Ministro ingiustamente non compreso, anche per via delle mistificazioni e delle falsità da parte dell’allora opposizione, (stessa sorte toccata, d’altronde, all’intero secondo Governo Prodi) il 18 dicembre lascia l’Italia (e l’Europa) per cui, con grande senso civico, ha lavorato instancabilmente fino all’ultimo come un grande “servitore dello Stato”

Considerazioni su un “servitore dello Stato”

Rieccomi, dopo due settimane di assenza, dovuta a cause di forza maggiore, con un nuovo intervento su QdS. Certo, adesso mi trovo in deficit con gli altri collaboratori, tenterò di rimediare nel caso in cui si debba sostituire qualcuno.

Mi ricordo di quando, tempo fa, si parlava, con un mio amico dell’epoca, dell’appena formato governo Prodi. Non sapeva granché di politica, ma ricordo che ascoltava i miei strani discorsi.
Era un Governo in cui credevo (o forse volevo credere), che speravo durasse fino alla fine della legislatura ma, per i motivi che noi tutti conosciamo, ciò non avvenne e le mie aspettative furono deluse.
Tommaso Padoa-Schioppa era uno dei (pochi, molti a seconda delle varie interpretazioni) nomi giusti di quel governo. Già nell’82 teorizzò la necessità di una moneta unica europea, la cui nascita fu seguita dallo stesso durante gli anni in cui ha ricoperto il ruolo di vicedirettore della Banca d’Italia, prima, e una carica nel consiglio della neonata BCE per creare e mantenere quelle relazioni internazionali ed europee che han portato l’Euro ad avere una certa credibilità a livello mondiale, tanto da competere col Dollaro USA.

Lo stesso rigore che ha caratterizzato la guida della BCE Padoa-Schioppa lo applicò come Ministro delle Finanze, con l’intento di raggiungere l’equilibrio dei conti che, a livello europeo, era stato previsto per il nostro Paese, se fosse continuato ad esistere il Governo Prodi, per il 2011.
Gran parte degli italiani lo ricordano, comunque, per frasi, come quella sulla bellezza del pagare le tasse o sui bamboccioni, che, decontestualizzate, non ne han dato, certo, un’immagine molto amabile.
Fu un ministro che non chiedeva altro che uno sforzo di austerità per raggiungere, alla fine della legislatura, un pareggio nei conti pubblici. Si diceva che la tassazione era troppo elevata, che il ministro era un incompetente e che straparlava, si diceva che cinque anni per appianare il debito era un lasso di tempo troppo lungo. Eppure i 5 anni stanno passando e quel debito portato, nei due anni di dicastero Schioppa, dal 108% al 106%, ormai si assesta al 121%, tornando così ai livelli del ‘97 governi di centro-sinistra portarono, nella legislatura ‘96-2001 il debito dal 123% al 110%.
Che si debba assistere, ad ogni cambio di legislatura, a questo andare altalenante?

Ministro ingiustamente non compreso, anche per via delle mistificazioni e delle falsità da parte dell’allora opposizione, (stessa sorte toccata, d’altronde, all’intero secondo Governo Prodi) il 18 dicembre lascia l’Italia (e l’Europa) per cui, con grande senso civico, ha lavorato instancabilmente fino all’ultimo come un grande “servitore dello Stato”

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