La sera del 28 Giugno 1857, Carlo Pisacane e i suoi compagni giunsero a Sapri per cominciare la loro rivoluzione, al grido di "Viva l’Italia, Viva la Repubblica!"

Eran trecento: eran giovani e forti: e son morti!

“Noi qui sottoscritti dichiariamo altamente, che, avendo tutti congiurato, sprezzando le calunnie del volgo, forti nella giustizia della causa e della gagliardìa del nostro animo, ci dichiariamo gli iniziatori della rivoluzione italiana. Se il paese non risponderà al nostro appello, non senza maledirlo, sapremo morire da forti, seguendo la nobile falange de’ martiri italiani. Trovi altra nazione del mondo uomini, che, come noi, s’immolano alla sua libertà, ed allora solo potrà paragonarsi all’Italia, benché sino ad oggi ancora schiava.”

Carlo Pisacane ed i suoi compagni di viaggio si unirono in questa dichiarazione prima di imbarcarsi sul piroscafo Il Cagliari. Avevano raccolto una banda capace, secondo il loro piano, di far scoppiare la scintilla che avrebbe acceso nuove insurrezioni e che avrebbe regalato la libertà al popolo italiano. Purtroppo la loro impresa fu smorzata sul nascere in seguito all’arresto e all’uccisione degli insorti.

La storia del Pisacane è oggi sconosciuta a molti anche a causa del suo sfortunato esito. Non è importante, perciò, soltanto il significato storico che l’impresa assunse, ma il sentimento che animò quell’esiguo gruppo di rivoluzionari che sognavano la libertà di un popolo sia dal dominio piemontese che da quello austriaco. Pisacane, infatti, scrisse nel suo testamento:

“Credo al pari, che il governo costituzionale del Piemonte sia più nocevole all’Italia, che non la tirannia di Ferdinando II. Credo fermamente che, se il Piemonte fosse stato governato nella stessa maniera che gli altri Stati italiani, la rivoluzione d’Italia a quest’ora si sarebbe fatta.”

Carlo Pisacane, nato nell’Agosto del 1818 in ambiente aristocratico decaduto, sin dalla giovinezza coltivò un animo idealista e rivoluzionario nonostante gli studi militari compiuti nel collegio militare della Nunziatella. È sempre grazie ad alcuni passi del suo testamento, pubblicato alcuni giorni dopo il fallimento della sua impresa, che si attesta la sua vicinanza ad ideali socialisti e di libertà. Egli scriveva infatti:

“I miei principî politici sono abbastanza conosciuti: io credo nel socialismo, ma nel socialismo differente dai sistemi francesi, che tutti più o meno sono fondati sull’idea monarchica, o dispotica che prevale nella nazione; è l’avvenire inevitabile e prossimo dell’Italia, e forse di tutta Europa. Il socialismo, di cui io parlo, può riassumersi con queste due parole: libertà ed associazione.

Ho la convinzione, che le strade ferrate, i telegrafi elettrici, le macchine, i miglioramenti dell’industria, tuttociò infine che tende a sviluppare e facilitare il commercio, è destinato, secondo una legge fatale, a render povere le masse, finché non si operi la ripartizione dei profitti, per mezzo della concorrenza. Tutti siffatti mezzi aumentano i prodotti; ma essi li accumulano in poche mani, per cui tutto il vantato progresso non si riduce che alla decadenza.”

Nel 1857 Carlo Pisacane morì insieme a molti dei suoi compagni, e alla fine dello stesso anno Luigi Mercantini dedico alla loro impresa la poesia La spigolatrice di Sapri, che così ricorda quel gruppo di coraggiosi uomini liberi:

“Eran trecento, e non voller fuggire;
Parean tremila e vollero morire:
Ma vollero morir col ferro in mano,
E innanzi ad essi correa sangue il piano.
Finchè pugnar vid’io, per lor pregai;
Ma un tratto venni men, né più guardai…
Io non vedeva più fra mezzo a loro
Quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro!

Eran trecento: eran giovani e forti:
E son morti!”

 


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Riccardo Marchingiglio

Sono nato il 17 Dicembre del 1990 ad Erice, in provincia di Trapani. Ho frequentato a Trapani il Liceo Scientifico e al termine degli studi superiori, nel 2009 mi sono trasferito a Milano per frequentare l’Università Bocconi dove sono iscritto al corso di laurea in Economia e Scienze Sociali. Ho militato per quasi due anni nel Partito della Rifondazione Comunista presso il Circolo Mauro Rostagno di Trapani che ho abbandonato dopo il VII congresso del 2008, nel corso del quale ho appoggiato e votato la Mozione Acerbo.
Appassionato di musica, in particolare del Seattle sound degli anni ’90, e tifoso sfegatato della Juventus.

27 commenti

  1. Gianna Cenni via Facebook

    Che meraviglia leggervi..e credetemi che tristezza ,per me non ricordarla…cioe’ se la rileggo con voi..piano piano la ripeto con la solita punteggiaura dei 50anni fa’,i tempi della mia freguentazione scolastica…poi purtroppo anche la vita ,e che vita…i suoi mille e piu’ problemi accantona le belle cose da una parte del cervello !Poche volte ne’ abbiamo la possibilita’ di rispolverarle da’ li’..il tempo vola..e giorno dopo giorno i momenti si fanno,ancor piu’ veloci,pressanti,difficili,l’oggi e’ gia’ domani e per arrivarci ci dobbiamo inventare l’inventabile !Sempre piu’ spesso balena in me..la notte ,quando i problemi sono piu’ assillanti e penso come poterli affrontare,di poter finalmente dormire per sempre ,non risvegliarmi !Ma in 60 anni di vita ,non mi sono mai arresa..e l’ultimo..ultimo pensiero prima del mio piccolo sonno.e’ per le persone che amo,per i miei nipoti,figli,parenti…amici conoscenti e non ,per il mondo intero…ed ancora rinasce dentro me ,la voglia di lottare,le voglia di non arrendermi…mi sveglio al mattino e gia’ quella forza che mai mi ha abbandonato e risorta,e sono sicura che la portero’ con me fino al mio ultimo respiro!

  2. Gianna Cenni via Facebook

    Una riflessione ed un’appello,veramente di cuore x tutti noi;E’ il momento giusto e irrevocabile di RI tornare veri Italiani le vicende che ci accadono intorno a noi e che tanto disprezziamo,ci riguardano e’ li’ che dimostriamo di essere CITTADINI ITALIANI !Io ,almeno io non mi faro’ piu’ distogliere dall’esserlo in tutti i sensi l’ideali li ho…adesso mi risento orgogliosa di mostrarli,con l’inno e la bandiera non sono solo simboli..sono oltre,sono la mia identita’ !

  3. ALL ISOLA DI PONZA SI è FERMATA è STATA LI è UN PO SI è RITORNATA…….

  4. E RITORNATA èD è VENUTA A TERRA ,SCESER CON L ARMI MA NN FECER GUERRA ….ERA N 300 ERAN GIOVINE E FORTI E SONO MORTI….

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