McKinsey, Draghi getta la maschera

Quando ieri ho letto la notizia sugli approfondimenti di Radio Popolare  non volevo crederci. “No, dai: è troppo anche per lui”. E invece è proprio vero: Mario Draghi, quello che doveva riscriversi il Recovery Plan da solo, se lo farà scrivere dalla società americana di consulenza McKinsey.

Il ministero dell’Economia guidato dal fedelissimo Franco avrebbe firmato un vero e proprio contratto di consulenza, il punto è: per nome e per conto di chi, e con quale mandato dal Parlamento? Forse Mario Draghi è poco avvezzo alla democrazia parlamentare, ma la privatizzazione della scrittura di una legge fondamentale per il Paese, da cui si decide il futuro dell’economia e della società italiane, era qualcosa che non era riuscita nemmeno a Silvio Berlusconi, campione di conflitti di interessi e privatizzazioni.

La cosa più grave, tuttavia, è che la notizia sia trapelata solo da fonti anonime del MEF, viceversa i giornali avrebbero continuato a venderci la favoletta che il premier il piano se lo stava riscrivendo da solo (quando poi lui stesso al suo discorso alle Camere aveva detto che partiva da quello di Conte).

L’illusione della neutralità dei tecnici

La questione è tuttavia più grave e riguarda l’oramai diffuso stereotipo che manager ed economisti siano anzitutto neutrali rispetto alle tradizionali visioni destra/sinistra, ma che soprattutto siano meglio di una classe politica come quella di oggi. L’evidenza empirica, anche recente, dimostra il contrario, ma complici presunti intellettuali che propagandano il concetto da decenni oramai ha fatto presa un po’ ovunque.

Anche perché i manager e gli economisti alla McKinsey sono tutt’altro che neutrali: sono inseriti in un preciso filone culturale, oggi dominante, che affonda le sue radici nelle teorie economiche della Scuola di Chicago, da Milton Friedman (che nel 1970 sosteneva che l’unica responsabilità sociale dell’azienda è fare profitti) a Gary Becker (inventore del velenoso concetto di capitale umano): non a caso i Chicago Boys furono i consulenti economici del Cile di Pinochet, coi risultati ben noti.

Il problema centrale dell’analisi dell’economia mainstream di oggi è che non ha capito che lo Stato non è un’azienda: la logica della massimizzazione dei profitti (che per altro è alla base di una visione infantile dell’impresa, per usare le parole dell’economista Marco Vitale) non può essere il principio su cui si basa la guida di una democrazia.

La decisione di Mario Draghi di affidarsi a una società di consulenza privata americana per riscrivere il Recovery Plan non è una scelta tecnica, ma politica. Non è neutrale: è reazionaria, anti-democratica e anti-parlamentare. E per altro inefficace, perché guidata da ricette neoliberiste bollite che hanno dimostrato di andare nella direzione opposta a quella necessaria per cambiare economia, politica e società nel post-pandemia.

Che questo fosse il governo dei peggiori era ben noto. Ora sappiamo anche che le principali leve del cambiamento sono in mano a una banda di reazionari liberisti con una visione anti-parlamentare dello Stato

 

3 commenti su “McKinsey, Draghi getta la maschera”

  1. Sono tutte stupidaggini ideologiche. Ho lavorato per Mckinsey e so cosa dico. Numero 1: l’intervento in questione costa a tariffa almeno 1,5 milioni di euro, quindi viene praticamente regalato allo Stato Italiano. Numero 2: nessuna organizzazione al mondo, pubblica o privata, ha nei propri organici uno staff neanche lontanamente adeguato per affrontare un compito straordinario come un piano di investimenti sterminato come il Recovey Plan, l’organizzazione interna ministeriale non ce la farebbe mai, soprattutto entro il 30 aprile. Numero 3: McKinsey ha al proprio interno migliaia di consulenti tra i migliori al mondo che non solo hanno tutte le competenze ma anche accesso ai Recovery Plan di altri paesi. Numero 4: e’ gente che lavora 14 ore al giorno 7 giorni la settimana se necessario, consegneranno un lavoro perfetto in ogni virgola entro la scadenza, quale organo ministeriale ne sarebbe capace? Numero 5: il Recovery Plan sara’ fondamentale per il futuro dei nostri figli e dell’Italia tutta, non lasciamoci prendere da (sciocche) ragioni ideologiche!

    • Potrei cavarmela facilmente ricordando che nel lontano 1983 McKinsey fu così avveduta da sostenere che i telefoni cellulari sarebbero stati un mercato di nicchia (sic!). Invece mi pare più utile ricordare le analisi recenti (disastrose), come quella che ha contribuito ad alimentare l’epidemia di dipendenze da farmaci a base di oppioidi e per la quale è stata condannata a pagare 573 milioni a 49 stati americani.

      La letteratura sui loro disastri, tra libri e articoli, è vasta. Quanto al suo commento, intriso di ideologia marcatamente e ottusamente liberista, cosa devo dirle: è la prova che la base dell’articolo è più solida che mai (a partire dal fatto che ha iniziato con “stupidaggini ideologiche”, senza smentire di una virgola quanto scritto).

  2. Io non sono per nulla liberista, casomai liberaldemocratico di sinistra. Lei della cosiddetta sinistra semplicemente se ne infischia che l’Italia prenda oppure no i 223 miliardi di euro per rilanciare l’economia del paese che e’ ferma da 15 anni. La polemica contro McKinsey e’ un puro pretesto ideologico condito di fake news. Stia con i piedi per terra e pensi agli interessi del suo paese e a quello dei suoi figli. Questa e’ un’occasione che non si ripetera’.

Lascia un commento