La vergogna della #Diaz ha un nome: #tortura

Venne aggredita con una manganellata in testa, con una violenza inaudita. Cadde a terra e svenne quasi subito. La presero a calci, la sollevarono, le sbatterono la testa contro un armadio. La lasciarono a terra in un lago di sangue. Era svenuta troppo presto. Non urlava nemmeno. Non c’era gusto a picchiarla. Se ne andarono ridendo. A terra, tremante per le convulsioni, c’era Melanie Jonasch, 28 anni. Non aveva neppure partecipato ai cortei della mattina. Lavorava nella scuola Diaz, come volontaria. Non ricorda quasi nulla.

Nicola Doherty sentiva i colpi attraverso il corpo del suo compagno. Richard Moth si sdraiò su di lei per proteggerla dai colpi che arrivavano dall’alto. Quei colpi non avevano un volto. C’erano solo dei caschi. Dei volti coperti da bandane. Ma anche se i volti fossero stati scoperti, Richard non avrebbe visto niente. Ad ogni colpo, gli occhi si chiudono. Nicola, invece, ha visto tutto. Ha visto la crudeltà abbattersi sul suo compagno. Ha sentito il suo dolore. Nicola ricorda quasi tutto.

Lena Zuhlke, 24 anni, era con il suo ragazzo. Il modus operandi era sempre lo stesso. Manganellata in testa, e calci fino a far collassare la gabbia toracica. Fu presa e buttata giù per le scale. Fu gettata su altre persone ammucchiate a terra. C’è chi ha parlato di ‘macelleria messicana’. Alcuni poliziotti le passarono vicino. Lena chiese aiuto. Chiese perché. Si alzarono le bandane dal volto. Ma per sputarle addosso.

Potrei andare avanti ancora per molto. Potrei parlare di poliziotti che urinarono sui prigionieri. Di minacce di stupro. Di calci all’inguine. Di spray al pepe sulle ferite. Di calci in testa e pestaggi in cerchio se solo qualcuno non cantava ‘faccetta nera’.

Potrei andare avanti per molto tempo. Cosi come per molto tempo nessuno delle istituzioni ha avuto il coraggio di chiamare con il proprio nome la vergogna che si è svolta alla scuola Diaz di Genova, la notte del 21 Luglio 2001. Ma ora, quella vergogna, quella disumanità, ha un nome: tortura.

Per la corte europea dei Diritti Umani di Strasburgo, il blitz della polizia alla Diaz ‘deve essere qualificato come tortura’, mentre ‘ i colpevoli sono rimasti impuniti’. Inoltre l’Italia è stata condannata a causa di ‘una legislazione inadeguata rispetto agli atti di tortura e assenza di misure dissuasive che prevengano la loro reiterazione’

In Italia, il reato di tortura, non esiste. Sono passati già troppi anni. È il momento di introdurlo. Affinché ciò che accadde a Genova non accada mai più.

Commenta con il tuo account Facebook

Antonino Roseto

Lascia un Commento