Processo record dalle rilevanti implicazioni non solo giudiziarie, ma soprattutto politiche. Con un centrodestra che si ostina, tutt'ora, a negare l'evidenza e a sostenere che "la mafia a Milano non esiste".

Milano, 110 condanne contro la ‘ndrangheta

Se un cittadino milanese normale si fosse apprestato a leggere i giornali di oggi, sinceramente non so quanto possa aver capito della portata storica della sentenza del processo Infinito. Se non altro perché, tra politica e informazione, fanno quasi finta tutti di niente. Certo, ci sono lodevoli eccezioni.

Eppure Milano è la città che ha avuto Sindaci che negavano l’esistenza della Mafia, sebbene fosse storicamente accertata da almeno una metà di secolo. Era la città in cui il Presidente della Regione, appollaiato sul suo nuovo mastodontico palazzo da centinaia di milioni di euro, scrutava l’orizzonte del “suo” feudo, affermando senza vergogna che “la mafia a Milano non esiste e non è mai esistita.

E’ vero, ora abbiamo un Sindaco che ha detto che la Mafia a Milano esiste e che farà di tutto per combatterla. Ma se non fosse stato per i ragazzi di Stampo Antimafioso, a settembre nessuno avrebbe ripreso le sue parole contro la mafia, in una paradossale assise in cui il Presidente di Assolombarda continuava a negare l’evidenza. Così come mai sulla sua fanpage facebook, che costa 8000 euro a trimestre ai cittadini, sono apparse dichiarazioni del Sindaco sul tema, come ad esempio la sua inaugurazione della Summer School sull’impresa mafiosa diretta da Nando Dalla Chiesa, la prima e unica nel suo genere mai organizzata in Italia.

E quanti di voi sanno che il Sindaco ha istituito un Comitato di esperti antimafia per proteggere Expo, appalti e i cittadini in generale dalle ‘ndrine, la cui presenza oramai non può più essere negata, checché ne dicano i consiglieri di opposizione? Praticamente nessuno. E la stessa Commissione antimafia interamente consiliare voluta da un ottuso gruppuscolo del Pd, ufficialmente per affermare il primato della politica (curioso, eppure sono loro a dire che servono i tecnici per le emergenze a livello nazionale), non ha ancora visto la luce, perché stanno litigando su quote, gettoni di presenza e chissà cos’altro. Forse il ritardo (fortuna che doveva essere cosa dei primi 100 giorni) è tutto dovuto al fatto che a vincere il primo appalto con un ribasso sospetto è stata la CMC, colosso cooperativo delle costruzioni, come sostiene il blogger Alberto Biraghi?

Chi può dirlo. Sta di fatto che nessun giornale ha parlato del successo di pubblico che l’iniziativa che abbiamo promosso un mese fa ha suscitato, in cui abbiamo posto la prima pietra per il rilancio dell’azione antimafia a Milano, soprattutto sul versante politico (la società civile, deo gratia, è molto più avanti).

Questa storica sentenza è solo la prima tappa. Milano come Palermo, 30 anni fa. Stesse modalità di delegittimazione del movimento antimafia, stesse connivenze, stesso “format”. Il triangolo è sempre lo stesso e collega mafia, politica ed economia: chi pensa di sconfiggere la mafia colpendo solo la mafia fa lo stesso errore di chi vuole colpirla colpendo solo la politica. Il problema, oggi, sono gli imprenditori. Che corrompono i politici e sono collusi con i mafiosi. Finché non ci colpiranno loro in modo esemplare, corruzione e mafia in questo Paese diventeranno impossibili da estirpare.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

21 commenti

  1. finalmente! esiste e come a Milano, certamente non c’è da esserne orgogliosi ma purtroppo è vero!

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