Il futuro non è più quello di una volta.

«Non spostiamo il discorso sulla violenza, il discorso principale è il disagio dei giovani. Gli studenti hanno capito qualcosa di infinitamente più importante del comma 2 dell’ articolo 3 o del comma 1 dell’articolo 4 hanno capito che per loro non c’è futuro in questo paese se si continua a tagliare le risorse, non c’è futuro per i giovani, non c’è futuro per  la ricerca, non c’è futuro per l’università, non c’è futuro per la scuola; cioè è un paese che sta commettendo suicidio. Questo hanno capito questi ragazzi

Ho voluto iniziare questo articolo trascrivendo parte del’intervista di Salvatore Settis, direttore per undici anni della Scuola Normale Superiore di Pisa, pronunciate nella puntata dello scorso 18 dicembre a “Che Tempo Che Fa”. Egli, invitato nella trasmissione per presentare il suo nuovo libro “Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile” pubblicato da Einaudi, alla domanda “Qual è la sua opinione in merito ai recenti movimenti studenteschi?”  risponde senza mezzi  termini.  Uno studioso,un ricercatore, un professore e, non per ultimo, ex direttore di una delle più prestigiose università esistenti in Italia  – e non solo-  arriva a dire che non c’è futuro per niente e nessuno, che il nostro paese “sta commettendo SUICIDIO”.  Appena ascoltate queste tristi, ma vere, parole sono stata pervasa da un sentimento di angoscia da cui è sorta una domanda: “Cosa ne sarà di me?” Mi chiedo se davvero tutte le energie che sto investendo, io come molti altri giovani come me, per costruire il tanto declamato futuro siano in realtà fini a se stesse, mi chiedo se davvero la realtà sia asfittica, senza speranze, se alle incertezze si è sostituita una terribile certezza: quella del nulla.

In seguito a queste domande è subentrato un altro pensiero che definirei confortante (poi rivelatosi tristemente ingenuo):  tutti i ragazzi, gli studenti, i cittadini, ma nel senso etimologico del termine: coloro dotati di “civitas”, si staranno facendo le mie stesse domande, anche loro saranno in preda allo sgomento, anche loro vorranno lottare per questo avvenire che ci viene ingiustamente negato… ma sarà poi davvero così?

 Pochi giorni fa ho avuto una, a dir poco, spiacevole discussione con alcuni miei coetanei, studenti e cittadini di questo paese, proprio come me. Essi, in seguito al caos delle scorse settimane  hanno saputo solo dispiacersi della “poca” violenza dimostrata dai poliziotti nei confronti dei manifestanti e hanno augurato a quest’ultimi una detenzione perpetua. Ma… tutto ciò che sta dietro a questo gesto(sicuramente deprecabile)? “Colpa dei comunisti che rosicano per Berlusconi inventandosi accuse. Piuttosto che assistere a una manifestazione guarderei il Gay-Pride”.

 Ebbene sì signori; questa è una parte -spero ristretta- di quella gioventù che si vede privare di tutto, anche della possibilità di esistere, di crearsi un domani, un’identità. Non è più un discorso di Destra, Sinistra, rosso, nero, verde… è una questione di humanitas, di amore per se stessi  e per il prossimo, di onestà intellettuale, di speranze, di voglia di crescere, di costruire e costruirsi.  Non possiamo più permetterci la poca lungimiranza, l’ottusità, la  chiusura mentale; è ora di mettersi in gioco per qualcosa che ci è stato promesso all’atto di nascita: vivere oggi per un Domani.

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Martina Caccia

Sono nata a Milano il 31-03-1989. Mi sono diplomata al Liceo Classico C. Beccaria di Milano. Ho deciso di dedicarmi alla mia passione per la cultura iscrivendomi alla facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Milano. Da Novembre 2010 collaboro con QdS scrivendo nella rubrica Sic et Simpliciter.

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