Dalemiani che parlano di Questione Morale? Siamo alla frutta

Fabrizio Rondolino, un nome (e un curriculum) una garanzia. Noto alle cronache come dalemiano di ferro, lothar del partito assieme ai compagni Minniti e Velardi (di questi, solo uno è rimasto in area centrosinistra). Inizia come cronista per l’Unità, prosegue come responsabile della comunicazione nello staff di Massimo D’Alema, poi passa a curare la comunicazione del primo Grande Fratello. Ora si occupa di cose più consone (se così si può dire) collaborando con il Giornale, di famiglia berlusconiana.

Succede che per scrivere sul quotidiano di famiglia Berlusconi devi sputtanarti e non poco, e Rondolino lo fa ben volentieri. Sputtana tutta la sua onestà intellettuale con un pezzo al vetriolo contro il moralismo ipocrita del Partito Democratico. Ammetto che in un primo momento mi sono lasciato persuadere dal pezzo, dal momento che credo fermamente che i democrats abbiano al loro interno persone di dubbia moralità e che esista una questione morale.  Il lothar però non ne è persuaso e nel suo pezzo si limita semplicemente a condannare il “così fan tutti” dichiarandolo però implicitamente. Siamo tutti belli e puliti, ma nel cesto ci sono uova marce: Bersani ammettilo e ammetti che è così anche per gli altri. Parafrasando Rondolino,il succo è questo: non esiste una questione morale ma isolati uomini di malaffare, non esiste un sistema basato su questo;  mi spiace ma io non sono d’accordo.

Del resto che aspettarsi da uno tira in mezzo Enrico Berlinguer e  addita la  questione morale come “odiosa” che servì al PCI solo per rimarcare la sua essenza di partito onesto ma che non servì strumentalmente per governare? La verve del Lothar prosegue nel suo osceno pezzo canzonando Enrico, arrivando persino a fargli il verso sul marciume dei partiti che governavano “in virtù di un patto sciagurato fondato sulla corruzione e sull’appropriazione indebita delle risorse pubbliche” e ipotizzando un collegamento fra la sciagurata questione morale di berlingueriana memoria e l’intervento giudiziario che pose fine alla Prima Repubblica, come se la prima fosse stata causa della seconda. Inutile ricordare a tutti che la questione morale fu un monito: le cause di Tangentopoli sono dovute allo stesso  sistema marcio che si alimentava con bustarelle e tangenti.

In sintesi, Rondolino smarca la morale dalla politica, canzonando Berlinguer,  quasi giustificando lo scempio e la corruzione su cui si poggiava il sistema politico italiano fino al ’92. Sarà pur vero che la morale è smarcata dalla politica, ma quando morale e politica non stanno in equilibrio, è lecito pensare che qualcosa che non va dovrà pur esserci. E mi spiace, ma non sono d’accordo nel dileggiare Enrico: valori come onestà, affidabilità, fiducia nei propri rappresentanti contano e non si può far torto a un personaggio come Berlinguer di aver posto l’accento sui valori senza aver guadagnato il governo. Non si può far torto a Berlinguer di essersi issato al di sopra del malcostume politico italiano, basato su tangenti e corruzione: Enrico era un politico onesto, Craxi era un politico corrotto morto latitante. E sinceramente poco importa se uno non ha usato tutti i mezzi leciti per arrivare a Palazzo Chigi: il valore delle persone si vede al momento della loro dipartita, sia politica che fisica. Il primo salutato da un oceano di persone il giorno dei suoi funerali a Roma, il secondo cacciato dalla politica a suon di monetine e morto lontano dalla sua patria poiché latitante.

Secondo Rondolino “la Seconda repubblica, nata sull’onda di una ribellione «morale» sapientemente alimentata da giornali, giudici e politici in cerca di facile successo, rischia ora un destino analogo: ma più volgare, più meschino, più subdolo.” Insomma, per scrivere per il giornale di Berlusconi bisogna sputtanarsi profondamente al punto di dover mascherare Tangentopoli come il più grande complotto contro la storia della politica italiana.

Lo faccia pure Rondolino, di gente disonesta intellettualmente ne è pieno il paese. Ma non tocchi Berlinguer, né perché può arrivare alla statura morale del personaggio, né perché per Enrico certi valori valevano più di mosse strumentali: la differenza è questa, c’è chi si sputtana per poter vivere, c’è chi conserva la sua coerenza e fa delle sue idee la propria ragione di vita. Lascio ai lettori stabilire chi è l’uno chi è l’altro.

