Lettera a mio figlio

Bologna, Giugno 2018

Caro Figlio mio,

sei qui in braccio a me, mi guardi con i tuoi occhioni grandi e con un sorriso che non conosce lingue. Vuoi giocare, vuoi scendere e poi tornare di nuovo in braccio. Ed io ti faccio scendere, e mi sorprendo ogni volta a pensare: su che strada poso i tuoi piccoli piedi? A che mondo affido i tuoi occhi, custodi dell’innocenza più vera?

Vorrei poterti regalare le albe di ogni angolo della terra. Vorrei poterti regalare occhi nuovi con cui guardarle, per farti capire che tutti abbiamo il diritto di vivere felici accanto a chi amiamo, con le nostre esperienze, le nostre gioie e le nostre paure. Vorrei farti vedere il sole della Puglia, quello dell’EmiliaRomagna, quello della Siria, quello del Senegal e quello del Cile, quello della Cambogia e quello della Palestina. Vorrei farti vedere che quel sole dona a tutti sempre lo stesso calore.

Ti stringerò forte quando mi chiederai perché ci sono bambini che non sorridono, che sono cosi magri, che non hanno vestiti, che chiedono soldi. Ed io ti risponderò che la loro povertà rende meno giusto il nostro benessere ma che questo non dovrà essere per te un macigno, perché le colpe dei padri non devono ricadere sui propri figli, ma solo il germoglio di un desiderio di giustizia verso ogni essere umano, il fuoco di una fiamma che nessuna pioggia potrà mai spegnere.

Cammina a testa alta, dona i tuoi occhi al mondo. Cercheranno di farti versare da essi la tua innocenza. Tu non chiuderli mai e falli innamorare di ciò che contengono. Guarda sempre in te stesso e non vergognarti mai di ciò che sei anche quando intorno a te tutto sembra nero e disumano.

Non dimenticare mai che spontaneamente l’uomo è portato a fare del bene, mentre è sempre spinto dall’esterno a fare del male. Pensa sempre con la tua testa, anche se sarai circondato da gente alla disperata ricerca di un uomo al comando dalle cui labbra pendere. Non essere mai burattino, ma nemmeno burattinaio.

Senti le ferite di ogni uomo nel mondo come fossero tue, curale con forza e determinazione, lotta con tutto te stesso contro ogni ingiustizia, contro chi mette l’uomo contro l’uomo, contro chi separa i bambini dalle proprie madri. E a chi ti accuserà di essere ingenuo e buonista, rispondi che a tutti, prima o poi, capita di cadere nella vita, e che quando un giorno tu lo vedrai, il tuo accusatore, li tra le onde, annaspando per non affogare….beh, tu ti tufferai con tutti i tuoi vestiti per andare a salvarlo.

Prendi la tua rabbia, non rifiutarla. Ma comprendi. Comprendi questa gente cosi bisognosa di sicurezza da barattare la propria umanità e dignità in cambio di parole, di un nemico facile da combattere, da sostituire ai potenti che sfruttano le loro vite. Gioisci, per quello che sarai e per chi lo sarai. Bevi alla fontana dell’umanità, insieme a tutti i fratelli che questa vita ti presenterà. Non sarai solo nemmeno per un istante.

Perdonami se non riuscirò a donarti un mondo perfetto, un mondo giusto. Perdonami se non avrò le risposte a tutte le tue domande. Ma quando inizierai a camminare tra le strade del mondo e mi chiederai cosa ho fatto per provare a cambiarlo, io allora ti risponderò, sicuro: “Non sono rimasto in silenzio. Non ho smesso di lottare nemmeno per un secondo”.

Ora stai correndo di nuovo verso di me, pronto per saltarmi di nuovo in braccio. Devo posare la penna, per poterti stringere forte. Guardo quel sorriso che non perdi mai e mi sorprendo a pensare che si, sarai tu a cambiare questo mondo, figlio mio.

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Antonino Roseto

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