#Ballottaggi: le donne a 5 stelle che cambiano il Movimento

I risultati elettorali della domenica scorsa hanno confermato quelle sensazioni che su questo blog avevamo già espresso: il M5S ha dimostrato di essere in grado di muovere i propri passi da solo, senza l’onnisciente zio Beppe, ma promuovendo una nuova classe di politici, giovani, appassionati e propositivi. Questo, come era facile prevedere, lo si è notato soprattutto a Roma e a Torino, dove le rispettive candidate, Virginia Raggi e Chiara Appendino, se la giocheranno fino all’ultimo voto al ballottaggio di domenica 19 giugno. Milano e Napoli, invece, non fanno testo: l’una perché troppo borghese e perché oggettivamente il Movimento non è pervenuto durante la campagna elettorale; l’altra perché è vittima di un sistema politico gravemente malato, nonché lasciato a se stesso da parte dei sonnecchianti partiti maggiormente rappresentativi, nessuno dei quali sembra prendere sul serio questo dramma; ma forse non c’è poi da stupirsi se, del resto, si continuano a fare spallucce sull’intera questione meridionale.

Bisogna, però, notare come in termini assoluti il M5S abbia notevolmente perso consensi rispetto alle elezioni europee del 2014; ciò si spiega in quella specificità che riveste le elezioni amministrative, nelle quali a fare la differenza è il volto del candidato sindaco e la lista di proposte concrete che si proclama, che prendono il posto dell’ideologia.

A Roma, Virginia Raggi ha nettamente staccato il principale competitor Roberto Giachetti, andando a razzolare voti soprattutto nelle periferie, nelle borgate dove è cresciuta e dove si nutre il malcontento dei più; diversamente, nel centro città, Giachetti ha decisamente ridotto il gap. Analizzando i dati, infatti, si può notare come il Partito Democratico, a dispetto delle previsioni, abbia resistito in quei municipi dove ha dimostrato di saper ben governare, grazie al lavoro di alcuni singoli, lontani dai riflettori. Al contrario, e in totale sintonia col comune sentire, il divario tra M5S e PD si fa netto per la corsa al campidoglio. Per quanto sia grossomodo vero, come ribadisce il segretario Renzi, che al ballottaggio si azzerano i punteggi, non si può negare che la Raggi parta favorita. Lasciando stare i voti, Virginia Raggi si sta presentando come la giovane appassionata che vuole risolvere i problemi della città con proposte pratiche e pochi slogan. Se non fosse per gli eccessivi richiami al popolo e ai cittadini, si stenterebbe quasi a credere che sia la candidata sindaco del M5S. Anche il sentore romano tende a sfumare nei suoi discorsi, mentre quelli di Giachetti ne sono intrisi; eppure, grazie al lavoro partito dalle periferie e all’attenzione nell’evitare atteggiamenti populisti, Virginia Raggi sembra indirizzata alla vittoria elettorale. Però, tranquilli: per quanto chiunque dotato di un minimo di onestà intellettuale si auguri che di qualunque colore sia il prossimo sindaco della Capitale effettivamente possa poi contribuire al rilancio della città, non si pensi, però, che siamo prossimi alla rivoluzione; certo, i giornali potranno dare sfogo alla propria fantasia, ma è evidente ormai come il voto verso il M5S, in particolare in questa tornata elettorale, non sia più caratterizzato da quel sentimento di protesta e di rifiuto come nel 2013 e nel 2014, bensì sia ormai un voto di fiducia per le proposte lanciate. A Roma non hanno votato la Raggi solo gli amici coatti della Taverna e di Di Battista, ma anche un elettorato medio, che magari ha rifiutato Marchini all’ultimo, visto l’endorsement del Cavaliere. E questa nuova prospettiva suscita ansie in coloro che, invece, vorrebbero una nascita di una generazione di sinistra con programmi costruttivi, mentre, invece, restano spettatori del solito teatrino.

A Torino, invece, il PD si presenta favorito al ballottaggio, nonostante l’irriducibile Fassino fosse quasi convinto dell’ipotesi di una vittoria al primo turno fino a qualche mese fa. Al di là dei giudizi su questi ultimi cinque anni di amministrazione, il cui bilancio, peraltro, è sostanzialmente positivo, è interessante discutere dell’outsider Chiara Appendino. Qualche settimana fa lo segnalavamo: attenzione che la bocconiana, figlia della borghesia torinese, non è una grillina qualunque e nel suo programma non ha la lotta alle scie chimiche sopra l’aeroporto di Caselle. Come la compagna Virginia Raggi, anche Chiara Appendino ha saputo far prevalere il tono pacato, il sorriso a piena dentatura e una mitragliata di proposte concrete. A differenza della collega romana, però, non ha bucato lo schermo, ma ha lavorato quartiere per quartiere, cercando consenso, dopo l’esperienza in consiglio comunale all’opposizione. Questo atteggiamento ha senz’altro carpito i voti della sinistra, da un lato divisa tra una serie di dinosauri bolscevichi, dall’altro sorprendentemente spenta, nonostante l’impegno di un personaggio torinese di spicco come Airaudo. Peraltro, bisogna anche sottolineare come sia la sinistra sia la Lega abbiano dichiarato di sostenere il M5S domenica 19 giugno.

