Proprietà privata, quello che non abbiamo mai capito del #comunismo

Quest’oggi proveremo, per una volta, a guardarci indietro, con lo scopo di analizzare e sfatare, con parole semplici, uno dei falsi miti che hanno definito molte diffuse convinzioni. Non per piangere sul passato, come inguaribili nostalgici, ma per comprendere quello che è stato, che a sua volta continua a dettare le regole di quello che è e di quello che sarà. E con la consapevolezza che spiegare quello che segue ai nonni democristiani, è un’impresa ardua.

L’abolizione della proprietà privata rappresenta uno dei più grandi fraintendimenti dello scorso secolo, in Italia e nel mondo.
E’ sempre stata infatti in auge presso l’opinione comune la convinzione che i comunisti volessero abolire la proprietà privata in quanto tale, intesa come “diritto a possedere”.

Questo ha causato anni di incomprensioni, di rivalità, di insulti e di feroce campagna anticomunista. Comuni cittadini della grande, media e piccola borghesia soprattutto, della classe operaia stessa a volte, si sono riuniti in una comune lotta contro il demone comunista, che li voleva tutti nullatenenti, proletari appunto.

La diffusione di un tale errore è dovuta certamente ad una conoscenza poco approfondita, superficiale e qualunquista delle teorie marxiste. E probabilmente anche all’incapacità dei comunisti di contestualizzare e chiarire concetti tutt’altro che semplici della propria ideologia.
Ma allora, cosa intendeva Marx con l’abolizione della proprietà privata?

Nessuna spiegazione può essere più chiarificatrice che le parole di Marx stesso:

Quel che contraddistingue il comunismo non è l’abolizione delle proprietà in generale, bensì l’abolizione della proprietà borghese.
Ma la proprietà borghese moderna è l’ultima e più perfetta espressione della produzione e dell’appropriazione dei prodotti che poggia su antagonismi di classe, sullo sfruttamento degli uni da parte degli altri.
In questo senso i comunisti possono riassumere la loro teoria nella frase: abolizione della proprietà privata.

 

Il processo su cui il comunismo si fonda non è l’abolizione della proprietà in generale, ma l’abolizione della proprietà borghese.
E anche qui bisogna fare molta attenzione al significato dei termini. Non si sta infatti parlando della volontà del proletariato di appropriarsi dei beni della classe sociale più ricca, la borghesia. Si intende piuttosto la volontà di abolire la proprietà in quanto mezzo di oppressione, di sfruttamento del più forte sul più debole. E si parla di borghesia non in quanto “fascia più ricca della popolazione”, ma riferendosi a quella classe sociale (e non solo economica) salita al potere con la Rivoluzione Francese.

E parliamo di classe sociale e non solo economica, in quanto essa è portatrice di una serie di contenuti del tutto svincolati dalla ricchezza. Primo fra tutti l’individualismo, figlio primogenito della rivoluzione borghese (la Rivoluzione Francese). Passando per molti dei precetti del capitalismo liberista, come la mercificazione del lavoro, per finire nella necessità dell’esistenza di classi sociali e di una classe dominante in particolare. Proprio a tal proposito Marx sosteneva che la grande differenza tra la rivoluzione borghese e l’ipotetica rivoluzione comunista risiedesse proprio nell’avvicendamento della classe dominante. Mentre la Rivoluzione Francese ha semplicemente innalzato la borghesia al ruolo di classe dominante (al posto della nobiltà), la rivoluzione comunista ha lo scopo ultimo di abolire tutte le classi sociali, e quindi non di sostituire la borghesia come classe al potere.

Ecco come e perché i comunisti non volevano abolire la proprietà in generale, ma impedire che essa fosse lo strumento dello sfruttamento.
Ecco come e perché il nemico giurato, la borghesia, non era solo una classe economica, ma un sistema di concetti e valori.
Ecco come e perché, in molti, avevano capito poco e continuavano a combattere per difendere i propri figli dal demone comunista che aboliva le loro case e impoveriva il loro futuro.
E forse, fra i molti, c’erano anche i comunisti.

