Basta con Saviano!

Rieccomi. Nonostante le reazioni scomposte al mio articolo precedente (Basta con Berlinguer!) insisto ad utilizzare liberamente il cervello senza accendere ceri ad un “santino”, qualunque esso sia. Innanzi tutto, però, vorrei mettere in chiaro un fatto (visto che c’era qualcuno che mi accusava d’essere pagato dalla destra): la mia storia è tutta dentro la sinistra, sempre. Non m’è mai passato minimamente per la testa qualsiasi lontana simpatia per l’altra parte. Prima nei gruppi “extraparlamentari” (così li chiamavano), poi in Rifondazione Comunista quando è nata, nel circolo di Primavalle a Roma. Ne sono uscito subito perché, insieme a tanti altri compagni con la mia formazione culturale e politica, avevamo capito che in quel partito non c’era alcuna volontà di riflettere sulla caduta del muro e quindi sulla sconfitta del “socialismo realizzato”. Adesso preferisco avere e dire le mie idee fuori da qualsiasi partito (ce ne sono ancora di partiti di sinistra? Se qualcuno li conosce me li indichi, per favore. Corro!).

E veniamo al problema Saviano. O meglio al fenomeno mediatico e politico che è diventato. Per non incorrere negli insulti a me di solito riservati, dico subito che Saviano ha avuto il merito di mettere al centro dell’attenzione il problema della camorra. Dico anche che vergognosi e colpevoli sono gli attacchi della destra perché difendono le loro commistioni affaristiche con la malavita. Dico, per finire, che Saviano è uno dei pochi scrittori condannati a morte da poteri occulti e mafiosi (un altro è Sulman Rushdie dagli integralisti islamici) e che quindi va difeso e protetto in tutti i modi. Basta per essere al riparo dai vostri strali? Spero di si. Ma tutto questo non ci può impedire di riflettere sul fenomeno che è diventato perché ha delle implicazioni profonde sulla deriva della sinistra. E veniamo ai fatti.

Innanzi tutto non è stato né l’unico né il primo. Prima di lui altri autori avevano scritto e analizzato la camorra, vedi Nanni Balestrini con Sandokan. Anche oggi giornalisti coraggiosi come Rosaria Capacchione scrivono articoli e libri denunciando il potere della camorra e sono costretti a vivere sotto scorta (per non parlare di Giancarlo Siani, mort’ammazzato). E allora perché solo Saviano è diventato questo fenomeno mediatico? La televisione? Secondo me c’è qualcosa di più profondo. E questo qualcosa è tutto politico. Alessandro Dal Lago, nel suo libro Eroi di Carta che consiglio di leggere (pubblicato dal Manifesto), ha provato a rifletterci su prendendosi tanti di quegli insulti che la metà sarebbe bastata. Soprattutto da sinistra e non solo da quella omologata e perbenista tipo PD ma anche da qualche “estremista” come  me. Io, invece, sono proprio d’accordo con Dal Lago.

E veniamo al punto. Dal libro che ha scritto, Gomorra, e dalle continue affermazioni del nostro eroe traspare una visione del mondo troppo semplice e manichea: da una parte il Grande Male, la camorra, e dall’altra il Bene assoluto, la Legge e lo Stato. E allora vi domando: siamo sicuri che così è? Non c’è commistione tra istituzioni, politica e malavita? Perché gran parte dei comuni campani (e non solo) sono o sotto inchiesta o commissariati per infiltrazioni camorristiche? Nessun politico è sospettato di copertura o complicità con i boss? E Cosentino? E allora? Lo Stato è il Bene assoluto? La Legge ci garantisce da queste degenerazioni? Non commento. Io so solo che lo Stato capitalistico è ORGANICAMENTE (è la Storia che ce lo indica) immischiato con tutte le forme di malaffare in onore del profitto o degli interessi di parte (elettorali, ad esempio). Non farebbe male a tutti noi, compreso Saviano, rileggere Bertolt Brecht (L’opera da tre soldi). Insomma da Saviano viene fuori una lettura della nostra società troppo semplice, quindi non completa, che è tutt’altro del pensiero storico della sinistra nel merito.

