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“Ai piani bassi”: l’occhio sarcastico del proletariato

Sono povera, ma non per questo fingo che ci sia qualcosa di meraviglioso nella povertà. Essere ricca mi piacerebbe molto. Non c’è niente di particolarmente bello nell’essere poveri, avere i vestiti sbagliati e non poter andare nei posti giusti. Non sono particolarmente invidiosa dei ricchi, ma non li biasimo: cercano di tenersi stretti i loro soldi e lo farei anch’io se ne avessi. L’idea che i ricchi dovrebbero condividere ciò che hanno è una corbelleria: solo chi non ha un soldo può pensarla così. A me, di condividere i miei a destra e a manca non passerebbe nemmeno per la testa.

Se si potesse indicare un solo libro in cui la divisione fra Noi e Loro è così netta da essere addirittura fisica – i piani bassi e i piani alti delle case dei facoltosi signori della buona società britannica – sarebbe proprio quello di Margaret Powell. Non è un romanzo, non è un diario, non è un saggio e non è nemmeno “il libro a cui è ispirata la serie tv Downton Abbey” come recita la fascetta gialla di Einaudi.

Ma se questo scivolone della casa editrice (voluto o meno) serve a portare in Italia un documento di questo tipo ben venga, per una volta (ma che sia l’ultima!) perdoneremo il dio-marketing e le sue leggi.

Margaret, appena adolescente, inizia a lavorare come sguattera e piano piano, con molta dedizione e intelligenza, riesce ad uscire dal limbo di un lavoro pesante e poco qualificato per approdare ad una professione più gratificante. Ma non basta per essere come Loro: la working class resta tale, subordinata agli umori di una classe dominante che non può fare a meno del lavoro altrui ma allo stesso tempo lo vede come un’attività sconveniente: se fossimo stati nell’antica Roma quella degli schiavi sarebbe stata un’attività necessaria ma paradossalmente subumana. Quanto ci siamo allontanati da questa visione della società?

L’occhio del proletariato sa essere inaspettatamente acuto, alla faccia della fama di classe rozza e ignorante. Margaret Powell, da parte sua, sa tradurre un mondo intero in un libro scritto benissimo, a tratti di un sarcasmo disarmante, capace involontariamente di farsi beffe della visione romantica della nobiltà che decenni di (ottima) letteratura ci hanno trasmesso. Manca di cattiveria e di spinta rivoluzionaria penserà qualcuno, eppure, una volta finito il libro, l’idea che rimane fissa nella mente è che Loro non ci hanno dato né mai ci daranno nulla, dobbiamo essere Noi a conquistare ogni più piccolo diritto: se non è questo il motore della Sinistra, da quale altra realtà può scaturire?

“Ai piani bassi” di Margaret Powell è uscito nel 2012 per Einaudi, nella collana Stile Libero BIG.

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Laura Bonaventura

"Non comanderò, né sarò comandato"

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