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Reddito minimo, tanto fumo e niente arrosto.

Siete mai entrati in un’agenzia per il lavoro? Io sì. Laurea fresca fresca in tasca ma nessuna esperienza nel campo specifico eccetto la tesi, tanta esperienza invece nel mondo del lavoro in generale. Sono stata almeno in 3 di queste nella mia zona, più di un anno fa.

Quando entri alcune ti sottopongono un questionario. Così generico da non riuscire a formulare risposte sensate. Del tipo “ho lavorato con contratto a tempo indeterminato/determinato dal… al…”, difficile dare una risposta che mi porti dove vorrei andare. Sì ho lavorato con contratto a tempo indeterminato e anche per diverso tempo, ma in un locale, questo può interessare a un’azienda che produce, che so, vernici o farmaci? E anche se fosse interessante, come semplice esperienza nel mondo del lavoro, posto così non verrebbe frainteso, come se io millantassi di avere già esperienza in aziende simili? Il resto del questionario è sulla stessa linea o forse peggio.

In un’altra mi chiedono il genere di lavoro che cerco. Come accenno alla laurea si presenta già un ostacolo: l’agenzia, mi dicono, si occupa di un certo tipo di mercato, quello dei diplomati in campo tecnico e professionale, con un occhio di riguardo per il ricollocamento.

Per dovere di cronaca, un colloquio grazie alle agenzie l’ho fatto. A 400 km dalla mia residenza, per un contratto a termine, 4-500 euro  netti. Forse avrei potuto vivere in una comune e andare a lavoro (dalla città alla zona industriale) a piedi. Uno l’ho rifiutato: concorso/colloquio con qualche altro migliaio di aspiranti a Bologna per due posti nel call-center di una nota azienda di spedizioni postali a Mestre.

Secondo Eurostat fino al 2011 in Italia il 77% degli inoccupati e disoccupati utilizzava come metodo di ricerca per il lavoro la richiesta diretta a parenti, amici o ai sindacati. Non è un dato così allarmante, ma è significativo: la media europea è del 70%, sopra di noi la Repubblica Ceca, l’Irlanda, la Grecia, la Spagna, l’Europa dell’Est e buona parte della ex-Jugoslavia. Alle agenzie pubbliche si rivolge più della metà degli europei (in Italia 1 disoccupato su 3), quelle private incontrano la fiducia di 1 europeo su 4 (in Italia del 18%).

Con l’entrata in vigore della riforma Bassanini il collocamento pubblico venne affidato alle Regioni, che delegarono alle Province (sì, sono stata anche in Provincia). Con la cosiddetta legge Biagi voluta dal governo Berlusconi II è stata data alle agenzie private la possibilità di concorrere con quelle pubbliche. Con la riforma Fornero si è cercato di ridare vitalità ai Centri per l’Impiego (privati e pubblici), ma con molti più disoccupati di 6 anni fa sono state erogate più o meno le stesse risorse di prima. Secondo lavoce.info anche il servizio offerto alle imprese è scarso. L’intermediazione è diventata una specie di utopia: gli intermediari sono pochi, senza risorse, e si rivolgono a un solo interlocutore (il disoccupato) mentre l’altro praticamente non esiste (l’azienda).

La CGIL, come alcuni esponenti PD, non si è detta contraria ideologicamente ma punta piuttosto a far entrare i precari nei contratti collettivi: se questo non è successo la colpa (eterna e indelebile, e su questo siamo d’accordo) è delle alte gerarchie sindacali, ma anche dei precari che non si sono organizzati per fare pressione su di loro: la divisione nella classe lavoratrice non porta da nessuna parte. Buone intenzioni ma di fatti troppo pochi.

l reddito minimo (e non di cittadinanza, che è un’altra cosa) si può applicare, ma bisogna farlo seriamente, non con i conti della serva. C’è bisogno di molte più risorse di quelle che si sono sbandierate finora e di un programma molto dettagliato, non una summa di buone intenzioni inapplicabili come per la Fornero. Nel caso si togliessero le Province, ad esempio, bisognerà probabilmente spostare il carico alle Regioni, creare, almeno al momento, un’intesa più forte con le agenzie private (ma come detto sopra non sono il canale privilegiato nemmeno all’estero e su questo si dovrà poi ragionare molto), includere gli inoccupati, rivedere la CIG e altri ammortizzatori sociali, anche cancellandoli, perché perderebbero di senso, e così via. Che voi sappiate, qualcuno degli eletti o dei candidati, di tutto questo, ne ha mai parlato?

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Laura Bonaventura

"Non comanderò, né sarò comandato"

12 commenti

  1. le cifre sono variabili, non lo dico io ma chi se ne intende, c’è chi dice una cosa chi un’altra, non si sa ancora bene. Mi pare che Grillo l’ha portato all’attenzione, quindi sarà perlomeno discussa, non si sa se potrà essere applicata perché come in tutto quello che esce dallo stato deve aver un costo, quindi devono fare forti riduzioni e investire sul progetto, ci vuole un po’ di coraggio che altri non hanno. Comunque le cifre non sono quelle che ha scritto Alberto, perché non è un conto di mille euro a testa, ma una cifra che va modulata in maniera diversa rispetto a chi non raggiunge 1000 euro, vuol dire che se uno lavora e prende 500 euro, lo stato gli da le restanti 500 e così via, quindi le cifre sono minori.

  2. mille euro al mese? è semplicemente una buffonata colossale,lo sapete quanto percepiscono i lavoratori nei supermercati ,a parte quelli dei call center etc,dai 450 agli 800 euro max e fanno un mazzo dalla mattina alla sera;si rischiano,ovviamente , licenziamenti in massa!che si facciano proposte credibili per i giovani e per i 50enni che perdono quotidianamente il lavoro e di quest’ultimi nessuno ne parla manco quando si danno fuoco.

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