di ridurli di una 90tina di milioni (a fronte di 9 miliardi di tagli alla scuola pubblica) i vescovi italiani hanno annunciato che sarebbero scesi in piazza contro il governo (il quale ovviamente, alla faccia dei milioni di studenti che in piazza protestavano, ha re-integrato i 90 milioni in meno di 24 ore): l’allora Ministro Ombra dell’Istruzione, Garavaglia, addirittura presentò un ddl per aumentarli di un centinaio (poi Veltroni ancora si interroga perché il suo PD arrivò nei sondaggi al 20%).

Il punto di questo governo è che calunnia pure Obama per portare avanti le sue campagne mediatiche. Difatti, ai tempi della politica spettacolo, la Gelmini dice di essersi ispirata a Obama per la riforma epocale della scuola e dell’università pubbliche. Eppure la strategia di risanamento del deficit pubblico USA, che in 10 anni taglierà 1100 miliardi, annunciata da Obama l’altro ieri, è un tantino diversa da quella inaugurata dal Governo Berlusconi, sempre pronto ad inchinarsi ai privilegi fiscali di Santa Madre Chiesa, pur di farsi perdonare bunga bunga e perversioni sessuali.

Come si può notare dalle cifre evidenziate dal Wall Street Journal, i ministeri sono stati toccati dalla politica di austerità in misura diversa:

Energia +18%,
Reduci di guerra +11%,
Dipartimento di Stato e altri programmi all’estero +8%,
Tesoro +4%,
Interni invariato,
Difesa -3%, Sanità -3%,
Casa -3%,
Homeland Security (polizia, antiterrorismo) -4%,
Lavoro -5%,
Trasporti -9%,
Agricoltura -14%,
Giustizia -25%,
Commercio -34%.
Istruzione, +21%.

Per Obama, infatti, ridurre le risorse alla scuola è come “alleggerire un aeroplano troppo pesante eliminando proprio il suo motore”. Non proprio la stessa idea che ha il Governo Berlusconi, che fa dell’ignoranza delle masse la sua fortuna politica, elettorale e culturale.

L’11 febbraio 1950, cioè 61 anni fa, Piero Calamandrei interveniva a Roma al III Congresso Nazionale in difesa della Scuola Pubblica, pronunciando un discorso che è una descrizione perfetta di quello che accade oggi e del perché Silvio Berlusconi, il Vaticano e le trombe mediatiche della disinformazione attacchino la Scuola Pubblica:

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle.

Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato.

E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.

Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”

No, Caro Berlusconi. La Scuola Pubblica educa, eccome. E io sono fiero di averla sempre frequentata.

30 commenti su “Caro Berlusconi, la scuola pubblica educa, eccome.”

  1. mai vorrei vedere i miei figli con la divisa addosso come i giovani balilla questo porterebbe una scuola di partito.e con tutto ciò che ne conseguirebbe.purtroppo ho paura che di questo passo non ne siamo tanto lontani.visto che il loro disegno è stato tracciato e lo stanno eseguendo sacrificando tutte le scuole pubbliche partendo dagli asilo fino all università.signori politici parlate di meno e agite di più-

  2. Io dico,senza voler sembrare presuntuoso,che l’assurdo sta nel fatto che ancora oggi,esistono scuole private,cosi come esistono sanità private.Berlusconi vorrebbe che anche la giustizia fosse privata,cosi come l’informazione…Penso che ormai si sia superato il limite della decenza umana!

  3. Mi vergogno del presidente del consiglio italiano, è indegno di ricoprire questa carica. Dobbiamo scendere in piazza e costringerlo a dimettersi. Sta portando l’Italia al collasso.

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