La P2? Non era reato essere iscritti. Parola di Margherita Boniver. E intanto il PDL, dopo i cori "P2, P2" indirizzati a Cicchitto, chiede le dimissioni della Bindi che vi ha preso parte. Dopo Berlinguer disonesto, i giudici BR, ora anche questo. Si spera che il Capo dello Stato metta fine, una volta per tutte, a questo scempio.

La P2? Cosa buona e giusta. Parola PDL.

Attacchi ai giudici, a Berlinguer, ai libri di scuola comunisti, al Capo dello Stato, alle istituzioni, al popolo sovrano: sono talmente euforici quelli del PDL che poteva mancare una difesa a spada tratta della P2? Del resto, come ebbe a dire Licio Gelli una volta, “mi dovrebbero dare i diritti d’autore sul loro programma…

Tutto nasce dal coro “P2, P2, P2” che i deputati dell’opposizione hanno intonato quando ha preso a parlare il capogruppo PDL alla Camera Fabrizio Cicchitto. Ira del PDL, che per bocca della Boniver ha detto: “L’iscrizione alla P2 non è mai stato un reato.” L’hanno pensata un po’ diversamente gli italiani, la magistratura e, soprattutto, le vittime di quella cupola criminale, fatte fuori in nome del presunto anti-comunismo su cui nasceva.

Nella seconda metà degli anni Settanta qualche articolo di giornale aveva accennato all’esistenza di una loggia massonica potentissima e misteriosissima. Ombre, sospetti, dicerie? Nel 1980 il consigliere istruttore di Milano Antonio Amati deve aprire due inchieste giudiziarie: una sull’assassinio dell’avvocato milanese commissario liquidatore delle banche di Michele Sindona, Giorgio Ambrosoli, ucciso a Milano l’11 luglio 1979; l’altra sullo strano rapimento di Sindona, scomparso da New York il 2 agosto 1979 e poi ricomparso il 16 ottobre. Nessuno allora avrebbe pensato che quelle inchieste avrebbero portato alla P2.

Si scoprirà poi che Sindona non era stato rapito, ma grazie all’aiuto di massoni italoamericani e di Cosa Nostra, era andato in Sicilia, dove aveva avuto contatti con Gelli e altri esponenti della corrente andreottiana, per cercare di scaricare sulla collettività il suo fallimento.

Quando il 17 marzo 1981 i militari della Guardia di Finanza si presentano contemporaneamente nell’abitazione di Gelli ad Arezzo (Villa Wanda), a Castiglion Fibocchi (dove Gelli dirige la Giole, la linea di abbigliamento giovane della Lebole), a Roma (Hotel Excelsior) e altri indirizzi dove si sospetta possa essere trovato materiale interessante su Sindona, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, i pm che si occupano dell’inchiesta, non sanno che di lì a poco porteranno alla luce gran parte degli intrecci, del malaffare, delle commistioni politica-affari, politica-mafia, che fino a qualche anno prima sarebbero state impensabili.

Vengono ritrovati infatti l’elenco delle persone iscritte alla P2, con relativo numero di tessera e posizione contributiva; pacchi di corrispondenza intercorsa tra gli stessi; una serie di altri elenchi, in cui gli iscritti venivano divisi per professione o per regione, con tanto di indirizzo; domande autografe di adesione alla loggia, sottoscritte in originale. Dunque, tutto l’organigramma della loggia.

Tra i nomi che risultano nell’elenco vi sono quello del ministro per il commercio con l’estero in carica, quello del ministro per il lavoro in carica, quello del capo dei servizi di sicurezza militare e quello del capo dei servizi di sicurezza civili, nonchè del capo della struttura di coordinamento e di controllo dei servizi militari e civili; quaranta parlamentari, prefetti, questori, ufficiali dell’esercito, generali dei carabinieri, della Guardia di Finanza, magistrati, giornalisti, editori, imprenditori. Un esercito infiltrato in ogni apparato e a ogni livello dello Stato, che faceva gli interessi non dello Stato, ma degli affiliati alla Loggia. Da notare che in quei giorni Bettino Craxi si consolida alla testa del PSI, nel Congresso di Palermo, proprio grazie all’appoggio di ben noti piduisti nel suo partito, e lancia la “grande riforma istituzionale”, che poi si scoprirà essere copiata in toto dal programma di Gelli.

