Cosa accadrebbe se la Grecia uscisse dall’euro

E’ di ieri la notizia secondo cui l’Europa dovrebbe prepararsi all’eventuale ritorno alla dracma della Grecia. I tecnici dell’Eurogruppo (che preparano le riunioni dei ministri delle finanze europee) hanno dichiarato che i paesi membri della Ue dovranno organizzare dei piani di emergenza per fronteggiare l’ipotesi di abbandono della moneta unica da parte degli ellenici. Le dichiarazioni dei membri dell’Eurogruppo sono state però, smentite dal ministro della finanze greco. Intanto il presidente della commissione Ue Barroso auspica che la Grecia mantenga gli impegni presi per evitare scelte che potrebbero essere nefaste.

La Grecia negli ultimi mesi è piombata nel caos sociale più totale: le misure di rigore e austerity adottate dal primo ministro Papademos e imposte dalla Troika hanno condannato il paese ad un aggiustamento troppo veloce e perciò dannoso. Il paese è insolvente, ma questo non implica un abbandono forzato dell’euro. D’altronde fino a poco tempo fa, non si parlava nemmeno di ritorno alla dracma, in quanto si riteneva fosse un’idea pericolosa. Ciò nonostante la tentazione è forte e l’ipotesi potrebbe sembrare allettante, anche se l’80% dei greci si è detto a favore della permanenza del paese nell’eurozona (sondaggio condotto dalla società KapaResearch).

Si potrebbe pensare che il ritorno alla vecchia valuta sarebbe favorito dalla svalutazione, ossia dalla perdita di valore della dracma in relazione all’euro e alle altre monete. A questo punto i beni e i servizi greci esportati sarebbero convenienti per gli acquirenti, ma bisogna ricordare che l’economia greca non è mai stata forte. La svalutazione non ha nessun effetto sulla crescita economica. Si avrebbero solo rincari del valore delle importazioni delle materie prime. Il settore manifatturiero greco è debole e il turismo sarebbe l’unica attività a recare benefici al paese. Il vero (e unico) tornaconto sarebbe rappresentato dal fatto che la Grecia si riapprioperebbe della politica monetaria.

Dal lato degli svantaggi, inoltre, assisteremmo ad un innalzamento dell’inflazione e del tasso d’interesse. Ovviamente a ciò si accompagnerebbe la diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori, l’aggravio dei costi per le imprese (investimenti) e sarebbe più difficile per le famiglie ottenere finanziamenti dagli istituti di credito. L’aumento dei tassi d’interesse avrebbe come conseguenza il rialzo dei rendimenti dei titoli pubblici e successivamente l’aumento del debito pubblico nazionale.

Per concludere, gli svantaggi del ritorno alla dracma sarebbero ben superiori ai vantaggi. Bisogna inoltre considerare l’impatto che l’uscita della Grecia da eurolandia avrebbe sulla credibilità della moneta unica, senza tener conto che molti altri paesi sarebbero attratti dall’idea di abbandonare la moneta unica per usufruire della presunta convenienza della svalutazione.

E’ probabile quindi che si concretizzi questa ipotesi, ma si spera che prevalga il buon senso e i sentimenti della solidarietà e della responsabilità . A tal proposito è essenziale il ruolo di ogni membro dell’Ue che dovrà esaminare attentamente i risvolti controproducenti di questa scelta. Per ora la dichiarazione di Hollande tranquillizza:

“Sono determinato a fare di tutto affinché la Grecia resti nella zona euro”


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