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“Amianto. Una storia operaia”

Sono arrabbiata con Alberto Prunetti, perché ha scritto un libro che mi ha fatto pensare troppo. E perché ha messo nero su bianco una memoria che brucia. Quella dell’Italia operaia, di Taranto e di Piombino, di Marghera e delle raffinerie liguri. Sono arrabbiata con Alberto perché quella che ha scritto è una memoria condivisa, di piccole cose, di eclissi di sole guardate dai vetri affumicati da saldatore, di cantine o piccoli capannoni domestici che facevano da officine e da stanze dei giochi, di padri che vendemmiano con le tute blu da lavoro e di madri che lavano, piegano e stirano quelle tute. E di campetti da calcio di cemento. E lui l’ha scritto pensando che fossero solo cose sue e invece sono patrimonio di tutti.

Sono arrabbiata con Alberto perché non si è ancora accorto di essere uno dei migliori autori che abbiamo in Italia (correte a leggere anche Potassa) eppure questo suo ultimo gioiello non l’hanno stampato Einaudi o Rizzoli, è uscito per Agenzia X. Non va da Maurizio Costanzo ma a Bartelby a presentare il suo libro. Che cavolo Alberto, ma non lo sai che se non fanno un servizio su di te alle Iene non sei nessuno? E che se non stai col tuo libro nella lista dei mai più senza di Beppe Grillo, insieme a Pallante, Scienza e Giuliani, non sei un cittadino certificato onesto democratico?

Leggere Amianto serve a non dimenticare, a non farsi fregare. Noi soprattutto, figli delle officine, noi che oggi se non siamo più operai siamo quello che viene definito proletariato cognitivo, noi che troppo facilmente scordiamo la prima parte di questo binomio moderno.

In un breve scambio di battute via web, Alberto Prunetti mi ha detto che dobbiamo trovare un modo concreto affinché ciò che è successo a Renato non accada più, che tutti quei morti e quegli ammalati non restino imprigionati nella dolorosa memoria.

Così ho pensato a cosa potevo, intanto, fare qui. E ho pensato che mi infastidisce che si dica quasi sempre che l’amianto si è rivelato pericoloso per la salute solo di recente. Perché è falso. E ve lo dimostro con questa piccolissima bibliografia ragionata: vi basterebbe leggere gli anni di pubblicazione, tutto il resto è noia.

Il primo caso documentato di decesso a causa dell’asbesto lo dobbiamo a Montague Murray (1906), ma già Plinio il Vecchio raccomandava di non comprare schiavi che avevano lavorato nell’estrazione dell’asbesto, perché tendevano a morire giovani.

Non so come funzionino le leggi, l’attribuzione di responsabilità o le sentenze che determinano chi ha diritto al contentino di qualche euro in più di pensione o al risarcimento in quanto parenti del defunto. Io so che di amianto ci si ammala e si muore, da almeno 2000 anni e ora lo sapete anche voi. Non abbiamo più scuse.

Riporto qui sotto, per dargli maggiore visibilità, parte del commento dell’autore del libro:

Il problema dell’amianto sta diventando prioritario, è il sintomo di una società che produce nocività e le infila, leggere, economiche e indistruttibili, soprattutto nelle abitazioni popolari e nei luoghi di lavoro degli operai. Dopo l’uscita di questo libro ho incrociato storie molto simili alle mie e adesso mi rendo conto pienamente che un pezzo dello sviluppo industriale italiano è passato attraverso questo cancro. Vi lascio un paio di link, per approfondire il tema. La registrazione di una presentazione di Amianto a Bologna, a Lettere, con Wu Ming 1 e Massimo Vaggi della Fiom e una mia intervista a Radio Fahrenheit con Loredana Lipperini su Radio rai 3.

Per chi sta in Piemonte, anticipo che il libro sarà presentato a metà maggio a Casale Monferrato. La data non è ancora fissata, forse il 20 maggio.

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Laura Bonaventura

"Non comanderò, né sarò comandato"

6 commenti

  1. Valentina Belardo attraverso Facebook

    la storia del mio papà

  2. La storia di tanti papà, purtroppo, compreso il mio, con un finale per fortuna diverso da quello toccato a Renato.
    LB

  3. Anche ad Avellino si muore d’amianto,finora i decessi sono una decina,e troppi molti gli ammalati di cancro – 300 erano gli operai addetti alla scoibentazione delle carrozze ferroviare della fabbrica isochimica dell’imprenditore Elio Graziano.Imprenditore che nel 1979 vinse un appalto di 150 miliardi di lire per la fornitura di biancheria per i vagoni letto.Pensate che a pochi metri ci sono :asilo materno infantile,scuola elementare,scuola media e scuola superiore e a due chilometri il centro della città di Avellino!

  4. Prunetti parla anche di questo, di scuole e case a pochi metri dalle fabbriche, è purtroppo una realtà condivisa anche quella.
    LB

  5. alberto prunetti

    Colgo l’occasione per ringraziare l’autrice della recensione, soprattutto per la bibliografia che dimostra quanto la letteratura scientifica fosse aggiornata sul tema. Nonostante questo, niente si è fatto per ridurre i rischi dei lavoratori e dei cittadini. Il problema dell’amianto sta diventando prioritario, è il sintomo di una società che produce nocività e le infila, leggere, economiche e indistruttibili, soprattutto nelle abitazioni popolari e nei luoghi di lavoro degli operai. Dopo l’uscita di questo libro ho incrociato storie molto simili alle mie e adesso mi rendo conto pienamente che un pezzo dello sviluppo industriale italiano è passato attraverso questo cancro. Vi lascio un paio di link, per approfondire il tema. La registrazione di una presentazione di Amianto a Bologna, a Lettere, con Wu Ming 1 e Massimo Vaggi della Fiom e una mia intervista a Radio Fahrenheit con Loredana Lipperini su Radio rai 3:

    _http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bb545cce-af0b-494c-a5ab-12abb5a1d0c1-popup.html

    _http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=12469

    Grazie ancora, Alberto

    PS: per chi sta in Piemonte, anticipo che il libro sarà presentato a metà maggio a Casale Monferrato. La data non è ancora fissata, forse il 20 maggio.

  6. Ho commentato sul blog ma lo rincollo qui: colgo l’occasione per ringraziare l’autrice della recensione, soprattutto per la bibliografia che dimostra quanto la letteratura scientifica fosse aggiornata sul tema. Nonostante questo, niente si è fatto per ridurre i rischi dei lavoratori e dei cittadini. Il problema dell’amianto sta diventando prioritario, è il sintomo di una società che produce nocività e le infila, leggere, economiche e indistruttibili, soprattutto nelle abitazioni popolari e nei luoghi di lavoro degli operai. Dopo l’uscita di questo libro ho incrociato storie molto simili alle mie e adesso mi rendo conto pienamente che un pezzo dello sviluppo industriale italiano è passato attraverso questo cancro. Vi lascio un paio di link, per approfondire il tema. La registrazione di una presentazione di Amianto a Bologna, a Lettere, con Wu Ming 1 e Massimo Vaggi della Fiom e una mia intervista a Radio Fahrenheit con Loredana Lipperini su Radio rai 3:

    _http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bb545cce-af0b-494c-a5ab-12abb5a1d0c1-popup.html

    _http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=12469

    Grazie ancora, Alberto

    PS: per chi sta in Piemonte, anticipo che il libro sarà presentato a metà maggio a Casale Monferrato. La data non è ancora fissata, forse il 20 maggio.

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