#Fase3, è ora della co-gestione nelle imprese

Democratizing work, democratizzare il lavoro. E’ l’appello di 5mila tra economisti, ricercatori e docenti universitari, tra cui spicca il nome di Thomas Piketty, ai governi per il mondo post-covid19. Sfruttare cioè l’opportunità offerta della crisi per cambiare davvero e democratizzare il lavoro, demercificando le imprese.

L’invito è a ripensare il modello di governance dell’impresa, introducendo in ciascun Paese, a seconda delle sue peculiarità, dei modelli di co-gestione come già accade in Germania.

La Mitbestimmung tedesca

La Mitbestimmung è uno strumento di democrazia economica diffusosi in Germania già dal 1951. Questo sistema di co-gestione, sempre osteggiato dalla Confindustria tedesca, permette ai lavoratori di partecipare attivamente ai processi decisionali e ai risultati economici conseguiti.

In Germania, una volta soddisfatti i requisiti di dimensione dell’impresa, i lavoratori hanno il diritto di richiedere l’istituzione degli organi di co-gestione quali il consiglio di Sorveglianza e il Comitato Esecutivo. I lavoratori hanno il diritto di eleggere metà dei rappresentanti del Consiglio di Sorveglianza, mentre il Presidente e il restante 50% sono eletti dall’Assemblea degli azionisti.

Già nel 2012 il giornalista Enrico Grazzini, supportato da due studi condotti sull’impatto della partecipazione dei lavoratori all’amministrazione dell’impresa, aveva sottolineato che non solo la co-gestione non aveva effetti negativi sull’azienda e sull’economia, ma poteva dare anche un contributo essenziale all’occupazione e allo sviluppo sostenibile.

La democrazia economica in Italia

Il concetto di democrazia economica non è nuovo alla legge italiana. Infatti, la Costituzione, art. 46, sancisce:

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Varie sono state le iniziative parlamentari in favore della democrazia economica, ma nessuna è mai stata portata a compimento. Maurizio Castro (PDL), n. 803/2008, Tiziano Treu (PD), n. 964/2008, Anna Bonfrisco e Francesco Casoli (PDL), n. 1307/2009, Benedetto Adragna (PD), n. 1531/2009 unificati nella proposta di Pietro Ichino “Bozza provvisoria di testo unificato in materia di partecipazione dei lavoratori nell’impresa – con aggiornamenti al 26 ottobre 2009”. Infine, nel 2013, su iniziativa parlamentare di Maurizio Sacconi (PdL) fu redatta la “Delega al Governo in materia di informazione e consultazione dei lavoratori, nonché per la definizione di misure per la democrazia economica”, ma anche in questo caso non vi fu un seguito concreto.

Al momento, la co-gestione è stata introdotta nella legislazione in materia di impresa sociale. Infatti, il Decreto Legislativo 112/2017 include tra i requisiti necessari al fine di ottenere lo status di impresa sociale il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione dell’impresa.

Fattibilità politica: perché no?

Si pensi all’ex-ILVA di Taranto: se i lavoratori avessero avuto potere di controllo e co-gestione si sarebbe arrivati alla scelta obbligata e disumana tra salute e reddito? Si pensi al caso Whirpool: se i lavoratori avessero avuto maggiore potere di informazione si sarebbe potuto comprendere in anticipo che l’azienda non stava rispettando i patti così da agire tempestivamente?

Nel discorso tenuto il 3 giugno 2020 il Presidente del Consiglio ha sostenuto che “Questo governo ha il culto del principio costituzionale della libertà di impresa ma a me piacerebbe che chi ha responsabilità di una impresa possa ragionare e abbracciare delle prassi socialmente responsabili. C’è una responsabilità dell’impresa anche come istituzione e ciò appartiene alla migliore tradizione italiana: faccio un nome, Olivetti“.

Sperando che la strategia del Presidente del Consiglio non sia di chiedere un altro atto d’amore anche alle grandi imprese, soprattutto a quelle appartenenti ad investitori esteri o istituzionali (fondi finanziari per capirci), ecco che l’introduzione di strumenti di democrazia economica risponde pienamente all’impegno preso dal Governo. Tra l’altro, se ricordiamo il nome di Olivetti è proprio per l’eccezionalità dell’uomo. Non lo userei per rappresentare una categoria. Altrimenti lo stesso potrebbe essere fatto con i Riva dell’ILVA per argomentare in direzione opposta.

Le attività parlamentari sopracitate mostrano come proposte di introdurre la democrazia economica siano già state avanzate da partiti di maggioranza e opposizione. Alla luce di ciò e delle parole di Conte vale la pena chiedersi perché non si dovrebbe trovare un consenso parlamentare e governativo su questo tema.

Non stiamo forse parlando di una proposta atta a difendere la nostra forza lavoro da potenziali delocalizzazioni, investimenti esteri rapaci e strategie aziendali dannose nei confronti degli ecosistemi locali? Una forma di governance che lega le imprese ai territori in cui agiscono attraverso la forza lavoro locale?

About Francesco Pascolo

Check Also

Luci e ombre del Recovery Fund

Il Consiglio europeo ha varato il cosiddetto Recovery Fund ed è una buona notizia, ma tra le luci del provvedimento vi sono immancabilmente anche le ombre

Lascia un commento