Vengono trovate però anche trenta buste, che Licio Gelli aveva sigillato personalmente, siglandole una per una, ognuna delle quali contiene la notizia di un reato: “Gelli Licio, telex segreto dell’Ambasciata argentina alla Cancelleria; on.le Claudio Martelli; contratto Eni-Petromin; accordo finanziamento Flaminio Piccoli-Rizzoli; Calvi – copia comunicazioni Procura di Milano; riservata – dott. Emilio Siggia; riservata – rubrica contributi; accordo riservato Calvi-Pesenti stipulato a Zurigo“, e così via.

C’erano già, in quelle carte, i segreti di Tangentopoli, del Conto Protezione e di tanto altro ancora. Ma i tempi non erano maturi. Da Roma si muovono il giudice istruttore Domenico Sica (detto «Rubamazzo») e il procuratore della Repubblica Achille Gallucci. Sollevano il conflitto di competenza e la Cassazione, il 2 settembre 1981, strappa l’inchiesta a Milano per affidarla a Roma. Non sviluppata, l’indagine si spegne. «Mi è arrivata sulla scrivania già morta», dice Elisabetta Cesqui, il pubblico ministero che eredita l’indagine. L’accusa di cospirazione politica contro le istituzioni della Repubblica mediante associazione cade: tutti i rinviati a giudizio (pochi: qualche capo dei 17 gruppi in cui la P2 era divisa, più Gelli e i responsabili dei servizi segreti) sono prosciolti, e comunque il processo arriva in Cassazione quando ormai è troppo tardi e per tutti scatta la prescrizione.

Più utile il lavoro della Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi, che dichiara le liste della P2, con 972 nomi, «autentiche» e «attendibili», ma incomplete. E con anni di lavoro produce un materiale immenso e prezioso, la documentazione di come funzionava una potentissima macchina di eversione e di potere. Ma nel 1981 le speranze – o le paure – erano altre: una parte del Paese sperava che lo scandalo P2 avviasse il rinnovamento della vita politica e istituzionale; un’altra temeva che il proprio potere si incrinasse per sempre. Sbagliavano gli uni e gli altri.

Oggi il più noto degli iscritti alla P2 è Silvio Berlusconi, tessera numero 1816. Per la P2 Berlusconi ha subito la sua prima condanna, ormai definitiva: per falsa testimonianza. Nel 1990, a Venezia, viene infatti giudicato colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla loggia. L’anno prima, però, c’era stata una provvidenziale amnistia.

Per quanto riguarda Cicchitto, una vecchia intervista che rilasciò alla Stampa “Io, il PSI e i soldi della P2“, può mettere la parola fine al suo presunto garantismo, così come alla richiesta di scuse dalla Bindi: in quell’intervista dichiara che Craxi e Martelli si comprarono il PSI con i soldi della P2. Anche qui, la scoperta dell’acqua calda.

Commenta con il tuo account Facebook

Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

25 commenti

  1. … quaranta parlamentari, prefetti, questori, ufficiali dell’esercito, generali dei carabinieri, della Guardia di Finanza, magistrati, giornalisti, editori, imprenditori. Un esercito infiltrato in ogni apparato e a ogni livello dello Stato, che faceva gli interessi non dello Stato, ma degli affiliati alla Loggia.

  2. …Da notare che in quei giorni Bettino Craxi si consolida alla testa del PSI, nel Congresso di Palermo, proprio grazie all’appoggio di ben noti piduisti nel suo partito, e lancia la “grande riforma istituzionale”, che poi si scoprirà essere copiata in toto dal programma di Gelli.

  3. Daniele Rossetti via Facebook

    ci rendiamo conto che coloro che osannano la p2,vogliono dichiarare disonesto enrico ???

  4. Ferrari Massimo via Facebook

    La P2 e i piduisti ci governano.

  5. condivido quello che ha detto renza,e ancor di più il disprezzo dell’ultima uscita di B. al congresso delle mamme,uno schifo il suo comportamento..e ci son ancora i coglioni/e che gli corrono dietro,meno soldi,più giustizia!

Lascia un Commento