#Grillo vincerà?

Azzardo un pronostico: il Movimento 5 Stelle sarà la lista più votata in Italia in occasione delle elezioni europee che si terranno il 25 maggio. In attesa di auspicabili smentite, in queste ultime settimane il M5S sta dando l’impressione di poter riuscire nell’impresa di sorpassare all’ultimo giro di boa la corazzata democratica guidata da Matteo Renzi. La sfiducia nella nostra classe politica è molto alta e gli scandali di questi ultimi giorni hanno rappresentato una vera e propria manna per il Movimento 5 Stelle. Il partito gestito in maniera padronale da Gianroberto Casaleggio e da Beppe Grillo potrebbe quindi terremotare ancora una volta il panorama politico italiano.

Da molto tempo osservo con inquietudine il Movimento 5 Stelle. Questa formazione politica è una vera e propria maionese impazzita, nella quale è possibile trovare alcuni militanti No Tav della Val Susa ed alcuni ex elettori leghisti del Veneto, alcuni ex fascisti di Latina ed alcuni ex militanti di Rifondazione Comunista provenienti dalle regioni rosse. Inoltre, i grillini costituiscono una vera e propria setta, nella quale l’obbedienza verso il capo supremo Beppe Grillo deve essere cieca e qualsiasi manifestazione di dissenso viene immediatamente bollata come un’eresia da reprimere nel più breve tempo possibile. Del resto, non è possibile non essere d’accordo con il padre – padrone di Genova, senza il quale il M5S si scioglierebbe come neve al sole.

Il Movimento 5 Stelle vorrebbe governare da solo questo Paese. Casaleggio e Grillo sono sempre stati molto chiari in proposito: nessuna alleanza, nessun compromesso con la vecchia classe dirigente. Peccato che, allo stesso tempo, gli esponenti pentastellati siano a favore di una legge elettorale proporzionale, con la quale (per fortuna) non riuscirebbero mai a guidare l’Italia senza scendere a patti con le altre forze politiche.

Anche per quanto concerne le elezioni europee le scempiaggini del M5S sono sotto gli occhi di tutti. Il “programma” pentastellato si articola in sette punti e, mentre al punto due viene auspicata l’adozione degli “eurobond”, al punto sette viene invece proposto un referendum popolare per decidere se rimanere nell’area dell’euro oppure no. A parte il fatto che questo referendum non si potrebbe affatto svolgere (basta rileggersi l’articolo 75 della nostra Costituzione), delle due l’una: o i pentastellati sostengono con convinzione una maggiore integrazione economica a livello europeo oppure sono a favore del ritorno alle valute nazionali. È troppo comodo tenere il piede in due scarpe, strizzando l’occhio contemporaneamente all’elettorato europeista ed a quello euroscettico.

Purtroppo il clown di Genova ha il vento in poppa e queste valutazioni non saranno affatto condivise da numerosissimi Italiani, pronti ad essere sedotti ancora una volta dal libro dei sogni propinato dalla Casaleggio Associati. Speriamo che, quantomeno, il M5S non diventi il partito di maggioranza relativa in questo Paese.

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Luca Quaglia

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