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29 comments

  1. Oggi tutti sono comunisti.
    Ma 1% della popolazione è ricca e ci comanda come vogliono loro .
    MARX ci guarda e ci deride.
    Negli anni 50 si diceva che i comunisti si mangiavano i bimbi e tutti ci credevano , e non dite che non è vero.
    Ora abbiamo i falsi della sinistra (PD) e tutto va bene. In Italia non abbiamo più niente. . Dimenticavo ci sono stipendi e pensioni d’oro + Vitalizi per politici parassiti. .
    ..

  2. Articolo bellissimo!!!…perfetto!

  3. Difficile dare un opinione senza disturbare le menti…Ci provo, anche perché è veramente interessante. Proprietà borghese, chi dopo la rivoluzione francese non ha tifato proprio per la borghesia che insieme al popolo ambiva ad una sorta di giustizia.
    Poi la loro trasformazione ad aguzzini è stato indubbiamente opinabile. Da allora mille trasformazioni e sorti diverse, ma al centro a mio parere c’è sempre la solita questione: l’uomo, i suoi sentimenti le sue ambizioni.
    L’umanità trascende da un concetto insuperabile e per certi aspetti contraddittori che è L’amore. Governare se stessi non è facile figuriamoci la moltitudine di persone. Se amiamo per possedere cadiamo in inganno, in quanto sarà poi quel possesso a renderci schiavi. E da questo che secondo me si trasforma poi tutto. Cosa sei disposto a fare in nome di quella schiavitù (possesso). Il denaro è quello che ci permette il possesso e allora troveremo dentro di noi le misure. La proprietà borghese è a mio avviso l’esperienza che ha sicuramente portato ad un insano individualismo perché trasformata nel voler arricchirsi individualmente crea un irregolare distribuzione dei beni.
    I governi dovrebbero controllare questi sviluppi ma non distruggerli. E poi una domanda: perché questi governanti vogliono rendere le economie liberali, svantaggiando le proprie?
    Che cosa succederà se questi governanti continueranno indisturbati a procedere così?

  4. Vabbè ma non risvegliamo il can-mangiabambini-che-dorme :-D

  5. Il comunismo è finito quando è iniziato, nel momento in cui il socialismo si consegna ad uno stato (qualsiasi esso sia) muore.

  6. Non lasciate da soli i bambini, se c’è ancora qualche comunista che se li può mangiare………………………………..

  7. Il comunismo non e’ contro la proprieta’ privata, anzi, la garantisce meglio del capitalismo poiché il comunismo è contro solo alla grande proprieta’ (tra l’altro dei mezzi di produzione, ma lasciamo perdere…non carichiamo troppo la dose) non alla proprieta’ in generale e tantomeno alla piccola proprietà’. In questo modo il Comunismo garantisce la proprietà a tutti. Per il comunismo la piccola proprietà’, dove l’individuo possa soddisfare appieno ai suoi sacrosanti bisogni, è sacra e quindi va garantita a tutti in uno Stato realmente Democratico (Potere al Popolo). Il Capitalismo/Liberismo invece non mettendo un limite alla Proprieta’, anzi favorendo solo la Grande Proprieta’, inevitabilmente nega la Proprieta’ Privata alla maggioranza dei Cittadini , privilegiando solo una esigua parte di essi, Privilegiati, casta, classe dominante appunto, che in tal modo puo’ dettare legge su qualsiasi cosa all’interno della società, instaurando quella che giustamente Marx ha definito la Dittatura Capitalista: la piu’ Ferrea che esista perche’ ha in mano i Poteri Reali, non quelli Fittizi Politici, e la piu’ Subdola perche’ non si assume minimamente le responsabilita’ di dettare legge come invece fanno tutte le altre dittature, che in questo caso risultano addirittura più oneste di quella capitalista.

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