Animalisti e animalari

A fronte degli ultimi gravissimi episodi di intimidazione (potete leggere qui, qui e qui) nei confronti di ricercatori da parte di animalari, vogliamo rilanciare un articolo che spiega cos’è un animalaro e cosa lo differenzia da un animalista, ringraziamo Toyo Perplesso per l’articolo.
Vi piace questa scimmietta tossicodipendente (da fumo)? E’ stata resa tale in un esperimento condotto da scienziati senza scrupoli di coscienza, degli esseri immorali che hanno voluto dimostrare quello che già si sapeva: che il fumo nuove gravemente alla salute. Per cui l’hanno fatta fumare fino a fargli venire un tumore ai polmoni e poi l’hanno ammazzata lentamente, sezionandola da sveglia, per valutare se facendola fumare mentre la si sezionava sentiva meno dolore. Dolore che monitoravano con degli elettrodi piantati nel cervello, alcuni nei dintorni dell’amigdala. Un sensore di pressione invece era collocato all’interno dell’ano per cercare di comprendere la correlazione fra gli impulsi celebrali del dolore e le contrazioni anali. Al contempo una banda di musicisti assunti per l’occasione suonava diversi pezzi, dalla classica al peggior Marilyn Manson, per comprendere l’influenza della musica sulla percezione del dolore. Purtroppo le 500 scimmie sottoposte allo stesso trattamento sono quasi tutte morte all’inizio del sezionamento dei polmoni, per cause su cui si dovrà indagare. Per questo verranno sezionate altre 500 scimmie sottoposte allo stesso trattamento ma cambiando band: forse suonavano troppo male.
Chiaramente è una minchiata colossale che mi sono appena inventato! Ho preso un’immagine a caso da internet, senza controllare neanche il contesto cui apparteneva e mi sono inventato una storiella del cacchio, volta a turbare la vostra sensibilità ed a screditare la ricerca scientifica. Storielle del genere si leggono spesso su siti che si autodefiniscono animalisti e che si spacciano come fonti di informazioni attendibili. Immagini molto peggiori di questo tipo, che non ho scelto perché mi sembravano davvero di cattivo gusto, sono volte unicamente a toccarvi nella pancia, non nella ragione, facendo disinformazione. Scrivo questo post in risposta ad una cara amica vegana ed animalista, che lo attende da tempo. So già che la mia posizione non le piacerà, ma… pazienza.
Ultimamente difatti non si fa altro che parlare di sperimentazione animale, in relazione al recepimento da parte dell’Italia di alcune direttive europee. Su internet si trovano fondamentalmente due fazioni: quella pro-test sugli animali e quella contraria. A sua volta queste si dividono in altre due fazioni: quella moderata e quella estremista.
Gli estremisti pro dicono semplicemente che si devono fare queste sperimentazioni, che non ci sono e non ci saranno mai alternative. Quelli contro esattamente il contrario: che queste sperimentazioni sono inutili e che ci sono già da adesso le alternative. Fra i moderati vi sono posizioni appunto  moderate e… questi riescono in qualche modo a comunicare, mentre fra gli altri non piovono che insulti.
Tutti e 4 i gruppi, decisamente numerosi, sono rimpolpati da persone mediamente accomunate da un comune denominatore:
non sanno una beata fava di ricerca scientifica. 
La loro cultura scientifica generale (non parliamo di quella specifica) è mediamente quella da Wikipedia e da articoli di parte. Non parliamo poi delle loro competenze specifiche, eppure… a leggere i commenti sembrerebbero tutti esperti biologi e medici che hanno lavorato per una vita nel campo della ricerca…
Io dove mi colloco? Da nessuna delle parti! Non posso identificarmi con nessuno di questi gruppi ma forse solo, ed in parte, con un ulteriore sottogruppo. Questo perché sono disposto ad ammettere una cosa: anche se so come funziona in generale la ricerca scientifica, perché ci ho lavorato,
non so una beata fava di ricerca scientifica dell’ambito specifico della biologia e della medicina
se non quello che leggo sulle varie wiki e su articoli di parte. Dunque non prendo posizione? Come no! Certo che prendo posizione, essenzialmente per una ragione: mi fido del fatto che tutto sommato il mondo scientifico, a parte qualche tossicità, sia fondamentalmente sano, per cui non posso ignorare che più del 90% degli scienziati (gli unici che ci capiscono davvero qualcosa) ritengono che AL MOMENTO non vi sia alternativa all’utilizzo degli animali.
Sostengo la ricerca e rilancio su altri social network campagne a favore solo per questo: non dico che quello che dicono il 90% degli scienziati è la verità, può ben essere che alla porte ci sia una rivoluzione ancora sconosciuta, ma che la verità, in senso scientifico, è mutevole nel tempo e che allo stato attuale è unicamente identificabile con la posizione della maggioranza (ampissima) della comunità scientifica. Certamente uscirà fuori qualcuno a dirmi che gli scienziati hanno un sacco di conflitti di interessi, legati alle pubblicazioni e che la ricerca è controllata dalle aziende farmaceutiche che… insomma inventatevi se volete una storiella a caso tipo quella di inizio del post. Non nego che questi problemi siano presenti in parte, ma… ritengo che il mondo scientifico sia mediamente sano. Questo è il mio presupposto, non altro. Se non siete d’accordo col presupposto allora è inutile che si cerchi di discutere con me sulle implicazioni, ma si discuta sul presupposto.
