Kissinger ammette: “Io e Nixon non fummo dispiaciuti del golpe contro Allende”

A 38 anni da quel drammatico 11 settembre 1973, Henry Kissinger, ex Segretario di Stato americano, ammette che ne lui ne il Presidente Nixon furono dispiaciuti del colpo di Stato contro l’allora Presidente del Cile Salvador Allende. Un’ammissione che conferma l’ormai risaputo ruolo degli Stati Uniti e della Scuola di Chicago di Milton Friedman nel golpe cileno. Infatti tutto nacque ufficialmente nel 1956 quando, dopo circa 3 anni di colloqui, Albion Patterson, direttore dell’Amministrazione per la Cooperazione Internazionale in Cile, che sarebbe poi diventata l’Usaid, e Theodore W. Schultz, Presidente del dipartimento di Economia all’Università di Chicago, diedero vita al “Progetto Cile“. Il fulcro di questo progetto era di abbattere l’ideologia marxista del Sud-America e di imporre il loro modello di sviluppo economico: “Gli Stati Uniti devono fare il punto dei loro programmi economici all’estero. Noi vogliamo che i paesi poveri realizzino la propria salvezza economica relazionandosi con noi e usando il nostro sistema […]” disse Schultz. I primi passi per dar vita a questo progetto furono diretti verso l’Università Cattolica del Cile, la quale diventò il centro nevralgico, la base operativa del pensiero liberista in Cile. “Il Progetto Cile” lanciato ufficialmente nel 1956 vide circa un centinaio di studenti cileni seguire dei corsi di laurea all’Università di Chicago. Le rette erano completamente pagate da fondazioni e contribuienti statunitensi. Circa 10 anni dopo, nel 1965, il progetto fu ampliato a tutta l’America Latina riscontrando ampie partecipazioni dall’Argentina, Brasile e Messico. Lo scopo era chiaro: indottrinare gli studenti contro l’economia statalista dell’America Latina. Ma “il Progetto Cile” vide perdere le sue convinzioni ideologiche nel 1970, quando Salvador Allende, socialista, vinse le elezioni presidenziali. Il capo del programma neo-liberista per il Cile, Arnold Harberger, si trovava in Cile nel momento della vittoria di Allende. Egli descrisse l’evento come una “tragedia” e scrisse ai suoi colleghi che “nei circoli di destra affiora talvolta l’idea di un intervento militare. Allende voleva le nazionalizzazioni per i principali settori dell’economia cilena, a cominciare dall’immensa vastità di miniere di rame, nelle quali le compagnie americane investirono 1 miliardo di dollari, riportandone a casa 7,2. Insomma, l’industrialismo americano dichiarò guerra ad Allende. Il centro dell’attività industriale americana sul Cile era il Comitato Ad Hoc, che aveva sede a Washington. Il loro scopo era, chiaramente, di far rinunciare Allende alle nazionalizzazioni. Un alto dirigente dell‘Itt (International Telephone and Telegraph Company), che deteneva il 70% della compagnia telefonica cilena, scrisse ad Henry Kissinger che “senza informare Allende, tutti i fondi di aiuto americani già destinati al Cile, fossero ricollocati nello status di “in fase di revisione”.” Non bastando ciò, l’azienda preparò anche una strategia per l’amministrazione Nixon, nella quale veniva citato anche il colpo di Stato militare. Complici al rovesciamento di Allende, furono anche gli industriali cileni che, per voce di Orlando Sàenz, Presidente dell’Associazione Nazionale della Manifattura, finanziata dalla CIA e dalle stesse multinazionali americane, disse che “il governo Allende era incompatibile con la libertà del Cile e l’esistenza dell’impresa privata e che l’unico modo per evitare la fine era rovesciare il governo.” Tutto questo per dire come Kissinger, Nixon e l’imperialismo americano, furono complici, anzi i burattinai, della crociata assassina neo-liberista nell’America Latina e nel resto del mondo. Oggi lo stesso Kissinger, spudoratamente, ce ne da la conferma.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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