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Giorgio Pittella

Sono nato a Milano un anno e mezzo prima della caduta del Muro di Berlino, da genitori lucani portandomi nell sangue le diverse percezioni della penisola. Da sempre appassionato di politica, vengo insignito del titolo di "sindacalista" sin dalla quinta elementare e "comunista" sin dalle materne, quando le maestre scrutano preoccupate un mio disegno sui funerali di Berlinguer, con falce e martello ben in vista. Ho coniugato la mia passione con i miei studi, iscrivendomi alla Facoltà di Scienze Politiche di Milano, e scrivendo per Qds. Da sempre appassionato di giornalismo, specialmente quello d'inchiesta. Vedo calare drasticamente la mia media voti alle scuole medie dopo un articolo nel giornalino di classe in cui accusavo la prof. di religione di valutare secondo simpatie e antipatie, venendo così meno ai buoni principi cristiani. Tra le mie altre collaborazioni, ho scritto di politica per il sito web di una web-radio e ho scritto per un web-giornale universitario. Sono anche molto appassionato di storia, di filosofia, di arte e di musica e sfegatato tifoso juventino

39 commenti

  1. perche d’alema non si decide ad andare in pensione …perche? …. i politici dovrebbero avere la data di scadenza come gli alimenti perche come quest’ultimi dopo un po vanno a male

  2. Margherita Con Rucola Sarzi attraverso Facebook

    D’ALEMA IN PENSIONE?PERCHE’ HA MAI LAVORATO?

  3. D’ALEMA , ho l’impressione che sia stipendiato dal nano

  4. Sinceramente non capisco proprio che c’entri alla fine dei conti il fatto che Rondolino sia stato Dalemiano. In ogni caso, odiosa deformazione tipica italiana; qua nel nostro paese l’odioso farabutto non è colui che cerca di arricchirsi a dispetto degli altri, ma è colui che lo denuncia.. Che paese strano la nostra Italia eh..

  5. se ENRICO BERLINGUER fosse vivo, sono convinto , che gli stessi suoi alleati di partito mai come ora lo farebbero fuori loro stessi , perchè sarebbe un personaggio troppo scomodo, a volte vedendo l’immagine di BELINGUER dentro le sedi del , PD , o altre sedi di partiti di sinistra, mi sembra di vedere l, l’immagine di cristo, o di s. francesco , nelle diocesi o in VATICANO, solo immagini da usare per pura teoria e non per pratica ,per poi dire a noi popolo, vedete come siamo buoni e moralisti, siamo vicini a voi come lo era ENRICO, sii però non rinunciamo ai nostri privilegi della casta e ai nostri inciuci economici e finanziari , se su una torre dovessi sceglire chi buttare giù tra DALEMA e BERLUSCONI, butterei giù DALEMA, con una gioia infinita, perchè il BERLUSCA so che è figlio di puttane , e mi guardo le spalle, ma il caro DALEMA, che dice e parla di sinistra e poi te lo mette in quel posto , con la sua barca a vela , e con le sue trame politiche economiche per i suoi interessi..DEVO AMMETTERLO come diceva il grnde GIORGIO GABER la mia generazione ha perso, visto che ho 53 anni e ho sempre creduto nel P.C.I, e poi nella sinistra,ma che futuro ha questa politica se tanti come me guardano al passato e non al futuro, LA POLITICA E MORTA, CREPI SANSONE E TUTTI I FILISTEI…

  6. La storia di tutti ladri tutti uguali è una grande balla,io dalla torre butto i vendutelli come Rondolino ecc.

  7. per favore amato enrico non ti rivoltare nella tomba che quelli lì se vedono movimenti tellurici danno la colpa a noi che se potessimo ne procureremmo uno che li sepolga tutti poi prurtroppo per te te li ritroveresti fra le palle

  8. 1) Enrico Berlinguer adorava D’Alema: lo aveva praticamente scelto come successore, tant’è che lo portò con se nell’ultimo suo viaggio in Russia. 2) Rondolino odia D’Alema da anni e ad ogni occasione tenta di danneggiarlo: definirlo “dalemiano” è decisamente improprio, almeno adesso.

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