Tornando alla storiella iniziale, chi è che ne inventa di simili riferendole ai nostri tempi, ai nostri laboratori, ai nostri scienziati, alle loro comuni e quotidiane pratiche di ricerca? Non quelli che sono animalisti davvero! Questi cercano semplicemente la verità e vogliono che si limiti il dolore agli animali (tutti! anche gli uomini!!!) il più possibile e pensano che non si debba fare ricerca usando gli animali ad ogni costo*, inoltre sono disposti a discutere e a cercare di mediare. Storielle simili le inventano quelli che chiamo animalari: membri frustrati dell’umanità tendenzialmente misantropi che, avendo bisogno d’amore e di donarne, come è comunque loro natura (umana e animale), sono capaci di darne e di cercarne solo da esseri con cui non si possono identificare, non dai propri simili; oppure membri stupidi dell’umanità che sanno andare poco oltre l’1+1; in genere ambedue: stupidi e frustrati. In alcuni casi sono psicopatici da curare i quali sostengono che la vita di un essere umano non vale più di quella di un criceto. Sono incapaci di provare empatia nei propri simili e vorrebbero utilizzarli direttamente nella sperimentazione, per questo sono disposti a bloccare la ricerca, costi quello che costi: non importa che in questo momento il 90% della comunità scientifica dica che non c’è oggi un’alternativa e che dunque si bloccherebbe il sistema per un tempo non determinabile a priori. Gli animalari devono far credere a tutti i costi (di vite umane) che così non è, per loro conta quanto dice la minoranza. Gli altri sono dei pagati prezzolati pieni di conflitti di interessi nonché incompetenti. Bah… Non ascoltano ragione, non ragionano, non accettano compromessi, non sono disposti ad attendere il naturale sviluppo della scienza, non credono che lo sviluppo dell’ultimo secolo sia dovuto ANCHE alla sperimentazione sugli animali: si blocchi tutto e subito! “…non dite la verità!! Lo dice il prof X che la sperimentazione è inutile, lo dice anche il prof. Y, è pubblicato”, ma non sanno che se un articolo è pubblicato non significa che quanto dice sia vero, ma in genere soltanto che è plausibilmente corretto nel “metodo” e nella forma. Peccato che le altre lettere dell’alfabeto dicano il contrario, ma sono appunto tutti dei delinquenti. “Oddio povero topolino!”. Con loro è inutile cercare di discutere: sono membri di una religione, in cui credono ciecamente. Punto. Dunque siccome per loro il fine giustifica il mezzo, ecco le storielle inventate e propinate alla grande massa per raccogliere consensi. Sono determinati e col copiaincolla su internet trasformano in verità le loro invenzioni:
“…capperi quanti ne parlano, capperi questi scienziati, deve essere proprio così, maledetti scienziati sadici…”
No, anzi: non c’è un piano generale di generazione di menzogne. Alcuni di loro si lanciano nella disinformazione, gli altri sono solo soggetti passivi che rilanciano il messaggio, credendoci, volendoci credere, non potendo non crederci, visto il problema psicologico di cui soffrono. Purtroppo gli animalari infangano l’immagine dei veri animalisti, che però hanno spesso una responsabilità: il non dissociarsi chiaramente ed il non isolarli. D’altronde questo è normale in ogni contesto: spesso il dissociarsi è da persone moderate, che lo fanno troppo sottovoce (anche intimorite). Tornando a me: che posizione ho io rispetto a come si colloca l’uomo di fronte agli altri animali? Uhm… quanto dico non piacerà  a nessuno o quasi: non siamo superiori*, non siamo inferiori*, ma:
siamo una specie in competizione
Tutto qua. Ed in questa competizione usiamo, come le altre specie, le armi che la natura ci ha dato, innanzitutto l’intelligenza. Che poi a volte la si usi male e che perseverare non è diabolico ma umano, è vero, ma come le altre specie usiamo quanto ci ha dato la natura per poterci evolvere, sopravvivere, far fronte ai nostri bisogni. Nel nostro caso anche quell’intelligenza da cui è discesa la capacità di sfruttare altre specie. Così è. Così è normale ed accettabile che sia, per me. Non vi venga però in mente di mettermi in bocca parole che non ho detto e concetti che non penso neanche minimamente: il fatto che ritengo che si possa disporre di altri esseri viventi (di altre specie) per fare ricerca, non significa che intendo che se ne possa fare quello che si vuole. Come esseri umani siamo capaci di empatia, non solo nei confronti dei nostri simili, ma anche degli altri esseri viventi. L’empatia mi è maggiore nei confronti degli appartenenti alla mia specie, dunque sono gli ultimi su cui farei esperimenti. Se non vi piace la parola “specie” cambiatela con “simili” e non rompetemi le scatole con filosofismi sul concetto di “similitudine”. Io spero che presto, al più presto, non sia davvero più necessaria la sperimentazione su altri membri del mondo animale. Intanto aspetto che alcune proporzioni si invertano, per quanto riguarda le posizioni degli scienziati.
Oddio quanto ho scritto… e dovrei rileggermi? no: pubblico e rilancio il post sui social network. Preciserò eventualmente nelle repliche alle domande che verranno, se ne verranno.
*che non significa molto se non si è maggiormente specifici…P.S.
ci sono online anche video e foto di veri esperimenti che sembrano davvero crudeli, ma… il discorso non cambia.

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