Sulla legge che riconosce per la prima volta, in ambito scolastico, dislessia, disgrafia, disortografia e la discalculia, approvata dal parlamento il 2 novembre scorso

Gli allievi di domani

E’ entrata in vigore lo scorso 2 novembre la legge 170 – che troverà la sua piena attuazione a marzo di quest’anno- la quale riconosce per la prima volta, in ambito scolastico, la dislessia, disgrafia, disortografia e la discalculia e prevede l’uso di PC e calcolatrice, l’esenzione dallo scrivere alla lavagna e dal leggere ad alta voce. Inoltre gli insegnati dovranno seguire dei corsi di formazione specifici al fine di garantire una diagnosi precoce e misure didattiche atte a valorizzare gli studenti con disturbo dell’apprendimento e non a mortificarli.

Ma cosa si intende per “disturbo dell’apprendimento”? Si tratta di disturbi nell’apprendimento di alcune abilità specifiche che non permettono una completa autosufficienza nell’apprendimento poiché le difficoltà si sviluppano sulle attività che servono per la trasmissione della cultura, come, ad esempio, la lettura, la scrittura e/o il far di conto. I disturbi specifici di apprendimento si verificano in soggetti che hanno intelligenza almeno nella norma, o al di sopra, con caratteristiche fisiche e mentali nella norma, e la capacità di imparare. E se la definizione non bastasse, ecco alcuni nomi di personaggi celebri con Dsa: Leonardo da Vinci, Raffaello, Albert Einstein, Picasso, Kennedy, Winston Churchill, Walt Disney, Tom Cruise…e tanti altri.  Esso si può manifestare in diversi modi come nelle sopracitate dislessia, discalculia…

Senza addentrarci in ognuno di questi disturbi, è significativo però considerare la vastità del fenomeno. Secondo le proiezioni dell’Associazione italiana dislessia – di cui invito caldamente la visione del sito www.aiditalia.org 350 mila studenti soffrono di Dsa, circa un milione e mezzo di italiani ne è colpito, il 4-5 per cento degli studenti tra i sei e i diciannove anni, e il trend è in continuo aumento.

Ciò che è sempre stata tacciato di mancanza di volontà, ignoranza o addirittura poca intelligenza verrà finalmente considerato non più come “una scusa” per giustificare la svogliatezza dello studente ma come una difficoltà da contenere e valorizzare. La norma infatti riconosce che i ragazzi possano lavorare su compiti più brevi ed essere dotati di tutti i  mezzi compensati e dispensativi necessari lungo tutto il percorso scolastico, università compresa.

Finalmente genitori e alunni potranno avere una tregua dalla continua lotta con i docenti e con la scarsa informazione dell’istituto scolastico che si è dimostrato, la maggior parte delle volte, restio ad accettare l’esistenza di tali disturbi e le conseguenze che questi comportano. Ma soprattutto questi ragazzi potranno finalmente arginare il senso si disagio generato da tali difficoltà, sempre deprecate e mai valorizzate, e potranno sentirsi parte integrante di una classe ed essere semplicemente un compagno fra tanti.

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Martina Caccia

Sono nata a Milano il 31-03-1989. Mi sono diplomata al Liceo Classico C. Beccaria di Milano. Ho deciso di dedicarmi alla mia passione per la cultura iscrivendomi alla facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Milano. Da Novembre 2010 collaboro con QdS scrivendo nella rubrica Sic et Simpliciter.

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