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Le navi dei veleni

Era il 1988, il Natale era alle porte e ricordo che mio padre ci riferì di una nave che si era arenata sulla spiaggia di Marina di Lesina. Pare che l’equipaggio avesse buttato il carico in mare perché la nave risultava vuota, forse droga ma non c’erano prove a riguardo. Ricordo che era visibile da circa 20 Km di distanza. Questi i miei ricordi di bambino. Sto parlando della Eden V, una delle tante navi dei veleni disseminate nel mar Mediterraneo.

Sono passati 25 anni e la Eden V è ancora lì, arenata sulla costa garganica, relitto arrugginito che è diventato tutt’uno con il paesaggio, potete vederla qui. Le notizie certe sulla Eden V sono poche, la nave risultava sprovvista delle dotazioni di bordo e si scoprì in seguito che cambiò nel corso degli anni almeno sette proprietari. I documenti risultarono falsificati tanto che divenne impossibile risalire all’ultimo armatore. Secondo il comandante Hamad Bedaran, di nazionalità libanese, la Eden V salpò dal porto di Beirut dopo aver scaricato legname ed era diretta nell’allora Jugoslavia. Il comandante si dileguò nei giorni successivi, dopo essere stato interrogato dal sostituto procuratore di Lucera. Oggi intorno alla Eden V si trovano oltre 120 barili arrugginiti, senza immaginare quelli che presumibilmente si trovano sui fondali a largo della costa. In zona i vigili dell’Azienda Sanitaria Foggia/1, hanno rilevato 1.700 becquerel di radioattività per Kg di sostanza, sedici volte oltre la soglia di rischio per l’essere umano.

Quella della Eden V è solo una delle tante storie di navi di veleni affondate nel Mediterraneo, in prevalenza verso le coste italiane. Carrette del mare che, invece di essere smaltite in sicurezza in porti specializzati, vengono caricate di rifiuti tossici e affondate. Il Mediterraneo ne è pieno, basta guardare il sito infondoalmar, per rendersi conto della discarica che abbiamo nei nostri mari: scheletri arrugginiti che sono delle vere bombe ecologiche in un ecosistema delicato come quello marino. Dietro tutto questo c’è la mano della malavita organizzata e la questione delle “navi a perdere” è solo la punta di un iceberg sotto il quale ci sono traffici illegali di armi fino ad arrivare all’omicidio di Ilaria alpi e Miran Hrovatin.

Il 4 marzo del 2013 è stata presentata una relazione da parte della Commissione rifiuti alla Camera dei Deputati sulle navi affondate con il loro carico di veleno. Alle pagine 54-55 il testo cita: “Il tema relativo alla Somalia, come è noto, è stato ed è ancora oggi oggetto di numerosi approfondimenti in quanto le regioni del nord Africa – sulla base di dati investigativi anche recenti – sembrano essere la sede privilegiata di destinazione di rifiuti altamente tossici”. In seguito il testo della commissione afferma che il certificato di morte di Ilaria Alpi, contenuto nel fascicolo Somalia, sia stato trafugato. Questo è solo uno degli esempi che dimostrano come le navi dei veleni siano un mostro fatto di traffici di armi, intimidazioni e omicidi.

La commissione conclude affermando che le indagini si arrestano “allorquando si è introdotto il tema Somalia e il tema attinente ai traffici internazionali di armi e rifiuti […] essendo stato ipotizzato che vi fosse uno scambio tra la fornitura di armi ad opera dei paesi « moderni » e l’accettazioni di rifiuti da parte dei paesi meno sviluppati”. In poche parole le indagini arrivano ad un punto oltre il quale non è possibile proseguire. I nostri mari sono inquinati e sono morte delle persone che si sono battute per cercare la verità.

In pochi ne parlano e questa è l’ulteriore ingiustizia che si somma ad un mare di veleno.

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