Tuttavia, bisogna dire che Chiara Appendino partirà sfavorita al ballottaggio, nonostante, ad un recente consiglio comunale, il sindaco Fassino, dinanzi all’arringa della rivale, si sia lasciato andare ad una delle sue profezie autoavveranti: “io mi auguro che un giorno lei si segga su questa sedia e vediamo se sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di poter fare”. Piero, l’ultima volta non ha portato bene. E infatti, subito accortosi della gaffe gargantuesca, ha concluso con un sofferto “e comunque lo decideranno gli elettori”. Applausi a scena aperta.

Insomma, domenica 19 giugno la partita è sicuramente aperta, nonostante le varie supposizioni che si possono condurre. Resta da capire quanto queste elezioni amministrative possano rappresentare un test di fattibilità per un progetto politico di più ampio respiro sul piano nazionale. Per il M5S è l’unica prospettiva che ci si può sportivamente augurare, ma per il fantomatico centrosinistra è necessario un profondo ripensamento: della serie chi siamo e dove vogliamo andare.

79 commenti su “#Ballottaggi: le donne a 5 stelle che cambiano il Movimento”

  1. Sono belle, giovani e colte: che sarà mai provare a vedere cosa sanno fare? Chi si preoccupa troppo e prospetta situazioni catastrofiche desta sospetti su tanta preoccupazione: cosa avrà mai da nascondere alla collettività, da difendere con la bava alla bocca…….???

  2. Io le ho ascoltate, mi sembrano due poverette che ripetono a papagallo la lezione imparata. Quando fanno loro domande che non avevano previsto vanno in confusione. Se queste due cambiano il movimento lo cambieranno sicuramente in peggio. E io non voto da 3 votazioni e non amo Renzi. Raggi sulle Olimpiadi ha già cambiato parere 3 volte. Prima ice quello che pens lei, poi dice quello che le suggerisce Di Maio poi ancora quello che dice Di battista. Si decidesse.

    • Non per far fare il guasta feste ma divento una bestia sentento queste cose! Una persona che non vota da tre votazioni e viene a parlare di politica proprio qui! Non credo questo rispecchi la morale politica, anche se preferirei dire la filosofia di vita, di questa pagina.

    • Ah, alora secondo te i corrispondenti esteri, che non votano in Italia, non hanno diritto ad esprimere un parere sulla politica Italiana. Io non vado in besti per qusto tuo commento, lo trovo semplicemente inutile. Forse chi non vota lo fa proprio perchè, interessandosi alla politica, giudica che nessun politico al momento è all’altezza del compito che si è preso. E’ una forma di protesta senza essere: volgari, violenti, prepotenti, straffottenti, come invece qualcuno il che vuole solo voti, per avere potere, ma non vuole assolutamente govrnae il paese. Tu si che sei un democratico. Buona giornata.

    • Aggiungo. Tempo fa in una trasmissione il cui presentatore era, è chiaramente grillino ha dato la parola ad un bambino 14enne. Questo ragazzino, naturalemte istruito dai genitori, ha straparlato bene di Grillo e i 5 Stelle. Applausi a scena aperta, tutti i grillini a dire “bravo lui si che capisce le cose etc etc” allora un bambino di 14 anni anche se non vota può parlare di politica?

    • Penso sia legittimo non votare (anche se non lo condivido) e parlare comunque di politica, ma il paragone con il ragazzino non regge: lui non vota appunto perché ha quattordici anni e quindi non può votare…

    • Appunto. Pur NON potendo VOTARE ha espresso un suo parere politico, e non in privato, ma in una trasmissione vista da molti e nessuno gli ha detto,”zitto perchè tu tanto NON puoi votare e il tuo parere non conta”!.

  3. Eh noo facile liquidare il voto di Napoli e Milano così !!!! a Napoli De Magistris ha vinto proprio perché contrario al sistema politico malato tanto da non avere l’appoggio di nessuno dei partiti maggiori … Ha portato avanti temi cari ai 5 stelle , eppure lo hanno snobbato !!! La politica democratica non è snobismo ma dialogo e confronto per raggiungere obiettivi comuni!!

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