Ma c’è di peggio. La contrapposizione tra un Grande Male e il Bene comporta la figura d’un EROE che, spada in resta, si fa paladino per sconfiggere il mostro. Ed è questo il meccanismo che ha prodotto il fenomeno mediatico di Saviano. Il paladino è lui e lui è l’eroe. Quindi, come ogni eroe, si può permettere di dire, a noi popolo bue, qualsiasi cosa su tutto quello che accade nel mondo. Magari, perché no?, anche diventare il candidato della sinistra nella competizione elettorale. Peccato che talvolta, pensateci, dice anche delle gran fregnacce (vedi le sue dichiarazioni quando a Roma ci sono stati scontri di piazza tra la polizia e il movimento degli studenti). Come è potuto accadere? Secondo me perché alcuni aspetti del berlusconismo sono entrati prepotentemente nel corpo della sinistra. In questo caso il concetto di DELEGA. Sono crollate le ideologie, sono spariti i sistemi di valori, sono crollate le categorie di pensiero e allora tutto si affida al leader come fosse un taumaturgo che, da solo, possa risolvere le questioni. E questo cos’è se non puro berlusconismo? Il suo partito non è il partito del padrone? E, a sinistra, cosa sono le conventions veltroniane? La ricerca affannosa del leader vista come la questione principale della sua rinascita? E voi, che amate Berlinguer, non vi ricordate che proprio lui era l’anti/erore, l’anti/leader? Per fortuna ancora a quel tempo contavano le idee! Quindi Saviano è diventato supplente alla mancanze di un sistema ideale della sinistra. Che bisogna fare?

Il processo di sviluppo di idee nuove per la sinistra e le azioni per un effettivo cambiamento della società non può che essere un processo collettivo dove tutti partecipano senza delegare niente a nessuno (vedete quello che sta succedendo in Nord Africa? Milioni di giovani hanno ripreso in mano le loro sorti e, magari anche con qualche sbaglio, ci sta, stanno cambiando il mondo). Ognuno di noi deve avere la possibilità di esprimere le sue idee e contribuire, anche con le lotte, a far rinascere una prospettiva vera di cambiamento. Senza pendere dalle parole di nessuno. Con le buone maniere? Talvolta anche no. Forza, rimettiamo collettivamente in moto il cervello!

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Marco Bocciarelli

Astronomo, ma non praticante. Ha scritto "Orfani al Muro" (ed. Traccediverse, 2006), "Pietre" (romanzo in versi, edizioni di latta, 2008). Con il nome d'arte Item Maestri è autore di numerosi testi per il teatro (tra cui Una Piazza d'Italia, Rumore, Uno strato spesso di calcina e di sale, Cidrolino). E' stato membro della compagnia Macchine Teatrali, per cui ha diretto alcuni spettacoli.

46 commenti

  1. La forza di Saviano – con Gomorra – è stata la capacità di raccontare da dentro il cancro che ci sta uccidendo, e avendo il coraggio di fare nomi e cognomi, e citando fatti che tutti conoscono e nessuno sa interpretare.
    I “nientisti” come Marco Bociarelli niente di buono hanno prodotto finora e niente produrranno per il futuro.
    Onore a chi ha il coraggio delle sue idee e la capacità di farle conoscere, come Saviano.
    Basta con i “nientisti” che sanno solo spaccare il capello in quattro, e non hanno fatto mai niente di buono per gli onesti.

  2. Certo che se adesso ci preoccupiamo di demolire Saviano……..
    con sti soliti discorsi salottieri…
    maddai…
    Saviano ha sempre parlato delal commistione fra Mafia e Politica.
    Chi dice il contrario utilizza una falsa coscienza.

  3. Mariella Pinna

    “Lancia in resta”non spada, caro Bociarelli, “pendere dalle labbra” di qualcuno non dalle parole….
    Dire “ognuno di noi deve avere la possibilità di esprimere le sue idee” è persino un’ovvietà ma è un motivo molto usato da chi richiama le libertà democratiche per farsi accettare pur sapendo di intervenire provocatoriamente, nel luogo sbagliato, su temi di nessuna rilevanza. La libertà di parola è un diritto, non una punizione per chi ascolta o legge. E siccome non tutti parlano con la stessa competenza e autorevolezza, ti consiglio di appellarti al DIRITTO A TACERE

  4. Non ho mai sentito dire a Saviano, che pur abbraccio fraternamente, di essere di sinistra; d’altra parte preferire la legalità (anche se capitalistica) alla camorra, non è ne di destra ne di sinistra. Se poi qualcuno spera in Saviano per il rilancio del centrosinistra, è proprio il segno, secondo me, che c’è bisogno non tanto di Berlinguer ma di Berlinguerismo.

  5. marco bocciarelli

    Brava Mariella! E la matita rossa e blu dove l’hai lasciata?

  6. Marcello Silva

    Complimenti a chi ha scritto l’articolo.. tocca il punto focale della situazione attuale.
    Un certo popolo di sinistra si autodefinisce tale delegando a figure carismatiche, e non privi di elementi positivi, l’elaborazione politica (vedi Vendola), con uno spirito critico nullo; alias fideismo e messianismo.
    Queste figure pur contribuendo positivamente vengono investite di insindacabilità, quasi sacralità.
    Così facendo la parola stessa sinistra si deforma e perde connotazione, diventando sempre più liquida.

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