Caro Feltri, sono terrone e non sono inferiore

Gentile “direttore” Feltri,

come già qualche anno fa, quando scrissi una lettera aperta a Matteo Salvini, sento la necessità di scriverne una anche a lei.

Mi chiamo Antonino, ho 30 anni e sono del Sud. Precisamente, vengo da un paese in provincia di Foggia. Si, quella Foggia di cui lei ha detto di non voler diventare la succursale.

Chissà, forse lei immagina Foggia e tutto il Sud come un covo di mafiosi e camorristi. Immagina il Sud come un covo di nullafacenti che succhiano il sangue al Nord laborioso e virtuoso. Mi dispiace deluderla. Davvero. L’umana pietà per la disillusione è un mio vezzo, me lo conceda.

Mi dispiace deluderla, perché forse lei dimentica il pugliese Mario Ricco, inventore del motore common rail che ha rivoluzionato il modo di concepire il motore diesel, su cui forse lei viaggia ogni giorno.

Mi dispiace deluderla, perché forse lei dimentica che la prima ferrovia italiana è stata la linea Napoli-Portici. Dimentica la scuola eleatica nata a Salerno e la scuola pitagorica nata a Crotone.

Mi dispiace deluderla, perché forse lei dimentica l’arte dei napoletani Eduardo De Filippo e Totò, che hanno saputo rappresentare la passione, l’amore e l’anima di un popolo e portare tutto questo nel mondo. Forse dimentica Salvo D’Acquisto, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rino Gaetano, Massimo Troisi e Domenico Modugno.

Mi dispiace, perché potrei continuare a lungo, nominando un’infinità di persone che, di sicuro, non sono affatto inferiori a lei.

E badi bene che non ho parlato di numeri. Numeri che, implacabilmente, metterebbero a nudo la falsità della sua retorica del ‘Sud che puzza’. Cito solo lo studio dell’Eurispes, che ha dimostrato come dal 2000 al 2017 al Sud sono stati sottratti 840 miliardi di Euro. E non solo sono stati sottratti, ma sono stati destinati al Nord, oltre a quelli che già ad esso erano destinati.

La verità è che vi fa comodo pensare al Sud come una colonia, come un parassita. Perché vi da l’alibi per mascherare i vostri fallimenti. Lei, e tutti quelli come lei, volete farvi grandi sminuendo una terra che dal poco che le viene dato, da sempre, ha saputo tirare fuori eccellenze. Una terra fatta di dignità e sudore. Venga, al Sud, che le spieghiamo il significato di entrambe le cose.

È vero, abbiamo dovuto imparare ad arrangiarci. A volte anche con mezzi poco leciti. Abbiamo dovuto imparare a conoscere la mafia. Ma abbiamo anche imparato a combatterla. Però pensi: quante cose si sarebbero potute realizzare con tutti i fondi destinati al Sud e travasati al Nord? Non dimentichi mai che l’80% dei fondi destinati alla Cassa per il Mezzogiorno, sono stati utilizzati da aziende del Nord. Ci pensi, Feltri. Pensi alle infrastrutture che ci sarebbero adesso. Pensi ai milioni di giovani che potrebbero restare nella loro terra, e che invece ora rendono ricca la vostra. Ed è per questo che vi conviene continuare con questa vostra retorica meschina.

Ma non cadrò nella sua stessa trappola. Già le vedo il sorriso spuntare quando ho parlato di terra ‘nostra’ e ‘vostra’. Si sbaglia. Perché per noi non esistono terre di qualcuno.

Mi dispiace deluderla, ‘direttore’ Feltri. Noi non siamo inferiori come lei crede. Non siamo nemmeno superiori. Siamo diversi. Diversi da lei, per fortuna.

Antonino

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